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Cronache di straordinaria follia
Caino
vive ancora. Delitti in famiglia e statistiche che fotografano
la società. La relazione tra costumi sociali e scristianizzazione
Non
so se novembre sia il mese delle statistiche. Sta di fatto che da
qualche giorno ne troviamo una dopo l’altra sui quotidiani nazionali o
nelle trasmissioni televisive. Qualcuna ha sapore più prettamente
politico e, forse per questo, offrono risultati spesso difformi. Altre,
più compatibili tra loro, vertono su temi più
squisitamente sociali: dall’incremento di divorzi alla precoci
esperienze sessuali dei giovani; dal crollo della pratica religiosa
all’aumento dei crimini tra familiari.
C’è ben poco da rallegrarsi. Leggo, per esempio, che in
Italia la vita coniugale regge in media 36 mesi: trattandosi, appunto,
di un valore medio, possiamo dedurne che essa può durare anche
meno dei già pochissimi tre anni. Ne trovo conferma alla
televisione da cui vengo a sapere che non aumentano solo i fallimenti
matrimoniali, ma anche i “sì” pronunciati solo davanti al
sindaco e le coppie di fatto. In Italia e nel mondo occidentale. Da ciò
si deduce che il sacramento ha perso valore, è diventato un
contratto qualsiasi, da stipulare ed annullare a piacimento.
Un’altra statistica nazionale m’informa che, mediamente, le
ragazzine fanno la loro prima esperienza sessuale tra i 15 e i 16 anni.
Siamo ancora di fronte ad un valore medio, il che significa che qualcuna
scopre “l’amore” ben prima del quindicesimo compleanno. Sono
tentato di non crederci. Però, dal “Rapporto sui comportamenti
sociali” dell’Istituto superiore di Sanità, apprendo che, su
30.000 studenti tra i 14 ed i 19 anni, intervistati in 300 scuole, il
30% dichiara di avere già un “partner stabile”; il 3% vive
“un rapporto di coppia” al quale, però, dà un valore
di “sperimentazione”; il 12% è già “deluso” per
precedenti intimità mal riuscite. Mi rassegno dolorosamente
all’evidenza.
Altra statistica ed altro punto dolente: cala la frequenza
domenicale alla Messa. Sempre in Italia si è passati, dal 1985 ad
oggi, da uno scarso 35,7% ad un misero 29,3%. Di pari passo però
aumenta la fantasia dei parroci che, per riempire le chiese, ne
inventano di tutte: c’è chi ha aggiornato il saluto finale
della funzione religiosa “
la Messa
è finita, andate in pace” con un caloroso invito a “prendere
l’aperitivo offerto nell’oratorio”; c’è chi trasforma la
sacrestia in “nido d’infanzia” affidato a volontari, per evitare
la scusa ricorrente delle giovani coppie con prole rumorosa.
Qualcuno va oltre: sostituisce alcuni canti sacri con pezzi di
repertorio di Vasco Rossi o altri cantanti di moda; c’è chi
arriva, pur di attirare i giovani, a convertire la chiesa in sala da
ballo, dalle 22 all’una di notte. Magari improvvisandosi dj ed
imbastendo, tra un ritmo e l’altro, una predica liturgica. E non manca
neppure chi usa la posta elettronica per richiamare alla fede. Succede
in Italia ma anche altrove, sia pure con minore inventiva.
Fin qui le statistiche. C’è poi la cronaca quotidiana
che registra un progressivo aumento della criminalità in famiglia.
Si va dal marito che tenta di uccidere la moglie a martellate al figlio
che spara al padre che non gli consente di abbandonare gli studi. C’è
la sedicenne che fa fuori, con il “fidanzatino”, madre e fratellino,
ma anche la mamma che uccide nel cellophane il figlioletto autistico e
le signorine che partoriscono e gettano il neonato nella spazzatura;
c’è il coniuge geloso che annienta l’intera famiglia, e la
moglie infedele che, con l’aiuto dell’amante o del figlio, elimina
l’incomodo consorte. C’è il papà, lo zio o il
“compagno” che stuprano le giovanette di casa ed il nipote che
ammazza la nonna restia a pagargli la droga. Potrei continuare.
E’ lungo l’elenco di padri, madri, figli, fratelli, nipoti e
parenti vari che, per soldi, per invidia, per vittimismo, per
“raptus”, per ribellione, per gelosia, per brutalità
d’animo o altro incomprensibile movente, si accanisce sui familiari,
ignorando il comandamento divino del non uccidere ma anche il legame del
sangue. Elenco lungo ed angosciante. E c’è da chiedersi quanto
influisca, su tale andazzo inaccettabile e in progressivo aumento, la
perdita della fede, l’inosservanza delle virtù e dei precetti
cristiani, la secolarizzazione dei costumi, il declino del valore della
sacralità, le troppe libertà ritenute diritti acquisiti,
la scomparsa del senso del dovere. La risposta mi sembra scontata.
Immagino l’obiezione di chi vorrà farmi rilevare che
Caino è personaggio biblico, puntando così a sostenere che
non c’è nulla di nuovo sotto il sole; che ciò che sembra
in aumento, la violenza in famiglia, è fenomeno vecchio come il
mondo, diffuso a tutte le latitudini, sempre talmente in agguato da
suggerire perfino il detto “parenti serpenti”. E che di nuovo ci
sono solo l’incremento dell’informazione e la velocità delle
comunicazioni. Come dire: oggi sappiamo, ieri invece no. Sarà, ma
è una attenuante che non accetto.
Perché oggi ci vantiamo di appartenere ad una società
progredita e civile. Perché riteniamo di aver raggiunto un grado di
civiltà prima sconosciuto. Perché abbiamo stilato, dopo errori,
orrori e guerre,
la Dichiarazione
dei diritti dell’Uomo e del Fanciullo. Perché siamo più
istruiti, quindi meno “barbari”. Conquiste innegabili, certo, che
vanno però di pari passo con l’oblio con cui abbiamo avvolto
l’insegnamento di Cristo. Ed insufficienti, da sole, a disarmare la
mano di Caino.
17.11.2004
Egidio Todeschini
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