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La dolce fermezza di Benedetto XVI Quei giudizi che non devono preoccupare. La lucidità, la profondità del suo pensiero e della sua fede. Ci regalerà di sicuro liete sorprese
Era legittimo avere dei desideri, sperare in un Papa colored o latino-americano o, perché no?, asiatico. Era pure legittimo sperare che non fosse italiano, per timore che, con l’aria becera che tira in Italia, il nuovo Papa venisse tirato per i capelli nelle nostre sempre più squallide diatribe politiche, sociali e culturali. Tutte attese legittime. A patto che non si scambiassero per il bene della Chiesa e che ci si mantenesse del tutto disponibili a quello che avrebbe passato il convento, scusate, il Conclave, fatto di persone intelligenti, conoscitrici dei bisogni spirituali della Chiesa e del mondo, esperimentate nel farvi fronte e, soprattutto, attente al soffio libero dello Spirito Creatore. Confesso che il cardinale Ratzinger non era in cima ai miei desideri, il gaudium magnum per me non è stato immediato. Ma quando ho visto Benedetto XVI uscire sereno e sorridente al Balcone della Basilica Vaticana, mi è venuto da dire: “Tu sei Pietro. A te sono state date le chiavi del regno dei cieli. Su di te il Signore continuerà a fondare la sua Chiesa. E le porte del mondo inferiore non prevarranno contro di essa”. Mentre la notizia correva come un baleno per il mondo, ho cercato di immaginare l’accoglienza nella Chiesa e fuori della Chiesa. Ho visto le monache claustrali in preghiera, le ‘anime buone’ di uomini e donne davanti al televisore con il Rosario in mano, giovani con il cellulare incollato all’orecchio, teologi seri per una volta con l’occhio a Roma, laici impegnati a prevedere il futuro del loro impegno, sagrestani appesi alle corde delle campane, camionisti e clienti di autogrill che guardano incuriositi a S.Pietro addentando un panino, redazioni di giornali e studi televisivi in fermento come formicai, missionari in navigazione verso qualche sperduta isola del Pacifico o in viaggio con la jeep sulle piste nella savana africana attenti alla radio di bordo, operai che tornano dalla fabbrica e contadini dai campi… “Han fatto il Papa”. “Chi è?”. “Ratzinger”. Tutti gli occhi del mondo l’hanno scrutato. Si sono fatti subito sentire i commenti di quelli che “contano”. Lasciamo stare quelli rituali, prefabbricati, buoni per qualsiasi Papa fosse stato eletto. Dentro la Chiesa Hans Küng, il teologo svizzero prima collega e forse amico e poi ostile a Ratzinger, s’incarica di dar voce agli “innumerevoli fedeli che riponevano le loro speranze in un nuovo pontefice che potesse essere un pastore delle anime riformatore” e afferma che l’elezione di Benedetto XVI “è una delusione gigantesca!”. In campo ‘laico’ la scelta di Ratzinger per il presidente dei Verdi Pecoraro Scanio è “indubbiamente conservatrice, ma speriamo non oscurantista". Il suo collega di tendenza Grillini, deputato Ds e presidente onorario dell’Arcigay: “E' stato eletto il peggior nemico dell'omosessualità e della modernità". Su “Liberazione”, il quotidiano di Rifondazione Comunista, il direttore Piero Sansonetti scrive: "Povero Voltaire, l'omelia di Ratzinger appartiene alla vecchia chiesa integralista, ossessionata dal nemico, terrorizzata dall'illuminismo e dalle dottrine delle tolleranza". Daniele Capezzone, segretario dei Radicali, commenta l'elezione nientemeno che pregando: “Lo Spirito Santo ci protegga. Non ho molto da aggiungere, e non è uno scherzo, ma un'affermazione preoccupata e serissima". Che è come dire: Dio ci scampi! Il già citato Hans Küng, dopo la stroncatura, attenua alquanto il suo giudizio dicendo: "Eppure dobbiamo aspettare e vedere… Dunque diamogli una chance”. A proposito di questo, Don Mazzolari, un prete-scrittore famoso in Italia negli anni subito prima e dopo la guerra, in occasione dell’elezione di Pio XII nel 1939 scriveva: “Coloro stessi che scrivono: - Lo giudicheremo dai fatti - hanno più decisamente degli altri già fissato il programma del tuo pontificato, tracciata la strada che devi camminare se vuoi essere un Papa secondo il cuor loro. La riserva non è che un’ipocrita saggezza per aver poi maggior diritto di sentenziare alla prima occasione: - Noi l’’avevamo detto, non poteva fare diversamente”. Quelli riportati sono comunque giudizi che non devono preoccupare. Con tutto il rispetto per chi li ha concepiti, non vanno molto più in là del cicaleccio di coltivatori di orticelli molto particolari, o della stizzita reazione di chi è invitato a smettere di guardarsi l’ombelico come se fosse il centro del mondo. Bastava seguire la lunga intervista fatta prima del Conclave al cardinale Ratzinger da un noto giornalista italiano e trasmessa la sera dell’elezione su Rai 1: ascoltando le sue risposte e guardandolo negli occhi, si può facilmente constatare che Benedetto XVI è una persona finissima, senza la minima affettazione, timido ma non pavido, sicuro e forte quindi, ma non arrogante, dal sorriso sereno e sincero, che trasmette pace e fiducia. Se poi si ascoltano le sue prediche o si leggono i suoi scritti (penso in particolare a Rapporto sulla fede, scritto a due mani con Vittorio Messori, o a Dio e il Mondo, colloqui con Peter Seewald) si vede la lucidità e la profondità del suo pensiero e della sua fede. Senza forzare egli ti orienta ad uscire dal relativismo seducente e vischioso, ma alla fine disgregatore, che tanto affascina l’uomo moderno, per farti entrare negli spazi immensi della Verità trascendente, la quale sola rende liberi. Ma poi, ci pensate? E’ tedesco. Solo vent’anni fa sarebbe stato impensabile. Tedesco subito dopo un polacco. Siamo lontani anni-luce dagli orrori delle guerre mondiali. Lo Spirito Santo stavolta ha colpito così. Bellissimo! La gente comune, vedendolo apparire e allargare le braccia come per stringere il mondo, con un amore sincero e senza enfasi, deve aver pensato come me: Benvenuto, Benedetto XVI!
Egidio Todeschini
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