Le utopie umane e la speranza del Papa

Il messaggio della seconda enciclica di Benedetto XVI. Non è la scienza che redime l’uomo

 

 

Alcuni lettori, direttamente o indirettamente, mi rimproverano: i miei articoli, a loro giudizio, sarebbero troppo improntati ad un pessimismo di fondo, ad una continua critica dell’attuale vita sociale, politica e culturale d’Italia, ad un costante puntare il dito sulla mancanza di senso civico, sugli scandali, la criminalità, le infinite polemiche che l’affliggono. Hanno così l’impressione che io non ami più il mio Paese nei confronti del quale avrei perso ogni speranza.

Sbagliano. Certo, mi deprime a volte seguire la cronaca, ma proprio perché è la mia Patria, ritengo giusto biasimarne la tendenza a scivolare verso un modo di vivere che ha poco dell’autentico cittadino e del vero cristiano. Rilevandone pecche ed errori e suggerendo regole e valori, penso di manifestare interesse al mio Paese. Sono convinto, inoltre, che chi “ama” sente il bisogno di correggere e che “educare” significa anche rimproverare, se necessario.

Oggi è necessario ed io, nel mio piccolo, ci tento. La crisi della società italica - ma non solo - è determinata dal fatto che viviamo in un‘epoca sempre meno cristiana, in cui si tende a credere negli "dei falsi e bugiardi” del denaro, del sesso, della carriera, del potere; ad elevare a traguardo irrinunciabile il piacere, le libertà, il protagonismo, finendo però con il vivere una vita superficiale, immersa nelle occupazioni quotidiane e persa dietro miraggi da raggiungere. Soggiogata anche da un conformismo culturale che idealizza troppo il presente ma perde la speranza nel futuro.

Dal trono di Pietro, Benedetto XVI parla con ben più autorità e con la sua seconda enciclica “Spe salvi” (Salvati dalla speranza), ci esorta a credere che solo la fede in Cristo, spalanca all'uomo rassegnato e stanco “le porte scure del tempo”.

Non ho ancora avuto il tempo di leggerla, benché ne abbia trovato il testo su Internet. Ne ho però apprezzato, grazie ad alcuni commenti firmati da illustri prelati, come i cardinali Georges Cottier e Vanhoye, lo spirito, la forza illuminante e l’evidente amore del pastore per il suo gregge. Ne hanno parlato positivamente anche alcuni quotidiani nazionali, benché non sempre nelle prime pagine! Qualcuno, invece, ha criticato: tra gli altri, Eugenio Scalfari, su Repubblica, il quale si stupisce “che un'enciclica elenchi fin dal titolo i suoi destinatari. Tra di essi non sono indicati i seguaci delle altre confessioni cristiane, per non parlare dei fedeli di altre religioni. Solo vescovi, sacerdoti, fedeli cattolici. Eppure si parla della speranza. Quella parola dovrebbe comunicare la massima apertura verso tutti i punti cardinali dell'orizzonte spirituale”.

Non ha capito granché, il giornalista. Prima di tutto, il Pontefice parla ai “fedeli laici” di “speranza cristiana”, cioè in Cristo, non escludendo affatto Protestanti o Ortodossi (anzi, in segno di ecumenica “speranza” di riunificazione delle diverse Confessioni, ha firmato la sua lettera il 30 novembre, festa di Sant’Andrea, fratello di Pietro e patrono della Chiesa Ortodossa). Ma che significato avrebbe parlare di Dio fatto uomo a chi aspetta ancora il Messia o non crede nella Sua esistenza divina e terrena? O a chi considera Gesù solo un “profeta”, come l’Islam che ha sì fede in un unico Dio ed ama, dice, il prossimo, però oggi predica e pratica il terrorismo, con il quale, di conseguenza, “non è possibile alcun dialogo”?

Scalfari però non è d’accordo e coglie al volo l’occasione per protestare contro il Papa che emana “l'ennesima condanna (stavolta senza appello)… contro l'illuminismo, il relativismo, il marxismo… Al quale il relativismo non piace ed è comprensibile in chi amministra la verità assoluta (la sua). Non c'è niente da dire su questo punto. Certo, anche la Chiesa cambia spesso di opinione su fatti, peccati e peccatori. E' umano. A rileggere la sua storia ci si accorge che è anch'essa immersa nel relativismo. Anche questo è umano. Perciò "Unicuique suum" (A ciascuno il suo. NdR).  

E’ il caso di ribattere che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire o  peggior filosofo di chi non vuol ragionare. Certo, nei secoli passati Papi e porporati hanno commesso errori e trasgressioni (non per nulla Dante ne infila qualcuno all’Inferno). Ma la Chiesa è stata capace di riconoscere le proprie colpe e chiederne pubblicamente perdono, proprio perché rafforzata ed illuminata dalla “speranza” in Cristo. Errare è umano, ciò che è diabolico è il perseverare o fingere di non capire.

Benedetto XI invita l'uomo contemporaneo a sperare proprio per uscire dal peccato e dall’incertezza. E a farlo nel modo giusto, perché “non è la scienza che redime l'uomo, l'uomo è redento mediante l'amore". Non è insegnamento da poco, in un'epoca dominata dalla fiducia in quel “progresso tecnico scientifico, da cui - si ritiene - potrà emergere il regno dell'uomo". Una convinzione che nasce, sottolinea il Papa, dall’influenza dell’illuminismo e del marxismo, “le due grandi speranze moderne dell'uomo che si sono contrapposte alla visione cristiana, hanno cioè relegato Cristo e la fede in un ambito individuale affinché il campo della storia fosse governato solo dall'uomo e dai suoi disegni di felicità”. Due utopie: la prima ha sottomesso la Fede alla Ragione; la seconda ha lasciato "dietro di sé una distruzione desolante, perché ha dimenticato l'uomo e la sua libertà".

A queste si assomma il “relativismo morale”, che rifiuta di riconoscere la centralità della “legge morale naturale e la difesa della dignità dell'uomo”. Con tutti gli “amari risultati” che ne conseguono: le brutture del mondo moderno e gli incredibili fatti di cronaca con i quali siamo confrontati ogni giorno e che ci scoraggiano. Sono le abiezioni di chi è senza speranza, confonde i concetti di libertà e licenza e reclama solo diritti; di chi punta sul piacere del momento o si abbandona a sentimenti transitori a scapito di quelli duraturi; di chi commette crimini in nome del dio denaro, per vendetta o debolezza carnale; di chi si abbandona al potere dell’ideologia e delle false credenze. Per questo il Papa ci invita a ritrovare la retta via del Signore.

           Egidio Todeschini

8.12.2007