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I figli non basta metterli al mondo Aumentano le coppie di fatto ma anche la criminalità adolescenziale e l’uso di droghe. I pericoli della dissacrazione della famiglia
Si sa che i sondaggi vanno presi con le pinze, non fosse altro perché elaborati su “campioni” non sempre veramente rappresentativi. Si sa pure che anche le indagini statistiche hanno un margine di errore, in più o in meno, dovuto a fattori tecnici legati al metodo di rilevazione, alla “sincerità” di chi risponde, all’inevitabile interpretazione personale del quesito cui rispondere. Ma, sia pure dando loro un valore puramente indicativo, le ultime ricerche, effettuate in Europa o in Italia su alcuni aspetti della vita sociale, lasciano alquanto perplessi. E sarebbe più esatto dire sconfortati. Perché indicano un’evoluzione della cosiddetta “società civile” continentale decisamente preoccupante. E ben poco cristiana. La più recente è del 26 ottobre scorso. Eseguita dall’Eurostat sulla natalità nell’Unione Europea, ne rileva nel 2004 un notevole incremento, soprattutto in Irlanda, Spagna e nell’isola di Cipro; qualcosa come 2 milioni trecentomila neonati in più rispetto all’anno precedente, anche se prevalentemente figli di immigrati. Ma rivela pure che solo il 31,6% - nel 1980 erano il 91%! - di essi può vantare genitori regolarmente sposati. Non si specifica, invece, quanti di essi abbiano almeno accanto a sé padre e madre o se vivono la loro infanzia con un solo genitore. L’Italia, con il suo 14,9% di bambini nati fuori dal matrimonio è, per fortuna, in fondo alla classica, terzultima dopo la Grecia (4,9%) e Cipro (3,3%), ma ben lontana dai valori registrati nel Nord Europa, con punte che superano il 55% in Estonia e in Svezia. Ma anche in Italia, come altrove, aumentano le coppie di fatto ed i divorzi; aumenta l’uso delle droghe mentre diminuisce l’età in cui s’incomincia ad assumerle; aumenta il tasso di criminalità giovanile che, anche in tal caso, vede sempre più coinvolti gli adolescenti. E possiamo aggiungervi anche un quarto problema rilevato qualche mese fa, quello dell’aumento di casi di anoressia o bulimia, che vanno di pari passo con l’incremento di disturbi psichici registrati fin dalla più giovane età. Sarebbe da incoscienti non volerne cogliere il nesso che collega tali fenomeni: sarà anche sintomo di progresso, di laicità (o di laicismo?) e di libertà il rinunciare al fatidico “sì” pronunciato davanti al parroco o al sindaco; sarà anche sinonimo di modernità e di uguaglianza tra i sessi la procreazione fuori dal vincolo matrimoniale; sarà anche la necessità economica a spingere tante “mamme” a cercarsi un impiego o a mantenere il lavoro preesistente; oppure frutto di un’antica mentalità la scarsa partecipazione maschile alla gestione dei figli e della casa. Ma è indubbio che, a stare ai dati statistici, tutto ciò influisce sulla psiche dei figli, specialmente se ”unici”, quindi più facilmente “a rischio”, perché spesso viziati e sempre privi dell’educazione alla socializzazione che inizia in famiglia nel rapporto con i fratelli. Ne consegue che i giovani finiscono con il mascherare nel conformismo, nel paradiso artificiale della “sniffata”, nelle gang banditesche la mancanza di sicurezza interiore, di maturità, di autonomia di comportamento che non acquisiscono più in famiglia. Intendiamoci, non sono solo le mutate abitudini familiari, in Italia e all’estero, a generare nei giovani scompensi psicologici o comportamenti conformistici e spesso irresponsabili. Se da una parte è venuto meno, o comunque si è ridotto, il ruolo educativo della scuola, dall’altra si è aggiunta l’influenza negativa della televisione, della cinematografia, della moda, del benessere generalizzato che ha spinto al massimo il consumismo. Specialmente di prodotti superflui. Né manca, a completare il quadro e a peggiorare la situazione, quella sfiducia nel futuro che le cronache quotidiane, le incoerenze e le contraddizioni dell’informazione, i pregiudizi dilaganti, le incertezze politiche ed i rischi impellenti alimentano. Aggiungiamoci il buonismo e quel cancro della società moderna mimetizzato sotto il nome di relativismo, e non ci sarà difficile comprendere perché i giovani di oggi riescano a trovare un rimedio alla noia e al malessere solo annullandosi nell’appiattimento più pedissequo alle leggi della moda, oppure improvvisando “bravate” che spesso rasentano il crimine, quando non lo centrano, o rifugiandosi nel “nulla” euforico della droga. Non c’è di che rallegrarsi. E’ fenomeno che dovrebbe far riflettere sull’opportunità della recente proposta di riconoscere giuridicamente le coppie di fatto. E bisognerebbe anche chiedersi se e in che misura sia responsabile di tale decadenza giovanile quello spirito eccessivamente “laico”, o piuttosto laicista, che ha deformato – o tende a deformare – il concetto di libera Chiesa in libero Stato, relegando la religione a fatto puramente privato. E’ vero, come ricorda il Santo Padre, che i figli sono le fondamenta del futuro, ma non basta metterli al mondo. Ed è vero che lo Stato deve occuparsi e preoccuparsi di agevolare la vita delle famiglie, ma non basta elargire denaro per raggiungere lo scopo. Occorre invece contrastare, con la trasmissione di valori etici e con un’educazione al tempo stesso amorevole e severa, lo smarrimento della gioventù odierna nei vicoli della delinquenza, dell’irresponsabilità, della socializzazione vissuta come conformismo integrale, della pigrizia mentale e della passeggera ebbrezza trovata negli stupefacenti. Pena la perdita della nostra identità etnica e culturale. Egidio Todeschini
4.11. |