La Chiesa non fa politica, difende i valori

Molti pretendono di zittire gli ecclesiastici durante la campagna elettorale. Il clero invita a rispettare la morale cristiana 

 

Un lettore, sul forum informatico di Beppe Severgnini del Corriere della Sera, chiede “perché i rappresentanti della Chiesa si affannano a professare l'estraneità all'agone politico/elettorale se poi ogni giorno annunciano a grandi titoli che occorre votare per chi rispetta certi precisi valori, che poi coincidono con i loro?” Non è il solo. Sulla stampa si trovano centinaia di commenti del genere, spesso espressi in termini volgari ed offensivi. Un tizio arriva a dire: “E’ degradante che il Vaticano chieda al parlamento di uno Stato laico di farsi cane da guardia delle sue pecorelle”. Un altro riconosce alla Chiesa il diritto di dire la sua, purché accetti le regole della politica: “Come posso criticare Prodi e Berlusconi, D’Alema e Fini, Pd e Forza Italia, allo stesso modo rivendico il diritto di criticare e fare satira sul Papa e sulla Chiesa”.

Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Angelo Bagnasco, nella prolusione del Consiglio permanente della Cei, ha esortato tutti, anche i politici, ad “abbandonare una politica troppo politicizzata”; a “restituire alla stessa uno spessore etico che solo può fare da collante”; a ritrovare un “clima sereno”; a “superare le inevitabili competizioni” per far prevalere “il bene comune”. Confermando “la linea di non coinvolgimento…in alcuna scelta di schieramento politico o di partito”, ha formulato il pacato invito ad “uscire dall’individualismo, dal pensare egoisticamente solo a se stessi e alla propria categoria nella dimenticanza di tutti gli altri”. Per riuscirci, ha aggiunto, occorre soddisfare “le attese più urgenti e i problemi indilazionabili che la popolazione avverte con crescente disagio e per i quali attende risposte credibili, concrete e rapide”. Ha concluso dicendo: L’Italia ha bisogno di un soprassalto d’amore per sé stessa, per ricomprendere le proprie radici e dare slancio al proprio avvenire”.

Un auspicio con il quale tutti gli Italiani di buon senso dovrebbero concordare, per amor di Patria, per rispetto reciproco, per coerenza con la propria fede religiosa, per desiderio di quella stabilità economica, sociale e politica che sola può garantire serenità e benessere. Un augurio che, invece, ha suscitato proteste ed inviti al mutismo, quasi che il famoso detto “Libera Chiesa in libero Stato” significhi “Chiesa silenziosa in Stato laico”.

Una cosa è consigliare di votare questo o quel partito, tutt’altra invitare a salvaguardare i valori fondamentali dei cristiani ed il principio non negoziabile della difesa della vita e della famiglia, nonché a tutelare, con accorti provvedimenti, i più bisognosi. Sottovalutano il fatto che anche Gesù, il Maestro di Nazareth, pur non essendo un uomo politico, fece politica quando esortò il suo popolo ad uscire dalla schiavitù di alcune regole della Legge, la lapidazione delle adultere, per esempio, o l’inattività del sabato. Tra i compiti spirituali della Chiesa, c’è anche quello di contrastare la tendenza attuale al relativismo in ambito etico e morale, che fa subordinare l'insegnamento di Cristo ai convincimenti individuali e al piacere personale. E che, nelle scelte che riguardano la famiglia, la vita e la sessualità, rende incoerenti con la dottrina cristiana, se spinge un cattolico su due a chiedere che la Chiesa non influenzi le scelte legislative (da un sondaggio Demos sul voto cattolico), e a ritenere non vincolanti gli inviti ecclesiali ad una maggiore moralità. Ed anche accusare alcuni politici di essere troppo succubi dei “diktat” del Vaticano. 

La Chiesa ha stima e fiducia nella scienza, ma non può essere accusata di oscurantismo quando le impone limiti, in particolar modo in campo bioetico, di fronte alla tendenza ad infrangere, con l’aborto, l’eutanasia, la fecondazione eterosessuale e l’uso degli anticoncezionali, la barriera posta a tutela della vita umana creata da Dio. Che “Chiesa” sarebbe se non lo facesse? Essa rispetta la libertà di coscienza e di religione di ogni individuo ma non si può addebitarle arretratezza culturale se rifiuta la legalizzazione delle coppie omosessuali. Così come non può essere dichiarata colpevole d’ingerenza nella politica quando chiede più giustizia, più senso civico e più solidarietà, soprattutto meno egoismo.

E’ suo compito ribadire i valori morali che scaturiscono dalla fede cristiana. Perché questi valori hanno ispirato la storia dell’Italia e dell’Occidente, hanno contribuito alla loro civiltà umanistica, hanno aperto gli orizzonti del comune sentire. Ciò non significa far politica, se per “far politica” s’intende militare in o per un partito. Piuttosto è un suggerire maggiore coerenza tra il professarsi cattolico e contemporaneamente cedere alle lusinghe del piacere personale; è un difendere la morale e la fede in nome delle quali si esprime, legittimamente, sulle questioni pubbliche; un informare i credenti sulle posizioni conformi al loro credo, e su quelle che non lo sono, al di là di ogni etichetta di partito. E’ un diritto della Chiesa quello di pronunciarsi per la promozione dell’uomo e il bene del Paese. Ma anche un suo preciso dovere.

Egidio Todeschini

 30.3.2008