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Il cattivo esempio viene dall’alto Prodi stufo delle proteste alla finanziaria se la prende con il Paese. Che però contribuisce a sovvenzionare i tanti sperperi pubblici
Il Presidente del Consiglio, giorni fa, in un momento d’ira o forse di amarezza, ha affermato che “il Paese è impazzito”. Alla base di tale perentoria diagnosi, il dilagare di critiche e polemiche suscitate da una Finanziaria – la prima dell’attuale Legislatura - che non piace ai cittadini ma neppure a molti politici della sua maggioranza. I quali, infatti, protestano anche in piazza e a volte ricattano: o cambi o voto contro. Avrà anche ragione, Prodi, a ritenere che occorrono sacrifici per sanare l’economia e a lamentarsi del corporativismo che ancora vige in Italia, grazie al quale ogni Italiano si dichiara sempre d’accordo sulla necessità d’incrementare gli introiti e ridurre sprechi e spese pubbliche, purché tagli e tasse siano a carico di tutte le categorie lavorative, esclusa la propria. Dimentica, però, che questa non è italica follia attuale: ce lo portiamo dietro da secoli, tale vizietto che proibisce di fare nostro il famoso motto dei moschettieri, quel “tutti per uno e uno per tutti” che, in una comunità nazionale, è sinonimo di senso civico. Dimentica che i primi a sfoderare la bandiera del corporativismo sono proprio i politici e i manager istituzionali, di destra, di centro o di sinistra che siano. I quali hanno trovato e trovano tutti i mezzi per garantire a se stessi, spesso anche ai propri familiari, lauti stipendi – che chiamano nobilmente “indennità” - e abbondanti privilegi con relativi benefici finanziari. Non sono loro a cumulare pensioni e compensi? Non sono i nostri europarlamentari ad intascare, a Bruxelles, la retribuzione più alta? Davvero il nostro Capo del Governo crede di poter dare una lezione di morale e di economia domestica agli Italiani? Che indubbiamente sono spendaccioni; che credono di avere diritto a tutto, dai viaggi esotici agli abiti firmati, dagli oggetti di moda alle macchine di lusso e ai numerosi “ponti” vacanzieri; che, spesso e volentieri, trovano il modo di eludere le leggi ed evadere le tasse. Ma che, in genere, lavorano e sudano per guadagnarsi il pane in un mondo lavorativo che, contrariamente a quello pubblico, subisce i colpi ed i contraccolpi del merito e della concorrenza. Se avesse più memoria e più onestà intellettuale, prima di offendere i concittadini il “Professore” penserebbe allo sperpero di denaro pubblico del suo Governo ove ha piazzato, pur di restare a galla, ben 102 membri, tra ministri e sottosegretari, profumatamente pagati. In media, ne troviamo, sì e no, una cinquantina negli Stati europei che comunque vantano – ed è lo stesso Prodi a ricordarcelo sempre – “economie più floride”. Compresa la Svizzera che si accontenta di sette ministri. E reciterebbe un “mea culpa” per aver sostenuto il “no” al referendum con il quale si è bocciata la riforma istituzionale del Governo Berlusconi. Che, tra l’altro, avrebbe sfoltito le Camere, riducendo a non più di 600 gli attuali 1000 parlamentari; che avrebbe anche diminuito i consiglieri regionali ed abolito gli enti inutili. Con un risparmio annuo, per l’erario, di almeno 5 miliardi di euro. Non risolutivo, forse, ma tale da dare, almeno, un esempio di autodisciplina e di coerenza da parte di una classe dirigente che predica bene e razzola male. Altro che “Paese impazzito”! E’ solo un’Italia divisa tra chi lavora e produce e chi intasca denaro pubblico. Basta leggere i giornali per accorgersene. Leggo, per esempio, che nel 2006 – sono dati Istat – i salari privati sono aumentati del 2,9%, quelli statali del 5%. Che il lavoratore privato sgobba in media 1736 ore l’anno, quello pubblico ne fa solo 1361. Leggo che le Ferrovie dello Stato hanno un passivo tale da rischiare il fallimento, benché, dal 2000 ad oggi, i dipendenti siano scesi da 106 mila a 97.000. Peccato che il numero dei dirigenti sia passato, nello stesso lasso di tempo, da 892 a 1200; e che ciascuno di essi costi in media 300.000 euro all’anno, tra stipendio, privilegi vari e segretarie. Leggo che il nostro Ministro dell’Economia, quel Padoa Schioppa che un giornale inglese pone all’ultimo posto nella classifica dei suoi omologhi dell’Unione Europea, ha alle spalle tutta una serie di attività pubbliche grazie alle quali intasca già un vitalizio di 50.000 euro. Al mese! Al quale oggi aggiunge lo stipendio ministeriale. A riportare incarichi svolti e cifre è un giornale d’opposizione che però non ha ricevuto smentita. Leggo che in Consiglio dei Ministri è stato approvato un disegno di legge che prevede la riduzione del 10% delle indennità retributive di governativi e parlamentari. Però poi appuro che tale tentativo di risparmio è stato prontamente eluso, quasi all’unanimità, dal Parlamento che doveva renderlo operativo. Non è colpa di Prodi, d’accordo; il quale questa volta aveva un valido motivo per porre la fiducia. Ma non lo ha fatto. Casco pure su un titolo alquanto provocatorio, che suona così: “Basilicata, 104 nomine in una notte. Poltrone anche ai parenti dei politici”. Seguono antefatti, compromessi raggiunti, nomi e gradi di parentela. Non sorprende che, a far la parte del leone o, come commentano i radicali, “dei lupi affamati”, siano esponenti dei partiti che reggono la Regione, Ds, Margherita ed Udeur. Stupisce invece che, in rapporto alla popolazione, ci sia un presidente o consigliere di Commissione ogni 6.000 abitanti! Ancor di più turba apprendere che si sia ritenuto necessario istituire perfino un carrozzone pubblico “per la definizione delle indennità definitive”. Cioè per stabilire quale compenso dare a ciascuno dei nominati. Alleluia! Potrei continuare, l’elenco è lungo. Ma i pochi esempi riportati dicono solo una cosa, che non è l’Italia ad essere impazzita, piuttosto che il |