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Autunno caldo? I prossimi impegni del Governo Previsti, entro l’anno, la riforma della Giustizia, il federalismo fiscale, la revisione del codice stradale e più severità a scuola
Berlusconi, Capo del Governo, potrà piacere o meno, così come possono convincere o no i Ministri da lui scelti, specialmente quelli che brillano per giovane età o per fama televisiva. Sta di fatto che, se l’antiberlusconismo è tale da far ipotizzare perfino un “neo fascismo mimetizzato”, i sondaggi dimostrano che il Premier ed alcuni suoi collaboratori godono, in Patria, di un sempre più vasto consenso, mentre il settimanale americano Newsweek ha parlato di “miracolo berlusconiano in cento giorni”, riferendosi alle strade finalmente ripulite della Campania, ma non solo. In effetti, se la “monnezza” è sparita a Napoli e nella Regione che ha riconquistato vita turistica, la detassazione degli straordinari, voluta dal Ministro del Welfare, Sacconi, ha fatto aumentare gli stipendi dei dipendenti e del 13% le ore di lavoro. La guerra, dichiarata da Brunetta ai “fannulloni” del pubblico impiego, ha stroncato notevolmente i disservizi. La finanziaria, prevista per tre anni, ha salvato i conti dello Stato dall’estenuante assalto alla diligenza che si ripete annualmente al momento dell’approvazione parlamentare. L’abolizione dell’ICI (tassa comunale sugli immobili) a chi è al disotto di un certo reddito ha favorito i meno abbienti; e i provvedimenti sulla sicurezza, compreso l’invio di forze militari nelle città più a rischio, per quanto in parte contestabili, hanno ridato fiducia ai cittadini. Aggiungiamoci le iniziative del Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, tra le quali la rivalutazione del voto di condotta, che dovrebbe aiutare a debellare il bullismo, e degli esami di riparazione, e ne deduciamo che, se è eccessivo parlare di “miracolo”, innegabilmente i primi cento giorni del Governo sono stati positivi. Restano, però, le questioni più spinose: riforma della Giustizia (che tratterò in questo articolo), modifica della Costituzione ed introduzione del federalismo fiscale (che rinvio al prossimo), delle quali si parla da anni senza arrivare mai a una decisione condivisa. Considerate “priorità nazionali” dal Pdl e dalla Lega, vedranno impegnato il Governo, tempi parlamentari permettendo, entro il corrente anno. Né mancherà, a stare a quanto anticipato, la revisione del codice della strada, mirante a norme più severe, sulla quale probabilmente non ci saranno discussioni violente, e la modifica della legge elettorale per le Europee, con l’introduzione dello sbarramento, sull’entità del quale (3 o 5%) già si litiga. In programma anche ed ancora la revisione della Costituzione, per dare più poteri al Capo dell’Esecutivo, tra i quali quello di nominare e revocare i ministri, e la cui elezione dovrebbe dipendere dalla volontà popolare (non più dal capo dello Stato); per ridurre il numero dei Parlamentari; per abolire il bicameralismo perfetto (approvazione di un testo identico di una legge da parte delle due Camere) e per trasformare il Senato in Camera federale. Ma di ciò si discute da decenni, senza arrivare mai ad una soluzione concordata. Senza contare che una modifica costituzionale comporta tempi lunghi ed eventualmente referendum confermativo, qualora non approvata in seconda votazione con maggioranza di due terzi dei parlamentari. E basta ciò per far scivolare il programma all’anno successivo. L’argomento che arroventerà di più il clima politico nazionale sarà sicuramente quello del sistema giudiziario. Berlusconi parla di modifiche “radicali” che ne cambino “dalle fondamenta” l’ordinamento: riforma del sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura, separazione delle carriere, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, riduzione delle intercettazioni telefoniche, più meritocrazia, il tutto elaborato mediante la consulenza di giuristi ed esperti, compreso l’ex Capo di Stato, Francesco Cossiga, che però ha rifiutato l’incarico offertogli dal Premier. L’opposizione parla già di “una controriforma che rischia solo di lasciare macerie”, insinuando l’interesse personale del Cavaliere. Può darsi. Ma è indubbio che la nostra Giustizia funzioni poco e male, benché da un’indagine del Consiglio d’Europa risulti che in Italia spesa pubblica del settore e numero di magistrati non siano più bassi di quelli degli altri Stati che vantano tempi processuali più brevi. Da noi sono lunghissimi, tanto da procurarci ripetute condanne della Corte di Strasburgo. Non solo: i magistrati si lasciano spesso andare a giudizi politici o a protagonismi televisivi, inficiando così la propria immagine d’imparzialità; il loro avanzamento di grado, determinato in base agli anni di servizio, è un insulto al merito e alle capacità professionali; l’obbligatorietà dell’azione penale è diventata pura discrezionalità di chi, tra i tanti processi, sceglie quello che più risponde alle sue opinioni politiche o al proprio esibizionismo; le eccessive intercettazioni telefoniche (battiamo il record in Europa), tra l’altro pubblicizzate, costano troppo; la separazione delle carriere è la regola del mondo occidentale, tranne che in Italia. Davvero è “progetto criminogeno”, come sostiene Di Pietro, eliminare tali storture? La risposta dipenderà dalle soluzioni che si troveranno alle inadeguatezze del nostro sistema giudiziario che spesso delude le aspettative dei cittadini. Soluzioni che però potranno essere più idonee ed appropriate se l’opposizione darà il suo contributo, rinunciando ad aprioristiche condanne e a prese di posizione che sanno di antiberlusconismo ad oltranza. E di quel giustizialismo che ha già fatto, fisicamente e moralmente, molte vittime. Egidio Todeschini
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