Quando si dice analfabetismo religioso

Tanti i fatti di cronaca nera che parlano di violenze e di soprusi. Una

disumanità che trova alimento nella scristianizzazione dei costumi

 

 Se le vicende politiche, italiane ed internazionali, ci fanno spesso avvilire ed irritare, a seguire la cronaca cosiddetta “nera” c’è da restare sgomenti, addirittura sconvolti. Assistiamo ad un continuo susseguirsi, ovunque, di violenze, di stupri, di omicidi, di rapimenti, di aggressioni, di rapine a mano armata, di vendette, perfino di litigi che degenerano, con estrema facilità, in assassinio. E veniamo a sapere che è costante il proliferare di gang nelle quali l’età media dei componenti va progressivamente diminuendo e l’inevitabile multiculturalismo si trasforma in associazione plurietnica a delinquere.

Non è fenomeno solo italiano: ormai nel mondo cosiddetto “civile” avviene di tutto. Si sa di donne rapite e violentate, magari in pieno giorno; di “ex” fidanzati o coniugi soppressi per ripicca o per gelosia; di professionisti uccisi per futili motivi; di anziane signore picchiate selvaggiamente; di commercianti derubati e fatti fuori; di amici che si azzuffano per un nonnulla fino a scannarsi. Si sa anche che, sempre più spesso, le vittime sono giovanissime: bimbi che scompaiono, neonati soppressi o abbandonati, adolescenti presi come ostaggio o adoperati – dal padre! – come scudi, giovinetti che assistono impotenti all’uccisione del genitore, minorenni scippati o picchiati da coetanei, ragazzini insidiati e oltraggiati da pedofili. Che spesso sono parenti.

Un orrore che si ripete quotidianamente, che stringe il cuore, che sembra rendere vano eloquio la dichiarazione dei diritti dei fanciulli, che parla di una disumanità dilagante, in contrasto con la pretesa che vuole l’Uomo occidentale sempre più evoluto. Qualcuno afferma che trattasi di “fatti sempre esistiti, oggi solo più noti grazie ai mezzi d’informazione”. O, comunque, di eccezioni, di azioni perverse compiute da un numero relativamente ridotto di persone.  

Può darsi: ma quand’anche fosse solo una questione di maggiore diffusione di notizie, c’è da domandarsi in cosa consiste il tanto vantato nostro progresso culturale, se non riusciamo, non dico a mettere fine, ma almeno a ridurre tali obbrobri; c’è da chiedersi in cosa consistono le osannate conquiste in tema di diritti civili o gli altrettanto entusiasti proclami di pace, di dialogo, di concordia, di solidarietà, di uguaglianza, di rispetto del prossimo, se poi si continuano a registrare tanti fatti di crudeltà e di violenza. C’è soprattutto da interrogarsi sul perché, ammesso che a delinquere sia solo una minoranza, essa sia sempre più composta da giovani, quando non addirittura da ragazzini.

Certo, la noia, il protagonismo, l’aggressività, la voglia di facili guadagni e la tendenza a trasformare in diritto ogni desiderio - tutte attitudini che spingono o possono spingere ad azioni criminali o, quanto meno, a violare le regole del buon gusto, del rispetto degli altri e della fratellanza - sono frutto della mentalità corrente, di un’educazione carente o troppo permissiva, della crisi delle famiglie, dell’abitudine ad avere tutto e subito, dello spirito di emulazione, di quei vizi caratteriali che l’infiacchimento dei costumi non aiuta affatto a correggere. 

Una relazione di causa ed effetto che, senza dubbio, trova origine nella scristianizzazione del mondo occidentale, nell’ignoranza sempre più diffusa dei precetti basilari del Cristianesimo, nella scarsità di cultura religiosa, nell’indifferenza con la quale si reagisce alla perdita dei valori etici o alla loro selezione, in nome della scienza, delle abitudini correnti, del piacere personale, dell’infatuazione conformistica del momento.

Non sono io a dirlo, purtroppo sono le statistiche ufficiali a confermarlo. In Italia, nel 2005 la percentuale di studenti che non hanno seguito l’ora di religione è passata dall’11,7% al 37,6%: non credo proprio che ciò sia dovuto solo alla presenza in classe di ragazzi appartenenti ad altre religioni, è piuttosto una scelta precisa delle famiglie. Non è un caso se aumenta il numero di bambini non fatti battezzare dai genitori che si giustificano dicendo che “così decideranno loro, da grandi”. O, di conseguenza, di adolescenti non spronati a santificare il giorno del Signore. Regola, questa, sempre meno osservata: la frequenza alla Messa domenicale è passata dal 70% del 1950 al 27% di oggi!

 Non stupisce, quindi, che sia in vertiginoso aumento l’analfabetismo religioso. Non sosprende ma spaventa appurare che neppure l’Italia brilla per preparazione catechistica, nonostante il suo essere prevalentemente cattolica e nonostante la presenza della Chiesa: basta aver seguito, sia pure sporadicamente, qualche trasmissione a quiz per rendersi conto del vuoto culturale in materia di Bibbia e di Vangeli. Anche quando le domande sono di evidenza lapalissiana: come si fa a non sapere a chi si riferisce Dante, nella sua Divina Commedia, quando invoca la “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio”? O attribuire a Ponzio Pilato (a Ponzio Pilato che Lo condanna a morte?) la risposta “Tu sei il Cristo” a Gesù che chiede “Chi dite che io sia”? 

Non ho dati relativi all’Europa ma non credo che stia molto meglio di noi, in fatto di conoscenze bibliche ed evangeliche. Del resto, a testimonianza inequivocabile, c’è il successo del blasfemo libro “Il Codice da Vinci” – 40 milioni di copie vendute - e del film che ne è stato tratto. Pare – è notizia di qualche giorno fa – che quest’ultimo batta in incassi la pellicola di Mel Gibson “La passione di Cristo”. Ed è tutto dire. Non fanno eccezione alla regola dell’ignoranza religiosa gli Stati Uniti, ove però la rivista Harper’s Magazine si è proposta di studiare il fenomeno. I risultati sono disperanti, ne cito un paio: ben pochi Americani sanno, sia pure a fatica, “nominare un solo evangelista” e “solo il 40% riesce a citare almeno quattro dei Dieci Comandamenti”. Il che equivale a dire che il rimanente 60% ne conosce ancora meno.

Già, i Comandamenti. Forse, se i ragazzini apprendessero fin dall’infanzia che il decimo ordina di “Non desiderare la roba d’altri”, rinuncerebbero ad organizzarsi in gang per rubare meglio. E, forse, se gli adulti ne conoscessero il sesto “Non commettere atti impuri”, saprebbero far fronte alla pedofilia o alla voglia di stuprare. E se le mamme capissero cosa significa “Non uccidere”, si asterrebbero dall’abortire o, peggio, dall’eliminare il neonato. Ripassiamoli, i Comandamenti: il Signore ci ha sì riconosciuto il libero arbitrio. Ma ci ha dato anche le regole per vincere il Male.

    Egidio Todeschini

17.6.2006