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Se l’uomo pensa di sostituirsi a Dio Si acutizza la polemica sull’aborto e sulla legge che lo legalizza. Le bugie degli abortisti e le verità della scienza
C’era da scommetterci: la discussa e discutibile legge 194 che legalizza l’aborto è diventata un totem, un tabù da non toccare. E chi osa farlo si prende tutti gli insulti, da retrogrado a “servo della Chiesa”, che vanno di moda anche quando c’è di mezzo il valore della vita da difendere. E se a parlare è un cardinale, apriti cielo, lo si accusa di tutto, dall’ingerenza nella laicità dello Stato alla violazione della Costituzione. Li riceve, gli epiteti, anche chi, come il ministro della Salute, Storace, pretende il rispetto delle norme vigenti, cioè la sperimentazione, in Italia, di un farmaco - la pillola abortiva RU-486 - prima del suo uso. O chi si limita a chiedere che sia fatta una verifica per controllare se la 194 sia stata regolarmente applicata in tutte le sue disposizioni, compresa quella che punta “a far superare le cause che possono indurre all’interruzione di gravidanza” eventualmente anche con “la collaborazione volontaria” di associazioni (art. 2). Quanto basta per far scattare gli abortisti, il radicale Capezzone in testa, sul piede di guerra: a sentir loro, rifiutare l’aborto significa incrementarne quello clandestino, ledere i “diritti delle donne”, limitare la scelta “responsabile e consapevole” della maternità, rischiare di mettere al mondo un bambino indesiderato e magari anche geneticamente malformato. E, a sostegno della loro tesi, sparano dati statistici parziali o alterano sfacciatamente la verità. A rilevarlo non sono solo io. Dicono, per esempio, che dal 1978, anno dell’approvazione della “storica” legge italiana in materia (entrata però in vigore solo dopo il referendum del 1981), le interruzioni provocate di gravidanza si sono ridotte del 35% e che continuano a calare, così come diminuiscono quelle clandestine alle quali ricorre ancora chi, per adulterio o giovanissima età, vuole tener nascosto il proprio stato di donna incinta. Non citano però la cifra ufficiale in merito, quella che denuncia qualcosa come 136.700 aborti provocati nel solo 2004: un esercito di innocenti fatti fuori legalmente e a spese dello Stato. E si guardano bene dal rivelare che, di aborti nel mondo, se ne praticano ben 53 milioni l’anno (dato fornito nel 1997 dall’Organizzazione mondiale della Sanità). Una mattanza, pari al numero di Caduti della II° Guerra Mondiale, che dura da almeno 30 anni e della quale non si parla mai. Benché faccia più vittime dei 6 milioni di bambini africani che muoiono annualmente per fame. Gli abortisti pretendono anche di aver contribuito a salvare la vita a centinaia di migliaia di donne, prima vittime delle “mammane”. E raccontano che la 194 ha fatto calare gli aborti clandestini del 79%. Mentono in entrambi i casi. Pretendono di farci credere che si conosca il numero preciso degli aborti clandestini, come se non fossero, appunto, clandestini! E che quello legale sia sicuro. Non lo è e a dirlo sono i medici che lo praticano. Esso può compromettere le facoltà riproduttive, comportando un’irreparabile lesione degli organi interni. Può danneggiare il sistema immunitario. Può provocare successivi aborti spontanei (35% in più rispetto alle donne che non hanno mai abortito), parti più difficili, nascite premature (da 2 a 3 volte superiori), cancro al seno o gravidanze extra-uterine. Senza contare gli effetti psicologici – depressione, senso di colpa, alcolismo, ecc. – che ne conseguono. Anche l’ormai famosa pillola RU-486 che ha dato l’avvio alle polemiche attuali è meno sicura di quanto i suoi sostenitori vogliano far credere. Certo, offre il vantaggio di evitare l’ospedalizzazione, è più indolore e costa meno allo Stato. Sta di fatto, però, che, in California, sono morte quattro ragazze una settimana dopo averla presa. E che, sempre negli Stati Uniti, l'Ufficio per il Controllo Farmaceutico e Alimentare ha pubblicato una nota di allarme a riguardo, proibendone l'importazione ad uso personale, poiché essa comporta un pericolo, fisico e psicologico, per la donna. Basti pensare che chi la usa – il virgolettato è di Edward Saking, ex manager della ditta francese Roussel Uclaf che la produceva – deve convivere “con il proprio feto abortito durante almeno una settimana. Si tratta di una spaventosa prova psicologica». Ma il Capezzone e quanti si associano a lui questo non lo dicono. Non si chiedono neppure mai se veramente abbiamo il diritto, in nome di un egoismo personale o di una difficoltà economica, di ignorare la sofferenza del feto, smembrato nell’aborto chirurgico ed ustionato dalla pillola abortiva. Quel minuscolo essere che cresce nel ventre della madre – è dato appurato dalla scienza – sente il dolore: davvero possiamo pensare di poterlo infliggere senza sentirci in colpa? Perché piuttosto non chiedono una semplificazione della legge sulle adozioni? Perché non colmano la lacuna informativa che non permette a tutti di sapere che un figlio indesiderato può essere alla nascita affidato a genitori adottivi? Anche l’Unione Europea afferma che l’aborto non deve essere promosso come metodo di pianificazione familiare; infatti raccomanda agli “Stati membri di adoperarsi per attuare una politica che ne consenta la riduzione, in particolare attraverso la fornitura di servizi di consultorio e pianificazione familiare”; e chiede che “vengano fornite informazioni imparziali, scientifiche e chiaramente comprensibili”. Fin qui la scienza e la politica. Ora parla il prete. L'aborto esiste fin dai primordi della storia. Come il peccato, esso ha radice nella ribellione dell'uomo al Padre Eterno. Ma se gli antenati lo praticavano, la nostra epoca atea e materialistica, rifiutando l'eredità cristiana e ritenendosi in grado di sostituirsi a Dio, abbassa il livello di civiltà al di sotto di quello dei pagani. Posso dirlo o passo per oscurantista? Egidio Todeschini 26.11. |