Libertà per tutti di opinione e religione
 
Ancora troppe polemiche e condanne nonostante l’apparente voglia di dialogo. Occorre più rispetto di ogni identità

  

Nel giro di pochi giorni abbiamo assistito a tre polemiche che riguardano gli Ebrei: la contestazione di no global, di islamici e di esponenti dell’estrema sinistra alla decisione di dedicare quest’anno la Fiera del Libro di Torino (8-12 maggio) agli scrittori israeliani, in omaggio ai 60 anni di vita del loro Stato; l’apparizione su Internet dell’elenco di 126 docenti universitari, definiti “pericolosi” perché giudei; la critica espressa da esponenti ebraici nei confronti del Papa per le modifiche alla preghiera per gli Ebrei della Liturgia del Venerdì Santo. Tre prese di posizione che, da cristiani e da occidentali, non possiamo accettare perché lesive di quel diritto alla vita e alla libertà di opinione e di religione che fa parte della nostra cultura.  

Il boicottare la Fiera del Libro solo perché dedicata alla nascita di Israele rivela un antesemitismo che nega a quello Stato il diritto all’esistenza. Una forma di neonazismo, mascherato di solidarietà verso i Palestinesi, manifestato da chi non ha mai fatto realmente i conti con la tragedia dei gulag e non riconosce agli scrittori israeliani (tra gli altri, Amos Oz, Abraham Yeoshua e David Grossmann) il merito di patrocinare l’indipendenza della Palestina; da chi dimentica che lo Stato di Israele, del quale il terrorismo islamico di Hamas predica la distruzione, fu legittimato da quell’Onu tirato in ballo solo quando serve. Hanno poco da sbandierare la bandiera della democrazia, questi signori così poco democratici da incendiare e distruggere, a volto coperto, ciò che capita loro sotto mano, compresi i mezzi delle Forze dell'Ordine, per rivendicare il diritto al dissenso, ma solo di chi la pensa come loro.

Celebrare la nascita dello Stato ebraico non significa affatto solennizzare un “evento luttuoso”, come sostengono gli esponenti musulmani dell’Ucoii e i vari Diliberto. Significa invece riconoscere ad un popolo che ha già sofferto molto il diritto di esistere e di esprimere la propria cultura. E magari, come invece suggerisce Valentino Parlato, fondatore de il manifesto, serve “per discutere, per criticare la politica di Israele, per difendere i diritti dei palestinesi che in questi territori sembrano diventati i nuovi ebrei”. Non convince la politica del Governo israeliano? Può darsi. Ma non si può confondere un popolo con le sue Istituzioni politiche: altrimenti dovremmo boicottare anche le Olimpiadi cinesi perché la Cina occupa il Tibet.

Se la vicenda della Fiera del Libro sembra “connotata soprattutto da grandi stupidità” - ad affermarlo è Saverio Vertone - non è più intelligente chi fa uscire su Internet la lista dei docenti italiani di religione ebraica. Comparsa il 16 gennaio scorso, si presentava come un blog il cui autore si identificava come “il re dei re Shaulos II”, utilizzava come slogan una tripla V, che stava per “via, verità e vita”, e l’abbinava ad un’immagine dei Magi. La maggior parte dei 162 professori citati, scrive il misterioso Re, “appartiene all'Università La Sapienza di Roma, ha un cognome ebraico e sostiene pubblicamente e politicamente Israele”, cioè “fa lobby e baronaggio sionista”.

Le proteste della comunità ebraica e la denuncia alla polizia avevano portato all'oscuramento del sito, poi però ricomparso. Ma hanno dato modo d’i- dentificare l’ideatore, di cui taccio il nome per non fargli pubblicità, ora indagato per “violazione della privacy”, in quanto - sostengono i giudici - mancano prove certe d’istigazione a delinquere, benché la lista si fregiasse dell’antisemitico titolo: “Boicotta Israele”. Non è la prima volta che costui vaneggia: già nell’agosto scorso aveva minacciato i radicali (“vi daremo la caccia e vi sgozzeremo come maiali”).

Un folle così è da biasimare: infatti non sono mancate, nei suoi confronti, critiche e condanne verbali, compresa quella del Ministro Fioroni che nell’elenco vede “una sorta di Ku Klux Klan digitale che stila liste di proscrizione antiebraica". Ma può anche essere pericoloso, se concorre ad aizzare l’antisemitismo: comprensibile, quindi, la presa di posizione della comunità giudaica. Che giustamente reclama il diritto alla vita e alla sua religione e tuttavia reagisce indignata di fronte alla modifica, apportata da Benedetto XVI alla Preghiera per gli Ebrei, già corretta da Giovanni XXIII che, nel 1959, aveva tolto l’aggettivo “perfidi” riferito ai Giudei. Il nuovo testo, tradotto dal latino, recita: “Preghiamo per gli Ebrei. Il Signore Dio nostro illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo Salvatore di tutti gli uomini. Dio Onnipotente ed eterno, Tu che vuoi che tutti gli uomini si salvino … concedi propizio che … tutto Israele sia salvo”. Sparisce la richiesta a Dio di sottrarre “quel popolo... alle sue tenebre”; ciò nonostante, secondo l’Assemblea rabbinica italiana, “è grave la sostanza ed anche la formula con cui è stata presentata e va contro almeno 40 anni di dialogo”, come spiega il rabbino capo di Roma, Di Segni. Dimentica, il rabbino, che sarà recitata solo nella trentina di chiese ove è stata fatta richiesta della liturgia in latino. E che i cattolici pregano prima di tutto per la propria conversione, solo dopo per quella di tutti i non cristiani. Dimentica soprattutto che, come dice il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani e della Commissione per i rapporti religiosi con l’Ebraismo, il dialogo “presuppone sempre che si rispetti la posizione e l’identità dell’altro”. Il che vuol dire riconoscere che, per i cristiani, Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini; e che pregare per la conversione di chi non crede in Lui è espressione di una speranza, formulata in nome della Fede, non un invito all’antisemitismo.

Egidio Todeschini   

19.2.2008