L’Italia non può accogliere tutti

Non riesce a far fronte da sola al problema dell’immigrazione ma l’UE lascia il nostro Paese nei guai. L’Europa degli egoismi nazionali

 

Che l’Ue non reagisse positivamente all’intensificarsi dell’immigrazione in Italia c’era da aspettarselo: da tempo, ormai, dimostra di essere solo “un'espressione geografica”, come l’ha definita il nostro Ministro degli Interni rientrando dal Lussemburgo, capace solo di sperperare, a spese dei contribuenti, fior di milioni di euro e di preoccuparsi della lunghezza dei cetrioli. Non è il caso di uscirne, come lo stesso Maroni e Berlusconi hanno prospettato, suscitando la reazione negativa del Capo dello Stato che, tuttavia, nei giorni precedenti aveva sollecitato un chiarimento sulle “direttive e linee guida delle Istituzioni europee sul tema dell’immigrazione”. Ma è disumano scaricare sull'Italia, in nome dei Trattati, i problemi legati agli sbarchi di chi proviene dal Nord Africa. A riprova che, a dettar legge nell'Unione, sono “i soci principali, sono ora le urgenze di Sarkozy ora il nuovo nazionalismo mercantilista tedesco”, come scrive sul Corriere della Sera l’editorialista Franco Venturini. Cui fa eco, con un severo giudizio, Antonio Martino, ex ministro della Difesa, che ritiene l’Unione Europea “inesistente”, in quanto “chi sbarca a Lampedusa, non arriva solo in Italia ma arriva in Europa e allora l’Europa non può dire all’Italia arrangiatevi, il problema è vostro, perché il problema è europeo”.

In effetti, l’UE non ha valutato a fondo la situazione. E’ vero che la maggior parte degli immigrati è tunisina; ma ormai sulle coste italiane approdano anche Etiopi, Somali, Nigeriani e Libici - secondo la commissaria agli Affari interni dell’UE, Cecilia Malmstroem, 450mila persone hanno abbandonato la Libia, 225mila delle quali sono andate in Tunisia -  che hanno affrontato o affrontano momenti di difficoltà ai quali occorrerebbe, per spirito di solidarietà, offrire un aiuto. Certo, l’articolo 5 degli Accordi di Schengen impone che gli immigrati extracomunitari debbano avere risorse economiche per mantenersi e documenti in regola. Ma, a parte che la Francia ha finora bloccato a Ventimiglia tutti i Tunisini che vi volevano entrare, senza effettuare i necessari controlli, la Direttiva 55 prevede l’immediata conces­sione dello status di rifugiato per un periodo di tempo limitato “a tutte quelle persone che fug­gono da Paesi in cui la loro vita sarebbe a re­pentaglio in caso di rientro”,  o che sono “a serio rischio…di sistematiche o generalizzate violazioni dei loro diritti umani”.

Norma invece trascurata dall’UE, tanto da spingere l’eurodeputato Magdi Cristiano Allam a scrivere su il Giornale, “che questa Europa è essenzialmente un colosso di materialità, ma del tutto priva di un'anima che la renda capace di accogliere le istanze reali e profonde” degli Italiani e degli immigrati. Critico pure il premier polacco Donald Tusk, secondo il quale “siamo di fronte alla grande ipocrisia di un'Europa che si ricorda dei diritti umani solo quando le fa comodo”. Cui fa eco il francese prof. Todorov che, in un’intervista, afferma: “Viviamo in uno stato di perenne incoerenza: da una parte abbiamo l'euro e lo spazio Schengen, dall' altra, appena uno Stato ha un problema, ricadiamo immediatamente nell'egoismo nazionale. Trovo questo riflesso davvero deplorevole, un segno che le nostre élite politiche non sono realmente europee”. E se a dirlo è un Francese!

Indubbio, inopportune le parole di Berlusconi che afferma: “se l'Europa non si mostra unita sulla vicenda immigrati, tanto vale tornare indietro ai singoli Stati”. O quelle di Maroni che si chiede “se davvero abbia un senso continuare…a far parte dell’Unione Europea”. Ma è vergognoso impuntarsi su espressioni verbali, dettate da una situazione tragica e costosa che la stessa Malmstrom riconosce essere “effettivamente molto difficile sul piano umano, sul piano economico e su quello del sistema di controllo alle frontiere dell’Unione”. Salvo poi contraddirsi affermando che non ci sono “le condizioni perché il Consiglio europeo adotti una misura straordinaria di protezione umanitaria”. Dimenticando, evidentemente, che, se l'Occidente bombarda alcune zone della Libia per “proteggere i civili”, il minimo è che poi dia accoglienza a quanti ne fuggono. Che il problema non può essere solo italiano. Che Sarkozy ha violato gli accordi di Schengen ripristinando la dogana fra Italia e Francia. Ed imposto alla stampa francese di non parlare di quanto successo a Ventimiglia. Sarà un caso, ma stupisce sapere che in quello Stato e fino all’incontro dei Ministri a Lussemburgo, non ci sia stato un articolo o un servizio televisivo o radiofonico in merito. Un atteggiamento sconcertante in democrazia.

Inutile negarlo, ci troviamo di fronte ad un lassismo che fa perdere credibilità all’Unione Europea che sembra esistere solo nella gestione bu­rocratica di se stessa. Che, nelle evenienze drammatiche ed im­previste, asseconda l'interesse dei più forti, dando così di sé la peggiore delle immagini possibili. Che si dimostra assente di fronte al problema, politico e da condividere, dell'immigrazione. E che solo l’opposizione italiana giustifica, accusando il Governo di non avere “credibilità sufficiente per le cose che facciamo e diciamo in Europa”, grazie a quell’antiberlusconismo ad oltranza che spinge ad imputargli anche la responsabilità della recente strage nelle acque maltesi, diventate nei titoli della Stampa e de La Repubblica “il mare di Lampedusa”! Un’incuria, quella dell’UE, che anche la Chiesa stigmatizza, rilevando su Avvenire di aver adottato l’opzione militare in Libia (Giorgio Ferrari: “Come dire, bombe sì, profughi no”!). Che spinge il card. Bertone a dire che “l’Europa ha profondamente deluso”. E che lo stesso ex commissario Barroso ora contesta.

Egidio Todeschini

12.4.2011