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Il fenomeno della crescita delle sette Preoccupante in Brasile che è la nazione con più cattolici nel mondo. Il Papa ha esortato a dare un nuovo corso alla evangelizzazione A maggio, durante il viaggio del Papa in Brasile, è circolata una notizia sulla quale non sono mancati, in Italia e all’estero, i commenti. Poi, come spesso succede, non se n’è parlato più, quasi che rilevare, nello Stato più cattolico del Sud America, una diminuzione di credenti fosse solo un fatto di cronaca e non, invece, un fenomeno inquietante. Ma non nuovo se, nell’ottobre 2005, durante il sinodo, l’arcivescovo di San Paolo, Hummes, ora nominato dal Papa Prefetto della Congregazione per il clero, aveva riferito che, nel suo Paese, “i cattolici diminuiscono in media dell'1% all'anno”. Sta di fatto che i numeri sulla deriva dei cattolici a favore delle sette protestanti variano in funzione delle fonti: secondo un’indagine del Pew Forum on Religion & Public Life, nel 1991 i cattolici brasiliani rappresentavano circa l'83% della popolazione, oggi appena il 57%; per il Vaticano, invece, nel 2005 costituivano l’85% della popolazione; mentre l’IBGE (Istituto di statistica brasiliano) li valuta al 73,8. Una diversità che forse trova origine nella filosofia politica di chi rileva le percentuali. A riprova, basta esaminare i tratti dominanti delle due nuove correnti protestanti, pentecostale e carismatica: una fede profonda, una moralità esigente e puritana, un forte spirito di missione. Con conseguente vigorosa opposizione all’omosessualità, alla prostituzione, al sesso fuori dal matrimonio, alla poligamia, al bere alcool, all’eutanasia, all’aborto, al divorzio. Cioè a tutte quelle pratiche che radicali e sinistra tendono a giustificare in nome della libertà, della dignità, dell’uguaglianza delle persone. Certamente questo fenomeno è, come ha scritto Il pastore valdese e saggista Bouchard, “il movimento religioso che si diffonde più rapidamente: più delle Chiese storiche protestanti, più dei musulmani che pure si trovano in una fase di vigorosa espansione. In un’epoca infestata dal peggior relativismo morale e da un materialismo soffocante, i pentecostali rappresentano una nuova e legittima interpretazione della ‘pietas’ cristiana”. Aggiunge che, tra i giovani brasiliani oggi protestanti, “l’AIDS è quasi sconosciuto”; “si astengono dalla droga e dall’alcool”; chiedono alle rispettive comunità religiose di prendere posizione sulle questioni sociali ed etiche e ritengono importante “che i leader politici siano di forte fede cristiana”. Anche per la Conferenza episcopale della Bolivia, nel Sud America le conversioni sono più vaste di quelle della Riforma nell’Europa del XVI secolo. Un fenomeno sviluppatosi lentamente, soprattutto in Brasile, però compreso con estremo ritardo. Quando, nel 1984, il sociologo David Martin annunciò un suo studio sul protestantesimo in America Latina fu deriso: «Sarà sicuramente un libro molto piccolo». Purtroppo, nel 1990, il lavoro documentò che ogni giorno si registrava la conversione di 5.000 persone. Le quali si rivelavano, tra l’altro, più praticanti dei cattolici. Si è cercato di dare qualche spiegazione al fenomeno. Una, di cui si fa portavoce qualche vescovo locale, parla di “Chiese del dollaro”, sviluppatesi grazie agli aiuti degli Stati Uniti che se ne servirebbero per imporre la propria egemonia. Un’altra interpreta su basi politiche: i protestanti sarebbero di destra e “borghesi”, i cattolici invece di sinistra e “popolari”. Tuttavia, la deriva sudamericana verso il protestantesimo – o la scristianizzazione - non è inarrestabile. Anzi, va riducendosi. La Santa Sede, dopo i due viaggi in Brasile di Giovanni Paolo II, ha messo in atto una campagna missionaria che dà già buoni risultati, benché, ancora oggi, si contino due “pastori” per ogni sacerdote. E, nell’Europa secolarizzata, l’Italia è un test importante di questa ripresa. Mentre in Francia, negli ultimi vent’anni, i “credenti praticanti” sono scesi sotto il 10% e in Spagna sono calati di un terzo, in Italia, nello stesso periodo di tempo, sembra che siano cresciuti del 40%, circa. Viceversa, i “non credenti” si sarebbero ridotti della metà (dal 12,1 al 6,6%) mentre in Francia, negli stessi vent’anni, sono aumentati dal 34,6 al 38,5%. Per questo Benedetto XVI ha chiesto al Card. Hummes di prendere il comando, da Roma, della rinascita cattolica nelle regioni ove soffia il “Fire from Heaven”, il fuoco dal cielo, dal titolo del libro del teologo protestante Harvey Cox che, nel 1995, descrisse la crescita del cristianesimo pentecostale e carismatico. E, mentre in Italia la cronaca era dominata dal Family Day - ma traendo forza da quell’evento - dal Brasile ha chiarito, parlando ai cattolici dell'immensa ed inquieta Chiesa dell'America Latina, ma anche, indirettamente, agli Europei, il distinguo teologico cui ci si deve attenere. In effetti, già Giovanni Paolo II a suo tempo aveva invitato i cattolici latinoamericani (e non) ad abbandonare il marxismo come strumento per risolvere i problemi sociali; e chiesto di sostituire alla teologia della liberazione la dottrina sociale della Chiesa. Restava però da chiarire quale dottrina sociale e quando. Lo ha fatto Benedetto XVI nel suo viaggio pastorale in Brasile spiegando la differenza tra questioni «essenziali» ed altre, pure importanti ma che «non hanno lo stesso peso». Le prime rappresentano valori non negoziabili, per cui politici ed elettori hanno il “preciso obbligo” di opporsi all'aborto, all'eutanasia, al matrimonio omosessuale. Sui temi che attengono alla pace, all'economia e alla giustizia “ci può essere, invece, diversità di opinione anche tra i cattolici”. Come dire che, per quanto riguarda i problemi relativi alla pace (spesso, ahimè, confusa con pacifismo) e alle politiche socioeconomiche più attente ai poveri, tutti sono liberi di fare le scelte che ritengono migliori. Non così, invece, quando si tratta dei valori morali e fondamentali del cattolicesimo, in merito ai quali la Chiesa ha il diritto, anzi il dovere, di esprimersi in maniera univoca, senza con ciò invadere la sfera dello Stato. Spetta poi ai singoli cattolici adeguarsi o meno a tali direttive, dando ascolto alla propria coscienza. Egidio Todeschini |