Le Europee, queste sconosciute

A giugno si vota per il Parlamento di Strasburgo. Tante le liste, moltissimi i candidati, sconosciuti i programmi

    Sicuramente qualche Italiano residente nella Confederazione, ricevendo dal proprio Comune la cartolina-invito per le prossime votazioni, si sarà stupito. Ma come, si sarà chiesto, non abbiamo finalmente ottenuto il diritto di voto all’estero? Perché devo andare in Italia? Domande legittime e tuttavia, nella fattispecie, errate: il 12 (dalle 15 alle 22) e il 13 giugno (dalle 7 alle 22) c’è in ballo il rinnovo dell’Europarlamento di Strasburgo e, in qualche Provincia e in molti Comuni, quello degli Enti locali. Votazioni amministrative, dunque, per le quali il voto all’estero non è previsto e votazioni europee, che richiedono la residenza in uno dei Paesi dell’Unione. Ovvio che, essendo obbligati a rientrare in Italia per porre la nostra scheda nell’urna, ci sono concesse tutte le agevolazioni economiche del caso, viaggio gratuito, tariffe aeree ridotte e quant’altro.
  Una seccatura in più, rispetto ai nostri connazionali rimasti in Patria, in parte compensata però dal miglior clima mediatico di cui godiamo in Svizzera.  Nello Stivale, invece, si respira l’aria rovente della campagna elettorale. Quanto mai esasperata visto che le vicende internazionali, Iraq in testa, e la congiuntura economica negativa danno – o fanno dare – all’appuntamento elettorale il valore di confronto tra maggioranza ed opposizione, quasi si trattasse di elezioni politiche.
  In effetti, la battaglia è notevolmente infuocata sia tra le due coalizioni, sia all’interno di esse. Il sistema elettorale per le Europee, un proporzionale senza sbarramento, alimenta in ogni partito la voglia di una “conta” che dia maggior peso, quindi più potere decisionale. O solo più “poltrone”. D’altra parte, a livello di “poli”, ci si augura: nella maggioranza, un consolidamento dei suffragi; nell’opposizione, addirittura un sorpasso per puntare sulla caduta del Governo, quindi della Legislatura.
  Si spiegano così il ripetersi quotidiano dei sondaggi, che ciascuno tende ad interpretare in funzione del proprio orientamento, ed il tenore delle “Tribune politiche” nelle quali si discute – e si litiga – soprattutto (direi esclusivamente) su problemi di politica nazionale, snocciolati, per tirar l’acqua al proprio mulino, a mo’ di rosario e spesso farciti di poche verità e di tante bugie. Il tutto, sovente, intercalato da frasi insolenti e da giudizi pesanti. La stampa scritta non è da meno e non c’è opinionista che rinunci a bersagliare la parte avversaria e ad esaltare la propria.
  All’atto pratico, gli Italiani sanno ben poco, a parte – ma non è detto – i simboli delle infinite liste e i nomi dei moltissimi candidati. Oh, sì, magari hanno letto che solo da noi si contano, tra gli eleggibili, personaggi del mondo televisivo, sportivo o dello spettacolo, mentre in Francia, per esempio, si privilegiano i liberi professionisti ed altrove i “tecnici”. E forse hanno anche appurato che, tra i 25 Paesi dell’Unione, il nostro è quello che paga con più generosità i propri rappresentanti a Strasburgo ( la Spagna è fanalino di coda!). E probabilmente avranno saputo che siamo i soli ad applicare il proporzionale cosiddetto puro. Presumibilmente, avranno pure avuto modo di apprendere quanto sia alto il tasso di assenteismo degli eurodeputati, con un’Italia, ancora una volta, nei primi ranghi della classifica. Per il resto, nebbia fitta.
  Li senti parlare, candidati vari e politici, e la solfa è sempre la stessa: cosa si è fatto o non si è fatto in Italia in questi tre anni di Legislatura. Sul programma che ogni partito e ciascun eletto intenderanno svolgere in Europa, invece, neanche una parola. Neanche una presa di posizione nei confronti della futura Costituzione europea – quando ci sarà. E per ora anche la presidenza irlandese si chiude con un nulla di fatto - giusto per sapere se e chi è d’accordo - per esempio, sull’inserimento, nel preambolo, del richiamo alle radici cristiane del nostro Continente o sull’opportunità del referendum confermativo della Costituzione stessa.
  Certo, sappiamo che il centro-sinistra italiano parteggia per un ritiro immediato del nostro esercito da Nassiriya, ma che attitudine prenderà poi il “centro” quando agirà come Partito Popolare Europeo nel quale non c’è più Aznar ma ci sono ancora Forza Italia e l’Udc? E in quale schieramento entrerà il famoso “Triciclo” a guida prodiana, con i Ds nello Pse o con la “Margherita” nel Ppe? E che posizione prenderanno, i singoli partiti della maggioranza, che per l’Italia pongono condizioni, quando, anche a livello continentale si discuterà di tasse, per uniformarle ai livelli bassi di alcuni Paesi, Polonia in testa, o livellarle sullo standard generale, come vorrebbero Francia e Germania?
  Sì, è vero, il Parlamento europeo più di tanto non può fare, non avendo poteri legislativi propriamente detti. Però, se esiste, avrà pure un suo ruolo! Peccato che il cittadino comune normalmente non ne è al corrente. Così come non sa che a Strasburgo anche la sinistra ha votato a favore della divisione delle carriere dei Magistrati, mentre in Italia appoggia i togati che scioperano. E forse non è neppure informato sul fatto che, a dispetto delle previsioni, gli intoppi che limitano la firma della Costituzione europea sono, nel frattempo, aumentati, non diminuiti.
  Un recentissimo sondaggio, fatto eseguire dalla Commissione Europea, ha messo in evidenza un dato, se non traumatico, quanto meno non trascurabile: che l’euroscetticismo va estendendosi. In Italia come altrove. Stando così le cose, non c’è da stupirsene. Ma la campagna elettorale che Lorsignori stanno mettendo in atto non aiuta certo a ridar fiducia alla gente.

Egidio Todeschini

                                                                                                                                                                                                  2.6.2004