Quelle fandonie dette in tv da Annozero

Vergognosa la trasmissione di Santoro sui “Crimini sessuali ed il Vaticano”. Altera verità, statistiche e norme giuridiche

 

“Ridatemi il mio microfono” aveva preteso tempo fa. Glielo hanno ridato ed eccoci serviti. Sono consapevole che criticare la trasmissione sulla pedofilia dei preti, presentata da Santoro nella puntata di Annozero del 31 maggio scorso, possa far pensare che la mia sia solo una filippica del tipo “Cicero pro domo sua”. Ma sento ugualmente il bisogno di dire ciò che penso e che so. Non per difendere a tutti i costi la Chiesa cui appartengo, bensì per amore di verità. Che sembra sia mancata, sia nel video acquisito dalla BBC inglese, sia durante il programma di Santoro che non ho seguito; sul quale, però, ho letto molti articoli, lettere di lettori, commenti favorevoli o scandalizzati. Ho anche ripassato su Internet la lettera Ad exequendam (= Per l’esecuzione), dal Card. Ratzinger inviata, nel maggio del 2001, ai Vescovi della Chiesa.

Lettera che seguiva quella del 30.4.2001 di Giovanni Paolo II, la Sacramentorum sanctitatis tutela (= Tutela della santità dei Sacramenti), che aveva lo scopo di “definire più dettagliatamente sia i delitti più gravi commessi contro la morale e nella celebrazione dei Sacramenti…, sia le norme processuali speciali per dichiarare o infliggere le sanzioni canoniche”. Tra i “delitti più gravi”, la pedofilia. Tra le novità procedurali, il segreto pontificio previsto fino a conclusione dei processi per tali reati.

 Da questa “novità” prese spunto la BBC inglese per il documentario, un lungo reportage sui crimini di pedofilia commessi da preti cattolici, conosciuti dalle più alte cariche della Chiesa e, vi si sostiene, volontariamente insabbiati. A suo tempo fu contestato dalla Conferenza episcopale britannica e in effetti non fu trasmesso. Fino a quando non è apparso su Internet, prima in lingua originale, poi con traduzione in italiano. Da qui l’idea di Santoro di comprare il filmato (con un esborso di 20.000 euro da parte della Rai) ed il successivo appello a non trasmetterlo firmato anche da 22 parlamentari italiani e da un’ottantina di docenti universitari.

Ho provato sconcerto a leggere. Non tanto per l’accusa di pedofilia rivolta dal contestato video a preti e porporati: non nego che qualcuno ceda alla debolezza della carne o, peggio, alla vile abitudine di abusare sessualmente di ragazzini/e. L'ammise perfino Benedetto XVI che, in occasione della Via Crucis del 2005, affermò senza mezzi termini: “Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza”.

A sconvolgermi piuttosto sono le falsità raccontate, sia nel filmato, sia da Santoro e dai suoi sostenitori, ma fatte passare per verità assolute. Calunnie che l’arcivescovo Fisichella, rettore dell’Università Lateranense, che era presente alla trasmissione, ha chiaramente e severamente stigmatizzate: “Ho notato il prurito di… volere a tutti i costi mistificare le notizie e soprattutto dare una lettura distorta dei nostri documenti. Questa… non è professionalità”. Dubito che il conduttore in questione abbia recepito il messaggio! Perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

E’ una calunnia, grave ed ingiusta, l’accusa rivolta a Joseph Ratzinger di aver “coperto” i crimini commessi da sacerdoti. Solo perché, da Presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede, impose il silenzio durante il processo canonico. Sia Colm O’ Gorman, realizzatore del video, sia Santoro fingono di non capire che tale silenzio serve a tutelare le vittime e lo stesso imputato, fino a sentenza definitiva. Simulano di non sapere che esistono due “Diritti” penali: quello della Chiesa, che condanna con la sospensione a divinis e con la scomunica; e quello dello Stato nel quale avviene il reato. Ed omettono di dire che, grazie a Ratzinger, la disciplina canonica allunga, rispetto a quelli statali, i termini della prescrizione.     

Dalla trasmissione si appura che, dal 1950 al 2002, ben 4.392 preti americani (su oltre 109.000) sono stati accusati di relazioni sessuali con minorenni. Non si specifica, però, che solo poco più di cento di essi sono stati condannati dai tribunali locali. E ciò per diversi motivi: denunce fatte ad avvenuta morte del presunto pedofilo; prescrizione del reato; relazioni con minorenni di oltre 16 anni e consenzienti, il che, in alcuni Stati americani, non costituisce infrazione. Ma soprattutto perché ci sono stati, tra gli accusati, molti sacerdoti risultati poi innocenti.

Il problema drammatico di preti pedofili esiste; è indubbio che, specie in America, alcuni vescovi, poi rimossi o obbligati alle dimissioni dallo stesso Card. Ratzinger, siano stati un po’ troppo “buonisti”. Ma esagerarne le dimensioni e trascurare di citare le percentuali di chi è stato vittima di abusi nelle scuole coraniche, in famiglia o negli asili, è solo frutto di pregiudizio e di ideologia laicista. Quel pregiudizio anticattolico che fa sostenere che il sacerdozio sia uno stato di vita “a rischio”, proprio a causa del celibato, ma che non spinge a raccogliere con la stessa sistematicità dati sulle denunce fatte a carico di pastori protestanti, rabbini, imam e maestri di scuola.

Sta di fatto che la percentuale di condanne a carico di quest’ultimi, in maggioranza sposati, è analoga, in alcuni casi addirittura più alta, rispetto ai preti della Chiesa cattolica. Semmai – per quanto non sia politicamente corretto dirlo – i dati confermano che il rischio pedofilia è maggiore tra gli omosessuali. Tuttavia - cito da un articolo di Massimo Introvigne, presidente del Cesmur (Centro Studi Nuove Religioni) - “quando Benedetto XVI ha raccomandato ai vescovi americani maggiore cautela prima di ordinare come sacerdoti seminaristi che manifestano un orientamento omosessuale, gli stessi media, compresa la BBC, che invocano misure durissime contro il rischio pedofilia hanno accusato il Papa di essere omofobo.” Dov’è la coerenza?

Va ribadito a chiare lettere che anche un solo caso di sacerdote pedofilo è un dramma per la Chiesa; non è tuttavia generalizzando, anzi, mentendo, che si risolve il problema. Santoro e O’ Gorman e lo stesso condannato e sospeso a divinis Oliver O’ Grady, che appare a lungo nel filmato, ci sguazzano, invece, nelle menzogne. Senza rendersi conto che così alimentano una irreligiosità che certo non aiuta a migliorare il clima sociale nel quale viviamo. E che far passare per oro colato bugie e calunnie non significa affatto fare del buon giornalismo.

Egidio Todeschini
9.6.2007