I drammi della fame e dell’Aids nel mondo
Allarmanti i numeri relativi sempre in aumento. Lo sperpero di denaro della Fao ed il rifiuto di una sessualita responsabile

A seguire le cronache quotidiane, si ha l’impressione di vivere in un mondo barbaro dove etica e senso civico cedono il passo a violenze, stupri, omicidi, corruzione, atti di terrorismo, gossip, abuso di droghe ed alcool, discriminazioni. Se cio non bastasse a demoralizzare, ecco che arrivano notizie allarmanti sulla diffusione, nel mondo, della mortalita a causa della fame, che ormai colpisce un miliardo di persone, 100 milioni in piu rispetto al 2008; e sull’espansione dell’Aids, di cui sono oggi vittime 33,4 milioni di persone, contro i 33,2 milioni del 2007.
Due drammi da affrontare seriamente e senza pregiudizi. Come quello che ipotizza nella distribuzione di preservativi il calo dei sieropositivi. Se ne registrano, invece, sempre di piu, 6800 al giorno, il 96% dei quali nel Sud del pianeta; contraggono la malattia soprattutto le donne (50% circa), poi i ragazzi sopra i 15 anni (40%) e i bambini (17%). Certo, negli ultimi 5 anni i decessi sono calati del 10%, anche grazie alla maggiore disponibilita di farmaci inibitori o curativi e all’aumento di persone che possono usufruirne; ma e ancora il quarto morbo nel mondo (nel 2009, 2 milioni di decessi, malgrado nel 2008 siano stati segnalati 400mila contagi in meno) e la prima causa di morte nel continente africano, con conseguenti problemi sociali ed economici.
I due terzi (67%) di tutte le persone affette dall’HIV si trovano in Africa, in particolare nello Stato della Guinea Bissau, dove sono orfani 13 milioni di bambini; e dove meno del 10% delle donne sieropositive ed incinte ha accesso ai servizi di prevenzione e cura, quindi alla non trasmissione dell’Aids al feto; qui, infatti, la mortalita nel primo anno di vita e del 10,9%, e i minori malati  sono piu di 2,7 milioni. Ad aggravare ulteriormente la situazione concorrono la non conoscenza della malattia e le modalita di trasmissione, la scarsa preparazione dei medici locali e l’impossibilita di una diagnosi tempestiva.
Certo, l’'impegno degli ultimi anni per garantire i farmaci sta dando i suoi frutti. Ma non basta, se, per ogni 2 pazienti in cura, se ne ammalano 5, nonostante la distribuzione di preservativi. Che non servono a risolvere il problema, come qualcuno continua a credere. Il virus non si ferma con il contraccettivo: a dirlo, non sono solo i Vescovi durante il Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar, in vista della “Giornata mondiale dell’Aids (1° dicembre); e neppure il tanto contestato Pontefice quando si espresse, a marzo scorso, nello stesso modo. E’ affermazione dettata da esperienza e da raziocinio, e confermata da scienziati e professori: l’uso dei profilattici ha portato le persone ad avere meno paura, quindi ad uno scarso controllo. Senza contare che essi necessitano di una temperatura esterna non troppo alta, di acqua per lavarsi e di poca polvere per non rompersi (e in Africa fa caldo, poche case hanno il rubinetto, la sabbia abbonda).  
In Uganda, Paese dove dal 1986 era morto quasi un milione di persone ed infettate 2 milioni, dal 1980 vive il dottor Filippo Ciancia, rappresentante regionale dell’ong italiana Avsi, che ha dimostrato quanto sia efficace la dottrina cattolica per combattere l’Aids, diminuito solo nei Paesi nei quali si e riusciti a mo­dificare i comportamenti sessuali e gli stili di vita delle persone, mediante un’educazione che coinvolge famiglie, donne e scuole. Qui, negli anni 90, l’ex presidente Yoweri Kaguta Museveni promosse una campagna educativa basata su astinenza dai rapporti facili e fedelta di coppia. Il che ha permesso di passare dal 21% di popolazione infetta al 6,4% di oggi. Dice Ciancia: “Lo abbiamo fatto senza distribuire preservativi a tutti, ma educando le persone”. Costo del lavoro per modificare gli stili di vi­ta: 23 centesimi di dollaro a testa.
Procedura impossibile nel mondo laico occidentale ove la liberta sessuale impera: non e un caso se, nell’America del Sud, tra il 2007 e il 2008, la distribuzione di farmaci antiretrovirali, al fine di prevenire la trasmissione madre-figlio, e cresciuta dal 42% al 54%; se in Europa si e registrato un incremento del 57% di malati; se in Svizzera, ove si contano 25.000 persone sieropositive, in un anno se ne sono contagiate 700. Se continua cosi, nel Terzo Mondo e in Occidente, nel 2031 occorreranno 1,8 miliardi di dollari in medicine ed un altro miliardo e mezzo per la prevenzione del contagio madre-figlio.
Ai quali si devono aggiungere quelli che servono per ridurre la fame. Che, ogni 6 secondi, fa morire un bambino; che continua a diffondersi ed ormai colpisce un miliardo di persone, 100 milioni in piu rispetto al 2008, picco storico denunciato dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, durante il recente Vertice tenutosi a Roma. Incremento dovuto alla crisi economica che ha aumentato la disoccupazione; anche al fatto che, spesso, i soldi elargiti finiscono nelle tasche di dittatori spregiudicati e corrotti, o alimentano la tendenza al dolce far nulla in attesa della manna internazionale; ma pure allo sperpero dei fondi da parte della Fao stessa che, dei 930 milioni di dollari ricevuti dai 191 Paesi membri, piu gli 800 pervenuti da donazioni private, ha destinato agli “affamati” del Terzo Mondo solo 248 milioni, cioe il 27%, il resto andando in stipendi della faraonica organizzazione o in spese burocratiche.
Non a caso, Benedetto XVI nel suo intervento ha condannato il lusso, il consumismo e le speculazioni dei Paesi ricchi, sottolineando che il cibo e un diritto di tutti e che “la fame e il segno piu crudele e concreto della poverta. Non e possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori”. A buon intenditor, poche ma sagge parole!
Egidio Todeschini, 29.11.2009