MIME-Version: 1.0 Content-Type: multipart/related; boundary="----=_NextPart_01CCB4FF.49A91660" Tento dokument je webová stránka tvořená jedním souborem, rovněž nazývaná soubor webového archivu. Zobrazí-li se tato zpráva, znamená to, že prohlížeč nebo editor nepodporuje soubory webových archivů. Stáhněte si prohlížeč, který podporuje webový archiv, například aplikaci Windows® Internet Explorer®. ------=_NextPart_01CCB4FF.49A91660 Content-Location: file:///C:/C8F73227/Stalking.htm Content-Transfer-Encoding: quoted-printable Content-Type: text/html; charset="us-ascii"
Il
vero progresso è rispettare la donna
Ogni giorno soprusi e violenze. Con dati allarmanti
anche nei Paesi evoluti. La Giornata internazionale istituit a
dall’Onu
Anche Gloria Zatti, fondatrice
dell'Associazione Tuscolana Solidarietà (ATS), nata per dare un riscatto
sociale alle persone in disagio socio-familiare per violenza, povertà,
abbandono e sfruttamento, afferma che sono ancora moltissim i i soprusi quotidiani,
a dimostrazione della mancanza di rispetto tuttora vigente da parte dell'uomo
che vede nella donna o un corpo da sfruttare ed umiliare o la padrona di casa
da usare come cameriera. Un accanimento psicologico e fisico normale nel mondo
islamico che non riconosce ancora la parità dei sessi; dove è
ammessa la poligamia ed il ripudio della moglie; ove centinai a di donne e
bambine, spesso trattate come animali ed utilizzate persino come merce di
scambio per ripianare debiti fra clan, vivono a rischio di rapimenti, stupri,
abusi e matrimoni coatti. Diffuso anche in alcuni Paesi, come India e Cina, che impongono l'aborto selettivo (le donne
sono indotte a partorire solo figli maschi), oltre alla sterilizzazione o gravidanza forz= ata.
Senza arrivare
a tali eccessi, anche nel nostro Occiden= te, nei
decenni passati, capitava spesso che fanciulle, spose e madri subissero soprusi
e violenze dal padre o dal marito che, da “padrone”, ne sfruttava
l'attitudine al sacrificio e la sottomissione. Un fenomeno che solo da pochi
anni ha suscitato un dibattito pubblico, benché manchino ancora politiche
di contrasto, di sensibilizzazione e di formazione. Le ricerche compiute negli
ultimi dieci anni dimostrano che la violenza contro le donne, spesso obbligate
a prostituirsi, è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli
in via di sviluppo. Che le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte
le classi culturali e a tutti i ceti economici. E che, ad abusare ed offendere,
attraverso minacce, maltrattamenti fisici e psicologici, atteggi amenti
persecutori, percosse, abusi sessuali, uxorici= di,
sono molto spesso i familiari, mariti e padri, ai quali si aggiungono gli
amici, vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio.=
Certo, oggi le donne lavorano,
fanno le imprenditrici o le giornaliste, sono presenti nei Parlamenti, assumono
incarichi istituzionali, insegnano nelle Universit&agave;, conducono spettacoli
televisivi, dirigono o partecipano a dibattiti politici nelle manifestazioni
in piazza o in Tv. A dimostrazione che, almeno in teoria, è stata riconosciuta
la parità dei sessi. Ma si registrano ancora molti casi di stalking,
nonché di varie violenze: il 27 settembre 2003 il Consiglio d’Europa
affermò che rappresentano la prima causa di morte delle donne europee
fra i 14 e i 44 anni. Un assedio quotidiano che
a stare ai risultati di un recente sondaggio dell’Ons (Osservatorio
nazionale sullo stalking), solo in Italia, vede ogni anno vittime di ave;
40 ragazzine, mediamente sui 16 anni, che spesso non trovano il coraggio di
denunciare. Senza contare quelle
costrette alla prostituzione. Che forse, grazie al maggior controllo
dell’immigrazione, manca in
Svizzera ove, però, nel 2010 si sono registrati 789 casi di violenze
varie,
Sembra che solo il 10% dei
maltrattatori abbia problemi psichiatrici, le loro angherie domestiche non
dipendendo da fattori sociali, economici, razziali o religiosi, bensì
dalla volontà di esercitare potere e controllo sulle donne. E, per
ottenerlo, fanno di tutto, dal picchiare all’insultare, dal costringere
ad atti sessuali all’uccidere. Indubbio, sono venuti meno, nei nostri
tempi, l’etica ed il pudore femminili, sopraffatti da un’errata
concezione di autonomia e di libertà di com-portamento, anche sessuale,
e d’abbigliamento. Ma ciò non giustifica le brutalità
maschili. Certo, non tutti i maschi sono mostri, così come non ogni
dama è perfetta. In un “Appello agli uomini” del settembre
2006, l’Associazione Maschile scriveva: “Assistiamo
a un ritorno quotidiano della violenza esercitata sulle donne, con dati allarmanti
anche nei paesi ‘evoluti’ dell’Occidente democratico”.
E concludeva con la speranza di “una svolta evidente nei comportamenti
quotidiani e nella vita di ciascuno di noi”. Che invece, a quanto sembra,
non c’è stata.
7.12. 2011
Egidio Todeschini