Morto un Papa se ne fa un altro

I papi passano, la Chiesa resta. Intanto cresce l’attesa per il conclave: una elezione in tutta libertà. Il ruolo dello Spirito Santo

 

 

“Morto un Papa se ne fa un altro”. Questo proverbio romanesco, subito dopo i funerali del caro e grande Papa Giovanni Paolo II, può davvero suonare cinico. Ma esprime anche - e vorrei che fosse colto così dai lettori - in modo forte la convinzione che i Papi passano, mentre la Chiesa resta.

Il papato, questo permanente segno visibile di Cristo, è un valore centrale per il Cattolicesimo romano. Ogni Papa, per quanto grande, è di passaggio. Conta la funzione. E quella dura da duemila anni. In modo così vero, così continuo, così identico nelle infinite diversità, da essere riconosciuto involontariamente dagli stessi avversari della Chiesa. I quali, come si sa, non esitano a chiedere conto ai Papi attuali di iniziative compiute dai Papi del Medio Evo o del Rinascimento. Vedi crociate, inquisizione e quant’altro. A quale presidente della Francia si chiede conto delle migliaia di innocenti ghigliottinati durante la rivoluzione francese?

Tra pochi giorni, senza minimamente mancare di rispetto alla veneratissima memoria di Papa Wojtyla, i cattolici esulteranno per l’elezione del suo successore. E cercheranno in lui, come già avevano fatto nel grande Pontefice scomparso, i tratti di Pietro di cui sarà il successore, ma soprattutto i tratti di Cristo, di cui sarà posto a fare visibilmente il Vicario.

Vedendo le folle sterminate che sono corse a vedere per l’ultima volta il Papa defunto e vedendo tra pochi giorni quelle che correranno in Piazza S. Pietro a partecipare al “gaudium magnum”, alla grande gioia per l’elezione del nuovo Vescovo di Roma, i cattolici hanno avuto ed avranno ben presenti le parole di Giovanni Paolo II ai due milioni di giovani riuniti a Tor Vergata per la Giornata Mondiale della Gioventù dell’Anno Santo: “Chi siete venuti a vedere? Chi siete venuti a cercare? Gesù Cristo siete venuti a vedere e a cercare!”. Non il Papa, non quel Papa, non questo Papa. E questo è basilare, se si vuol capire che cosa è la fede cattolica.

Un giovane, intervistato in Piazza S. Pietro, a chi gli chiedeva perché aveva fatto tanta strada e tanti sacrifici per venire a salutare le spoglie mortali di Giovanni Paolo II, ha risposto: “Perché il Papa è il dolce Cristo in terra”. E’ la definizione che faceva del Papa S. Caterina da Siena. La stessa cosa che avranno in mente i cattolici guardando alla Loggia di S. Pietro quando il nuovo Papa apparirà per la sua prima benedizione urbi et orbi.

Intanto cresce l’attesa. Non manca la curiosità. Speriamo che non ecceda il pettegolezzo. L’esperienza della “Sede Vacante” e del “Conclave” è rara per chiunque. Capita appunto solo, come si usa dire, ad ogni morte di Papa. Normale quindi che ci sia tanto interesse. Per tutti, credenti e non credenti, l’elezione del Papa è un evento che segna la storia. Ad accrescere la curiosità c’è anche quell’aria di antichità, di tradizione, di segretezza  e di sacralità del tutto insolita nelle elezioni normali. Qui i giornalisti vanno a nozze, soprattutto quelli che privilegiano gli aspetti aneddotici, frivoli e superficiali.

Ma è proprio da questo genere di giornalismo che i lettori devono stare in guardia. A riguardo della sacralità dell’elezione del Papa, per esempio, si sentirà ripetere spesso da parte di reporter dalla penna facile che il Papa è sì votato dai 116 Cardinali chiusi in Conclave, ma in realtà è scelto dallo Spirito Santo. Il che è vero per un verso, ma è del tutto ridicolo per un altro verso.

Non è serio pensare che i Cardinali stiano chiusi nella Cappella Sistina ad aspettare l’imbeccata della terza Persona della SS. Trinità. No affatto! L’elezione del Papa sarà una vera elezione, in tutta, assolutamente tutta libertà di ogni singolo Cardinale. Il voto sarà non solo libero, ma segreto. I Cardinali però potranno parlarsi, potranno legittimamente dar vita a correnti di orientamento. E’ normale che tra di loro ci sia chi vede la situazione, i problemi e le prospettive della Chiesa in un modo  e chi vede queste cose in un altro modo. E’ normale quindi anche che ci sia chi vede più adatto per condurre la Chiesa in questi tempi il Cardinale tale piuttosto che il Cardinale tal altro. Ed è pure normale che le diverse correnti cerchino di convincere delle proprie buone ragioni gli altri, soprattutto gli indecisi. L’elezione sarà tanto umana che, tenendo presente che siamo tutti uomini e quindi che possiamo tutti - compresi i Cardinali conclavisti - essere tentati al male, il regolamento del Conclave prevede la scomunica per i Cardinali che si comportassero in modo sleale durante le fasi interlocutorie dell’elezione.

Lo Spirito Santo c’entra, come in ogni operazione umana e soprattutto come in ogni operazione ecclesiale, perché non lascia mancare i suoi doni a quelli che glieli chiedono. E’ giusto pensare che, pregato con insistenza, durante il Conclave si…sprema un po’ più del solito. Ma niente di più.

Che non sia Lui a suggerire ai Cardinali quale tra di loro egli ha scelto lo dimostra il fatto che nel passato in Conclavi legittimi sono usciti Papi quanto meno discutibili come, tanto per fare i soliti esempi, Alessandro VI, Leone X, Clemente VII, Bonifacio VIII. Allora dov’era lo Spirito Santo in quei Conclavi? Lo Spirito Santo c’entra invece in modo indiscutibile nella ratifica dell’elezione. E’ lo Spirito Santo a dare effetto alla promessa di Cristo ancora dopo duemila anni: “Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa”.

L’eletto, con la sua accettazione,chiunque sia, santo o peccatore, (ma un po’ peccatore sarà comunque anche il nuovo Papa) diventerà in virtù dello Spirito Santo il successore di Pietro, il Vicario di Cristo, il segno certo dell’unità della Chiesa. 

 

 

8.4.2005                                                                                                                                                                               Egidio Todeschini