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L’inguaribile “complottismo” all’italiana I trucchi della politica e le carenze della stampa. Al posto di una informazione corretta tante polemiche e accuse senza fondamento
Alcuni giorni fa ho letto sul Corriere della Sera un articolo del sociologo Francesco Alberoni. Mi aveva attirato il titolo, “Il tifo calcistico è (forse) l’unico amore disinteressato”, che, nonostante il riferimento al pallone, faceva intuire un’analisi critica sull’italico protagonismo. Non mi sbagliavo. Almeno, non del tutto: perché l’Alberoni parla in generale, prescindendo dall’Italia, ma termina con un giudizio, seguito da retorica domanda, che al nostro Paese calza perfettamente: “La gente…vuol anche sentirsi parte di una comunità e ha bisogno di slancio, di dedizione disinteressata e di pulizia morale. Se i gruppi dirigenti non gliela sanno più dare, perché devono seguirli?”. Alla luce delle ultime vicende, calcistiche ed elettorali, mai questo quesito è stato più appropriato. Perfino drammatico, se si pensa a quanto in precedenza registrato: dall’invito, da alcuni contestato, del cardinale Ruini a disertare le urne in occasione dei referendum su embrioni e fecondazione assistita alla richiesta, da parte della Commissione europea, di ulteriori dettagli sui nostri conti finanziari. Possiamo aggiungere all’elenco: la riforma costituzionale, approvata in prima lettura; gli eventuali “dazi” da opporre all’invasione concorrenziale della Cina; oppure il supposto (o esistente?) regresso economico nazionale; la libertà d’informazione o quant’altro. Tutti argomenti, fatti e circostanze sui quali è lecito fare valutazioni diverse ed esprimere opinioni contrarie. Ma con educazione, con onestà mentale, con coerenza, con obiettività e per dedizione ad una causa cui credere e, se necessario, sostenere con fermezza. Senza inventare complotti sui quali impostare una campagna di maldicenze e di sospetti, che ha, come unico risultato, quello di deviare l’attenzione dei cittadini dal tema principale, dal giudizio del quale dipendono le scelte elettorali. Invece siamo quotidianamente ubriacati da accuse di “intrighi”, di segreti intrallazzi, di diaboliche macchinazioni; alle quali si aggiunge tutta una serie di dibattiti violenti, d’insulti feroci, di minacciose querele, di prefabbricate condanne, di vergognosi ricatti. Il risultato è deprimente. Perché trasmette all’estero una pessima immagine d’Italia. E perché il popolo, cosiddetto sovrano, finisce con il perdere la trebisonda e non capire più niente. Ne consegue che o si disinteressa della vita politica del Paese e diserta le urne, oppure vota non per cognizione di causa bensì per partito preso, per ideologia, magari per odio. E’ innegabile che, a creare un clima del genere, ci sia la complicità di una certa stampa che, più che informare, indugia sul pettegolezzo. Ma è indubbio che la responsabilità principale ricada sulla classe dirigente; la quale sembra agire, decidere, discutere, ribellarsi ed opporsi, spesso con arroganza ed incoerenza, solo per protagonismo, per dare visibilità al partito di appartenenza, per interessi personali e per smania di potere. Motivata da tutto, tranne che dalla preoccupazione degli interessi nazionali e del bene comune d’Italia. Ma è Politica, questa? Esagero? Non credo. Per rendersene conto, basta prendere in esame un paio dei temi sui quali abbondano polemiche, falsità e rivendicazioni. Le “Riforme costituzionali”, per esempio. Se ne parla da decenni, per farle si è data vita a quattro Commissioni bicamerali. Tali riforme s’impongono per arginare la fragilità dell’Esecutivo (i nostri Governi non sono durati, in media, più di 10-11 mesi, se si esclude l’ultimo di Berlusconi), per adeguare la Carta costituzionale al vigente sistema bipolare e per realizzare quel federalismo di cui tutti si dicono paladini. Adesso c’è un progetto sottoposto ad approvazione delle Camere e, quasi certamente, a referendum. Non è detto che sia perfetto, ma c’è. E sarebbe giusto, direi doveroso, che già da ora i cittadini fossero informati sulle eventuali pecche, sul cosa e sul come cambierà il sistema istituzionale, se e in che termini sono state recepite le richieste fatte dall’opposizione. Invece solo polemiche e accuse di “complotti”: si insinua una “dittatura della maggioranza”, come se in democrazia non siano i numeri a contare; e come se la Costituzione non preveda, appunto, un referendum confermativo (e senza quorum!). O si denuncia il tentativo berlusconiano d’instaurare, rafforzando i poteri del Primo Ministro, un regime, come se già non esistessero in Inghilterra, in Francia, in Spagna, in Germania e altrove, Premier o Capi dello Stato con autorità altrettanto estese. Stesso travisamento sui prossimi referendum sulla fecondazione. Dei quattro articoli della legge, sui quali dovremo pronunciarci, non parla quasi più nessuno. Abbondano, al contrario, le dispute sulla “eccessiva ed inopportuna ingerenza della Chiesa”, solo perché il cardinale Ruini invita all’astensionismo, o sul “complotto” (ci risiamo con il complottismo!) della data del voto – 12 giugno - ideato dal Governo “per fare fallire la consultazione”. Come se l’astensione non fosse alternativa prevista dalla Costituzione; come se in tutti i referendum già compiuti non ci sia stata una parte politica del Paese che abbia puntato sul non raggiungimento del quorum; come se fosse la prima volta che il popolo sia chiamato ad esprimersi a giugno. Come se non si sapesse che le votazioni (quest’anno ce ne sono due, in alcune Regioni tre) comportano una perdita di giorni di scuola. E che, se vota il 50% +1 degli elettori, lo Stato rimborsa profumatamente (2 miliardi di vecchie lire) i promotori del referendum, anche se vince il “no”. Potrei continuare, perché l’elenco delle falsità, delle strumentalizzazioni e dei protagonismi non finisce mai. Al contrario “della dedizione disinteressata e della pulizia morale” delle quali si vede ben poco. Egidio Todeschini
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