Continuano le persecuzioni dei cristiani
Più per smania di potere che per motivi religiosi. E’ il caso di reagire
riconquistando i valori etici. L’Europa o si sveglia o diventa islamica
Attualmente la
stampa insiste molto sui problemi della crisi economica e poco sulle stragi dei
Cristiani, delle quali spesso non rileva i motivi (ateismo comunista e
desiderio di egemonia islamica) che le suscitano. Chi sa che, dei
70 milioni di martiri nei 2000 anni di Cristianesimo, 45 milioni sono da
ascriversi al 20.mo secolo? Che dei 50 Paesi ove avvengono tali massacri, 35 sono
musulmani, gli altri filosovietici? Che, dal 2000 al 2011, sono stati uccisi 289
tra vescovi, preti, suore, seminaristi e catechisti? E che, secondo Giacomo Introvigne,
sociologo delle religioni, ogni anno muoiono circa 105 mila Cristiani e che sono 100 milioni quelli che, nel mondo arabo o comunista, vivono in
povertà, senza libertà religiosa e rischiando la vita? Solo in
Cina, Mao ne uccise 70 milioni e ancora oggi Pechino continua a non riconoscere il diritto alla libertà di
fede. Nella marxista Corea del Nord non ci sono più
suore né sacerdoti e sono scomparsi 300.000 Cristiani. Non vanno meglio le cose
nel Myanmar (ex Birmania), retto da una giunta militare di sinistra. Pure nel
Vietnam le popolazioni cristiane, concentrate nelle zone montane del Paese, sono
da anni oggetto di persecuzioni e vessazioni di ogni tipo. Idem a Cuba e nei
Paesi dell’America latina retti da Governi comunisti (Messico e Colombia,
soprattutto). Atrocità delle quali si sa, in genere, poco o nulla.
Scontato che impressionino di più le cronache
relative agli Stati islamici. In Nigeria, per esempio, dove, nei primi giorni
di gennaio, sono stati uccisi 22 Cattolici, ai quali si aggiungono gli 80 massacrati
la notte di Natale a Jos da dove centinaia hanno dovuto scappare. L’Arcivescovo
Ignatius Ayau Kaigama ha dichiarato: “Queste persone ammazzano quasi ogni giorno…
a loro basta uccidere... Siamo quasi in prigione ed è una cosa molto dolorosa”.
Da anni pure in Iraq continuano i massacri, tanto da spingere Monsignor Louis
Sako, arcivescovo cattolico-caldeo di Kirkuk (cittadina a Nord del Paese) a preannunciare
che, dopo l’attacco contro la chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso,
avvenuto il 31 ottobre, in cui sono rimaste uccise 57 persone, a Natale non
sarebbe stata celebrata, a Baghdad, Mosul e Kirkuk,
Ma l’Occidente non reagisce. Certo, il Parlamento
europeo, con una risoluzione adottata il 28-10-
Certo, i terroristi islamici sono ostili al Cristianesimo
e all’Ebraismo, ma non per motivi esclusivamente religiosi, bensì per
smania di potere, come dimostra l’antagonismo iracheno tra sciiti e sunniti ed
i tanti attacchi che si registrano ovunque a danno degli stessi Musulmani. Ma,
proprio perché non è guerra di religione, bensì di conquiste
territoriali, il mondo occidentale dovrebbe reagire in maniera più
coerente, se non vuol rivivere il clima che portò, nel 1453, alla presa
di Costantinopoli da parte dei Musulmani. Che prevalsero perché l’Impero Romano
d’Oriente registrava, all’epoca, un notevole calo demografico ed il prevalere
di una concezione edonistica, a scapito di quella spirituale. Praticamente,
quel “relativismo” e quella riluttanza a figliare che caratterizza oggi il nostro
Continente e gli Stati Uniti. Fattori negativi ai quali si aggiunge la perdita dell’identità religiosa e culturale.
E che spingono a dire “Svegliati, Occidente, e riscopri i valori etici e
sociali”. Quelli che permisero la vittoria della battaglia di Lepanto,
salvandoci dal dominio musulmano.
Egidio Todeschini
12.1.2012