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Le due anime dei cattolici in politica L’evoluzione dei tempi e della cultura. L’emergere di nuove tematiche politiche. I fattori che rendono difficile l’armonia nel centrosinistra Ad un mese di distanza dalla nascita del Governo Prodi, tra i tanti argomenti politici e di scandali giudiziari sui quali l’Italia polemizza, due colpiscono in modo particolare: da una parte, l’immagine litigiosa che il nuovo Esecutivo dà di sé; dall’altra le perduranti discussioni sul nascituro “Partito democratico” che dovrebbe fondere, per consolidare il bipolarismo, le forze “moderate” del centrosinistra, come dire gli ex democristiani della Margherita ed i diessini. In effetti, nonostante la raccomandazione del Primo Ministro, i 102 membri che intasano i ministeri parlano ed agiscono talmente a ruota libera e ciascuno secondo il proprio punto di vista da far pensare che, a reggere le sorti dell’Italia, ci sia una coalizione che non conosce il motto “Uno per tutti, tutti per uno” e forse ha lacune anche sui concetti di “interesse nazionale”. Non stupisce, quindi, appurare che al rilancio, periodico ed ormai decennale, dell’ipotesi di fusione in un unico partito, gli incerti e condizionanti “ni” siano sempre più numerosi dei “sì”; e che le minacce di scissioni prevalgano sulle adesioni. Certo, ad alimentare tante perplessità ci sono i motivi di sempre che rendono incerta l’unione in una sola sigla, se non di tutti, almeno di una parte dei simboli della Casa delle Libertà: la paura di far perdere “visibilità”, quindi potere decisionale, al proprio partito; la differente visione politica di ciascun gruppo politico; le diverse origini e tradizioni storiche di ognuno di essi; i malcelati antagonismi tra i tanti leader; le incertezze sul come i propri elettori possono reagire, e via elencando. Ci sono però, ad incidere più sul centrosinistra che sul centrodestra, due fattori nuovi, determinati dall’evoluzione dei tempi e della mentalità corrente, nonché dalla globalizzazione e, nel nostro Continente, dalla presenza dell’Unione Europea: il mutamento radicale della società, ormai relativamente benestante, che ha messo fine allo scontro tra capitale e lavoro; il sorgere ed il radicalizzarsi del relativismo, cioè di quella tendenza a pensare che tutto ciò che piace sia lecito e che ogni desiderio sia diritto. Se la diffusione del benessere ha parzialmente vanificato il concetto di “classe” da difendere, a togliere forza all’ideologia classista intervengono ormai le decisioni economico-finanziarie prese a Bruxelles. Di fatto, si è dovuto in parte accettare, sia pure controvoglia, la svolta liberista imposta dagli elevati costi dello “Stato assistenziale”. Non solo: oggi i Governi nazionali devono affrontare questioni ben più aleatorie: la competizione, anzi la concorrenza di nuovi mercati, Cina ed India per esempio; le ondate migratorie; il calo demografico; il terrorismo islamico; l’aumento della microcriminalità. Tutte problematiche che prescindono dalla tradizionale antitesi capitale/lavoro. In tale vuoto creato dal mutamento del quadro socio-economico, s’inseriscono a ritmo vertiginoso tematiche ambientali (in particolare la realizzazione di nuove infrastrutture, quali la Tav, il Ponte sullo Stretto di Messina o il Mose veneziano), riformistiche (Costituzione, Giustizia o altro) ed etiche, in parte incrementate e supportate dai continui progressi della scienza: eutanasia, fecondazione assistita, uso degli embrioni, allargamento del concetto di famiglia alle coppie di fatto o, addirittura, omosessuali. Questo il secondo fattore che inficia l’armonia tra i diversi partiti del centrosinistra. Elementi che dovrebbero fare emergere le differenze tra le due anime, cattolica e socialdemocratica, e metterne in evidenza l’incompatibilità. Dovrebbero cioè convincere i centristi cattolici, in particolare i cosiddetti “dossettiani”, altrimenti definiti “cattocomunisti”, a ravvedersi. Nei decenni precedenti era comprensibile che, pur condannando l’ateismo e le violenze dei marxisti e magari sperando di cristianizzarli, ne condividessero la propulsione alla solidarietà, la concezione statalista della politica, lo slancio universale, il freno all’individualismo, la diffidenza nei confronti della borghesia, lo sfoggio, magari a volte ipocrita, del perbenismo. Puntavano, il Pci e la corrente dossettiana, più sul concetto di “giustizia sociale” che non su quello di “libertà” e ciò dava loro la possibilità d’intendersi e di cercare di raggiungere insieme l’obiettivo prefissato. Lo stesso che spinge ancora oggi una parte del clero e anche delle gerarchie ecclesiastiche a diffidare del centrodestra. Oggi, però, la sinistra, quanto meno quella diessina, è cambiata, non diffida più dell’individualismo, anzi tende a riconoscere, alla singola persona, il diritto di fare ciò che vuole, purché non danneggi il prossimo e, allo Stato, un compito meno invadente. Se una volta era possibile, almeno in teoria, l’incontro tra due culture popolari che tendevano, sia pure per “fede” diversa, allo stesso scopo, la lotta contro la miseria e la distribuzione della ricchezza, ora, venuto meno o, comunque, affievolito il fattore economico, si rende più manifesto il dissidio sui Valori universali, giustamente difesi dalla Chiesa. Tuttavia assistiamo alla trasformazione del “compromesso storico” tra i democristiani e i comunisti della Prima Repubblica nell’alleanza politica che ha vinto le elezioni. E al paradosso che ne segue: il centrodestra, più vicino alle posizioni etiche del Vaticano, è sostenuto da chi è cattolicamente meno impegnato, forse anche meno praticante, al punto da restare indifferente al fatto che i suoi leader principali, Berlusconi, Fini e Casini, siano divorziati e risposati. Invece, favorevoli al centrosinistra, benché a volte alcuni suoi esponenti non disdegnino di assumere atteggiamenti decisamente anticlericali, troviamo fior di cattolici, compresi sacerdoti e monsignori. Forse perché il tema più sbandierato dall’attuale maggioranza è rimasto, nonostante l’evoluzione economica, quello della giustizia sociale, della condanna della ricchezza e del capitalismo, dell’aiuto statale, del pacifismo ad oltranza, anche se spesso unilaterale. Può darsi che riusciranno anche a farlo, il famoso partito unico, magari a costo di dover accettare qualche scissione. Ma c’è da chiedersi se esso sarà veramente in grado di cogliere la differenza tra libertà e licenza. Tra diritti legittimi e semplici voglie. Tra Valori eterni e mode passeggere. Tra vera Giustizia e tendenza al parassitismo. Egidio Todeschini |