La forza della pace riunita a Colonia 

Un’estate sballata salvata dalla Provvidenza. Tanti drammi sociali ed individuali, ma anche un poderoso invito alla speranza

 

Ammettiamolo: l’estate che sta per finire non è stata delle migliori. Sotto tutti i punti di vista, dal climatico al sociale. E sotto tutte le latitudini, in Italia e nel resto del mondo. Si è visto, per dirla con “Mamma Rai”, di tutto e di più: aerei che precipitano e treni che deragliano, piogge torrenziali e siccità, inondazioni ed incendi, terremoti e nubifragi, incidenti stradali ed attentati terroristici, beghe politiche e nuove alleanze, manifestazioni violente e compostezza, atti vandalici ed episodi eroici. Soprattutto tanti morti, vittime della Natura, della follia umana, della stupidità, del fanatismo, dell’egoismo, del caso.

Mi si dirà che non c’è nulla di nuovo, sotto il sole; che anche nella Bibbia troviamo Caino ed Abele, Sodoma e Gomorra, la saggezza di Salomone e l’invidia di Erode, il “me ne lavo le mani” di Pilato, il tradimento di Giuda e la pazienza di Giobbe. Ed anche guerre e pace, carestie e diluvi, cattiveria ed amore. Mi si obietterà che annualmente cambiano le entità statistiche, non le singole voci; che il conformismo, la violenza, il furto, la casualità, le catastrofi naturali, gli attriti familiari, i conflitti etnici e le intemperanze personali o istituzionali ci sono sempre stati.

Verissimo. Resta il fatto che, a seguire le cronache, c’è spesso da inorridire. E occorre far sforzi per vincere in noi quella sfiducia nel futuro e nell’umanità, che inevitabilmente sorge ad appurare quanto succede nel mondo. E’ difficile, infatti, comprendere le tante atrocità del terrorismo islamico o il fanatismo ideologico che sconvolge le menti di chi aggredisce e distrugge.

Difficile restare indifferenti di fronte al nuovo antisemitismo che non rifugge neppure dal violare la sacralità delle tombe; difficile trovare una spiegazione razionale alla proposta ginevrina di sostituire il simbolo della Croce Rossa Internazionale con un politicamente più corretto “rombo rosso” che, se non offende “la sensibilità dei musulmani”, ferisce la storia: possibile che sul Lago Lemano ignorino che, nel 1863, fu il patriottismo, non l’astio verso gli Islamici, a suggerire al fondatore svizzero Henry Dunant l’idea d’invertire i colori della propria bandiera?     

E’ arduo, per restare in Italia, giustificare il gran vuoto intellettuale e spirituale di quanti si “divertono” a gettare massi da un cavalcavia e ostruire, con blocchi di pietra e travi, i binari della tratta ferroviaria Napoli-Pescara, per il solo gusto di “vedere l’effetto che fa”. O accettare il comportamento di quel giudice che, da tre mesi, si rifiuta di sentenziare perché gli dà “fastidio” il Crocefisso appeso, per norma costituzionale, alle sue spalle. O capire le motivazioni che spingono, in pieno agosto, il sindaco di Napoli a comprare e regalare ai cosiddetti “Disobbedienti” lo stabile da questi illegalmente occupato ma non a contribuire ai 450 euro mensili pagati, per l’affitto della sede sociale, dai Volontari della Protezione civile.

Impossibile non inorridire di fronte ad alcuni delitti, i coniugi tagliati a pezzi e gettati in un dirupo, la piccina uccisa con un calcio, il padre fatto fuori dal figlio lavativo, il ragazzino accoltellato dal compagno tredicenne per futili motivi ed i tanti altri che hanno insanguinato l’estate. O non stigmatizzare gli eccessi degli sportivi che a Messina bloccano il traffico marittimo ed a Genova incendiano e distruggono; oppure la reiterata aggressione verbale, che spesso sfiora l’insulto e la calunnia, che caratterizza buona parte della nostra classe politica.

Difficile non pensare che viviamo in un’epoca caratterizzata da un conformismo spacciato per libertà di scelta ed intrisa di un individualismo che dimentica il significato di “persona umana”; in un Occidente che fa appello al multiculturalismo e, per arrivarci, rinuncia alla propria cultura; che si definisce cristiano ma che, anche se resiste al laicismo del secolo, scivola facilmente nella religione del “fai da te”. Un’epoca ed una società di fronte alle quali anche i pagani “cattivi tempi” di Cicerone appaiono migliori. 

C’è, a volte, da disperarsi. Poi, però, scorri la cronaca dell’incontro del Papa con i giovani, a Colonia, e ti rinfranchi. Perché scopri che, se ci sono migliaia e migliaia di no global violenti e smargiassi, c’è anche un milione di ragazzi che si muovono a proprie spese dai cinque continenti per pregare con il rappresentante di Cristo in terra. Ti accorgi che, se siamo minacciati dal fanatismo di qualche centinaio di seguaci di un Allah crudele e vendicatore, a darci coraggio e speranza c’è la folta schiera di chi crede nell’amore di Gesù.

Ti rendi anche conto che, a fronte di qualche malvagio o sprovveduto che ruba, uccide, mercanteggia, inganna, mente o si droga, c’è quel consistente esercito di giovani credenti, che giustamente Benedetto XVI definisce “forza di pace”. Capisci che, a dare speranza ad un’umanità che sembra smarrita e sopraffatta dalla perdita dei veri Valori, arriva il canto di preghiera di chi “si è lasciato infiammare dal fuoco dello Spirito”, di chi ha intuito che la felicità si trova nei piccoli gesti di amore verso il prossimo, e che libertà non vuol dire licenza di fare tutto ciò che piace, piuttosto capacità di autodecisione, di scelte non conformistiche, di spirito di sacrificio. 

Allora ti convinci che, ancora una volta, è la Mano di Dio ad intervenire per trasformare un folcloristico “incontro” in una vera “Kermesse”, nel senso etimologico della parola: Festa della Chiesa.   

Egidio Todeschini

 

1.9..2005