I Comites protestano a Berna

Si chiedono più soldi e più funzionari consolari. Ma occorrono veramente? Sembra iniziata la campagna elettorale in Svizzera

  

In Italia è iniziata la campagna elettorale per le politiche del 2006. Appuntamento al quale, fino al 2001, noi emigrati potevamo partecipare solo rientrando al paese di origine. Ora non più. Grazie alla legge Tremaglia, alla prossima consultazione possiamo contribuire, da casa, a rinnovare il Parlamento. Però con una differenza rispetto ai cittadini di altri Paesi: non possiamo optare per un politico del nostro collegio italiano ma scegliere tra i candidati iscritti nelle liste del collegio “estero”.

Forse per questo in Svizzera si respira già un clima di propaganda elettorale. Incentrata sugli argomenti che si presume suscitino l’interesse dei concittadini: i disservizi consolari e il mancato completamento delle liste anagrafiche. Temi che permettono di solleticare l’italica tendenza a pretendere sempre la manna dallo Stato e di criticare il Governo. Come se tutti i mali o inadempienze o assurdità del sistema consolare dipendessero esclusivamente da decisioni prese nell’ultima Legislatura.

S’inizia con la “protesta istituzionale”, organizzata dai Comites e dal CGIE (Consiglio Generale Italiani all’Estero) davanti alla nostra Ambasciata a Berna. Per recriminare contro l’incongruenza della “riduzione del personale consolare”, contro “i tagli (in qualche caso azzeramento) delle spese di funzionamento”, già fatti o previsti nella Finanziaria 2006, contro le “inefficienze croniche” tra le quali spiccano, tanto per cambiare, “i corsi di lingua e cultura italiana, le disfunzioni che si registrano in agosto” o la “odiosa musichetta” delle segreterie telefoniche che assilla chi tenti di mettersi in contatto con il proprio Consolato.

Le virgolette s’impongono: infatti cito testualmente dal comunicato, uscito il 13 settembre scorso su Inform, del segretario generale del CGIE, Franco Narducci. Il quale inizia con una premessa che mi fa venire in mente il proverbio latino “Excusatio non petita accusatio manifesta” (chi si scusa si accusa da sé). “La protesta”, scrive, “non è stata strumentale, di parte”. E aggiunge che non la si può “etichettare con i crismi della politica”. Sarà. Ma perché organizzarla ora e non, per esempio, dopo il referendum del maggio scorso, quando si appurò che migliaia d‘Italiani residenti all’estero non poterono votare, non avendo ricevuto la scheda?

Intendiamoci: a volte, in effetti, i servizi consolari lasciano a desiderare. Ed è vero, alcuni Consolati sono stati chiusi, in altri è stato ridotto il personale, in altri ancora la comunicazione telefonica diventa pressoché impossibile. Ed è anche vero che, per restare alla sola Svizzera, più di 4.000 cittadini non hanno potuto esprimersi sulla fecondazione assistita perché non risultano iscritti o all’Anagrafe consolare (Mae) o in quella nazionale (Aire). Ma tentiamo di essere onesti, con noi e con gli altri. Vogliamo veramente imputare solo ai funzionari statali le code, i ritardi, le omissioni di registrazione? Quante volte ci è stato detto – ed abbiamo ripetuto sulla stampa – di programmare in tempo il rinnovo dei passaporti, senza aspettare la vigilia delle ferie? Quante volte ci è stato ribadito che il passaporto non serve più neppure per rinnovare il permesso di soggiorno? E neanche per viaggiare nell’Europa dei 25 Stati per la quale basta la carta d’identità? Stando così le cose il passaporto è quasi un lusso ormai. Davvero possiamo pretenderne la gratuità? 

Il Narducci sostiene che “l’efficienza dei servizi erogati non si persegue soltanto con l’alto tasso di ricorso alle tecnologie”. Avrà anche ragione. Ma è un fatto, ormai, che molte pratiche – per esempio cambiamenti di stato civile, registrazione di nascite, rinnovi passaporti, ecc. – possono essere svolte per e-mail o per posta. E che, per avere gli indirizzi della posta informatica, basta andare su Google.ch, richiamare “Consolati Italiani” Svizzera e cliccare su quello che ci riguarda. E non si dica che Internet non è di dominio comune: ciò non vale per tutti, ma siamo ormai alla terza generazione e un computer lo troviamo quasi in tutte le case.

Certo, capita di incappare nel funzionario incompetente o lavativo o scortese. Ma chi ha reso intoccabili gli impiegati pubblici, anche quando non fanno il loro dovere? Tanto intoccabili da suggerire, al neo Console di Zurigo, dott. Giovanni Veltroni, il desiderio di “un gruppo ridotto di persone, ma motivato, preparato e con il senso dello Stato, piuttosto che una pletora di collaboratori, di cui una buona parte è inefficiente” (intervista di Giangi Cretti, N. 9 de La Rivista)! 

E’ vero, ci sono stati tagli di personale e di finanziamenti nonché Consolati aboliti. Ma una volta in Svizzera c’erano 900.000 Italiani, molti dei quali semianalfabeti, ora siamo circa mezzo milione, tanti con un titolo di studio o quanto meno di apprendistato. Davvero abbiamo ancora bisogno di una nutrita squadra di funzionari lautamente pagati? Il Console Veltroni, nella stessa intervista, afferma di volere “razionalizzare il lavoro di ufficio spostando all’esterno l’erogazione di alcuni servizi”. Compreso il centralino. Come dire che, conti fatti, un pubblico funzionario costa di più di un privato svizzero. Roma non è il pozzo, senza fondo, di San Patrizio!

Sia chiaro, ci sono manchevolezze imputabili ai Consolati. Il mancato completamento delle Anagrafi, per esempio. Da uno studio voluto dal Ministro degli Esteri, svoltosi in 35 sedi consolari nel mondo, si appura che il 65% dei nominativi Mae non trasmessi all’Aire è dovuto a ritardi d’ufficio. Ma esso dice anche che il 35% dei nostri connazionali omette di comunicare ogni cambiamento d’indirizzo o di stato civile. I Consolati stanno riparando inviando ai non regolari un modulo per la conferma o la correzione dei dati. Ben venga. Ma anche noi diamoci una mossa! 

                  Egidio Todeschini

 

 

23.9..2005