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Non accolliamo alla Natura i drammi d’Italia Il terremoto in Abruzzo e l’alluvione nel Messinese. Tragedie delle quali sono responsabili soprattutto i cittadini e i politici. Fino a quando?
“O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? / perché di tanto inganni i figli tuoi?”. Di primo acchito, a seguire le tragedie, imputate al clima e alla geologia, che hanno travolto due Regioni italiane, viene spontaneo andare con la mente ai versi con i quali Giacomo Leopardi, sconvolto per la morte di Silvia, se la prendeva con la natura matrigna. Cos’è, se non un fatto naturale, il terremoto che ha distrutto, in Abruzzo, case e vite? E chi è responsabile, se non l’abbondante pioggia, dell’alluvione che in Sicilia ha provocato sciagure e rovine con terra e massi che precipitano dalla montagna? Poi senti il Vescovo di Messina, Mons. La Piana, che, con occhi carichi di pietà e tono severo, accusa: “Non è colpa della natura. Qui le responsabilità sono terrene. Adesso è tempo di solidarietà e di soccorso. Ma deve pur essere indicata la vera colpa”. E ti chiedi chi ha ragione, se il vescovo di Messina o il poeta di Recanati. A dare la risposta è il Presidente della Protezione Civile, Bertolaso, il quale imputa i crolli e le vittime alle costruzioni mal fatte nell’Aquilano e all’ambiente dissestato da incendi ed edilizia abusiva nel Messinese. Qui, nell’ultimo decennio, le precipitazioni avevano già provocato danni e smottamenti, soprattutto nel 2007, quando la pioggia aveva fatto straripare 8 dei 35 fiumicelli che attraversano il territorio. Non si registrarono morti, per fortuna, ma fu ugualmente ordinato all'Ispettorato Forestale di effettuare una indagine in merito, i cui risultati non lasciavano dubbi. Tra l’altro, nella relazione finale, nella quale si fa riferimento anche alle precipitazioni del 1996, considerate come “avvisaglie molto significative”, si legge: “Costruire a ridosso di una montagna è sempre sconsigliato, ma nel caso di Giampilieri, dove i boschi non sono più integri e in alcun modo possono ostacolare il piano di scorrimento di una eventuale frana, è da considerarsi assolutamente rischioso”. E già nel 2002 il Wwf aveva denunciato “il venir meno della vegetazione boschiva nell'area di Giampilieri, soprattutto per via di incendi”. Denunce che s’incrociavano con quella di Legambiente e della Protezione Civile, secondo cui 273 Comuni siciliani, dei quali 91 in provincia di Messina, sono a rischio idrogeologico a causa di “un sempre maggiore carico urbanistico dell'area”. Alle quali, tuttavia, non è stato dato seguito e che, quest’anno, hanno trovato conferma nei due Comuni maggiormente colpiti da frane e smottamenti, Scaletta Zanclea e Giampilieri, ove sono andate in rovina parecchie edifici abusivi costruiti perfino nell'alveo del torrente. E dove, tuttavia, i primi cittadini continuano ad addossare la colpa alla natura che ha fatto piovere “più del solito”, non all’incuria dell’Amministrazione e al mancato controllo dell’abusivismo. Eppure a Giampilieri, degli 11 milioni di euro stanziati allo scopo nel 2007, ne furono spesi solo 900 mila. Non per risanare il territorio, bensì per “esigenze politiche”, come dire “per relazioni pubbliche, di rappresentanza e di funzionamento del sindaco”. A rivelarlo è uno dei consiglieri dell’Ordine dei geologi, Pinnizzotto, che aggiunge: “Spesso accade che i finanziamenti destinati a mettere in sicurezza il territorio finiscano altrove. A ogni emergenza se ne parla un po’ e poi non si fa niente, lasciando che acqua e fango dilaghino in modo selvaggio”. Salvo poi, a tragedia avvenuta, ripiegare sull’immancabile scaricabarile: la Regione dà la colpa “alla gente che fa abusivismo”; la Protezione Civile siciliana “agli amministratori locali che non controllano”; questi alla Giunta Regionale “che promette ma non fa” o ai politici nazionali e alla stessa Protezione Civile “che non danno soldi e permessi”; la Procura a chi ha rilasciato i permessi edilizi; i vigili alle amministrazioni comunali che non fanno pagare le multe. Non a caso il capo del Genio Civile messinese, Gaetano Sciacca, accusa: “A Messina… manca innanzitutto la consapevolezza di quanto sia necessaria la difesa del territorio se realmente si vogliono evitare tragedie come quella di Scaletta e Giampilieri. In questa città non si è mosso mai nulla tranne poi fare bei discorsi quando ci sono i morti”. In effetti, sembra che siano state ignorate e mai eseguite le centinaia di demolizioni ordinate dalla Magistratura: 1.191 negli ultimi tre anni. Tanto da spingere la Procura locale a riconoscere: "Si è tollerato troppo". Ora, a firma del procuratore Lo Forte, apre un’inchiesta per disastro colposo “contro ignoti” e promette che “riesaminerà tutte le pratiche”. Ma restano i dubbi: riuscirà a stabilire chi, tra Regione, Protezione Civile, Prefettura e Comuni, è più responsabile? E chi, nel frattempo, provvederà a che valanghe e smottamenti, con relativi morti, non continuino? Qui e altrove. Perché, purtroppo, non è solo la Sicilia a trovarsi nei guai: da Nord a Sud, il territorio italiano continua da tempo ad uccidere. Secondo Legambiente, le costruzioni abusive esistono nel 77% di paesi e città, “5.581 dei quali sono a rischio idrogeologico”. O hanno già subìto danni e vittime. Basta pensare a Sarno e dintorni, ove, nel 1998, 140 frane uccisero 160 persone; o ai morti registrati per gli stessi motivi, tra il 2008 ed il 2009, in Sardegna, nel Cadore, nel Trapanese e a Roma. Nonostante l’articolo 9 della Costituzione reciti: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Ha ragione il Ministro Brunetta a chiedere “un bell'esame di coscienza” per la tragedia di Messina, perché quanto successo è “il frutto della cattiva Italia, della nostra cattiva coscienza, politica e collettiva”. Di quella cattiva Italia cui il già citato Leopardi diceva: “Piangi e di te stessa ti disdegna / Che senza sdegno omai la doglia è stolta”. Egidio Todeschini 22.10.2009 |