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Se il laicismo diventa oppio dei popoli L’anticlericalismo vuole imporre le sue ragioni facendole passare per Ragione. Il no di oggi alla religione è soprattutto un no al Cattolicesimo
L’opinione che la religione sia “l’oppio dei popoli” risale a molto prima che Marx la eternasse con il suo slogan. Abbondano, in merito, giudizi particolarmente eloquenti. Si va, per citarne solo qualcuno, da Seneca (5 a.C.-65 d.C.), convinto che essa “e' considerata vera dalla gente comune, falsa dai saggi, utile dai governanti”, allo storico Guicciardini (1483-1508) che auspicava di "vedere innanzi alla mia morte… liberato il mondo dalla tirannide di questi scellerati preti”; dal filosofo Blaise Pascal (1623-1662), per il quale “gli uomini non fanno mai il male così completamente ed entusiasticamente come quando lo fanno per convinzione religiosa”, a Giuseppe Mazzini (1805-1872) cui si deve la sentenza: "Libertà e Papa stanno in contraddizione”. In queste affermazioni, e nelle altre che ometto ma reperibili su Internet (Google.it - Citazioni Anticlericali) ove si segnala pure Dante (!), anche quando si parla genericamente di “religione” ci si riferisce in particolare alla Chiesa Cattolica e alle sue gerarchie. Il che non sorprende: era scontato che, nei tempi andati, i “laici” si opponessero all'ingerenza degli ecclesiastici nella vita e negli affari dello Stato e della politica in generale. Ingerenza che c’era, che lasciò le sue impronte nella storia occidentale, che influì, nel bene e nel male, sulle vicende degli Imperi allora esistenti; che, almeno in Italia, contribuì ad impedire la nascita di un sentimento nazionale, quindi, dello Stato. L’Alighieri, cattolico ma anche uomo politico, auspicò, come buona parte degli intellettuali italiani, la netta separazione tra “potere temporale” e “potere spirituale”, entrambi nelle mani della Chiesa. La quale “liquidò” Arduino, re d’Italia (1004); scomunicò due volte Federico II, re di Sicilia; s’intromise in tutti gli scontri tra Ducati e Marchesati, tra Principati e Signorie, tra questi e i “Liberi Comuni”; chiese aiuto agli stranieri che così s’impossessarono di vaste zone della Penisola. Un potere ridotto solo nel 1871 con la Legge delle Guarentigie ed eliminato con i Patti Lateranensi (1929), poi inseriti nella Costituzione. Ma la stessa Chiesa, se ha assunto poteri che esulavano dal suo compito, ha rappresentato pure - a riconoscerlo è il “laico” Ernesto Galli della Loggia – “l’unico aspetto unificante della Penisola, l’unico elemento veramente «italiano»…Ha determinato tratti decisivi della visione del mondo, del sentimento della vita, della sensibilità morale, del gusto” del nostro popolo, influendo notevolmente nel trasformare l’astratta “pietas” in concreta solidarietà, in pronta risposta ai bisogni altrui, in umanità, in rispetto della morale. Con la nascita dello Stato unitario, però, l’anticlericalismo non si smorzò, se il deputato Filippo Abignente si augurava “che la religione cattolica fosse distrutta” e se un altro deputato, Petruccelli della Gattina, si ripromise di “eliminare con il potere temporale anche il potere spirituale della Chiesa”. Tanto che San Leonardo Murialdo (1828- 1900) poté affermare che “Gesù Cristo è bandito dalle leggi, dai monumenti, dalle case, dalle scuole, dalle officine; perseguitato nei discorsi, nei libri, nei giornali, nel Papa, nei suoi sacerdoti”. Parole che paiono scritte oggi, trovando conferma in tanti episodi sconcertanti della nostra vita nazionale, dall’abolizione dei presepi e del Crocifisso nelle scuole alle leggi che contrastano con l’etica, all’ultimo spregevole episodio dell’Università La Sapienza di Roma (fondata da papa Bonifacio VIII nel 1303!) ove 67 docenti, contrari alla presenza di Benedetto XVI, ritenuto ostile alla scienza, lo hanno spinto a rinunciare all’inaugurazione dell’anno accademico. Così, oltre all’onta del lerciume campano, offriamo al mondo l’immagine di un’Italia, minoritaria quanto vogliamo ma prepotente, che censura chi non si adegua alla cultura dominante. Quella che intende libertà come licenza di fare ciò che si vuole, quando si vuole. Che elogia la moratoria della pena di morte ma approva l’aborto, anche eugenetico; che pretende di equiparare la famiglia naturale a quella omosessuale; che pensa che una messa funebre spalanchi le porte del Paradiso o che “fede è credere senza capire” (lo scrive, a Monaco, su “Contatto”, Rita Casadidio!). E che, per dimostrare l’ostilità della Chiesa nei confronti della Scienza, citano sempre e solo Galileo. Forse perché ignorano che l’Illuminismo poté nascere e vivere grazie all’unica sorgente medievale di cultura, il clero. Mi si obietterà che, essendo prete, non posso che prendere le difese della Chiesa. Cedo quindi la parola ad Ernesto Galli della Loggia che, nell’editoriale del 16 scorso sul Corriere della Sera, scrive a proposito dei fatti de La Sapienza: “E' la vittoria…della laicità scomposta e radicaleggiante, sempre pronta ai toni dell'anticlericalismo, che cinicamente ha usato la protesta… piegandola alle necessità della lotta politica italiana, delle risse del centrosinistra intorno ai Dico e all'aborto… E' la laicità che vuole ascoltare solo le sue ragioni scambiandole per la Ragione. Che, nonostante tutte le chiacchiere sull'Illuminismo… non sa che cosa sia la tolleranza, ignora cosa voglia dire rispettare la verità delle posizioni dell'avversario, rispettarne la reale identità. E' la laicità che dispensa i suoi favori e le sue critiche a seconda di come le torni politicamente utile… Laicità? Sì, una laicità opportunista… arrogante nella sua cieca radicalità”. Quindi, aggiungo io, una laicità degenerata in laicismo. Che oggi si rivela essere il vero “oppio” dei popoli. E che mette in gioco la libertà dell’Italia più che la stessa Fede dei Cattolici. Egidio Todeschini
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