Impossibile un referendum sulla secessione
Ad aggravare i guai
e le polemiche che sconvolgono l’Italia, è arrivata pure la minaccia
bossiana di un voto per arrivare alla creazione della Padania, cioè di
uno Stato del Nord cui
Ne consegue che il ministro
Roberto Calderoli ripiega sul principio di autodeterminazione dei popoli,
sancito dalle Nazioni Unite. Dimenticando, però, che l’Onu si riferiva
ai territori occupati con la forza, cioè colonizzati. Stupisce, in tutto ciò, il
constatare che ad insistere sulla divisione dell’Italia in due Stati siano due
politici, Bossi e Calderoli, che fanno parte del Governo nazionale. Il quale
ha, per Costituzione, il compito di lavorare nell’interesse del Paese. Che ne
ignorino i dettami e sottovalutino il rischio di far scoppiare una guerra
civile, come quella americana che, prima di sfociare negli attuali Stati Uniti,
provocò dal 12 aprile 1861 al 26 maggio
1865 morte e distruzioni. Certo,
come ricorda Francesco Speroni,
Sarà anche
vero che “in Padania ci sono migliaia di patrioti che considerano la
libertà il bene più importante e non si fanno spaventare”, o che
“il Lombardo-Veneto ha una storia più antica di quella della Repubblica
Italiana, basta aprire un libro di scuola media”, come qualche leghista
sostiene. Ma è altrettanto vero, anzi innegabile, che il termine “Padania”
indica solo una parte geografica della Penisola, quella attraversata dal Po. In
cui vivono anche milioni di persone contrari alla secessione tra i quali i
meridionali qui immigrati e quanti si sentono preoccupati per la crisi
economica che incombe e che ha bisogno di soluzioni concrete. Ma anche coloro
che hanno partecipato con il cuore ai festeggiamenti dei 150 anni
dell’Unità d’Italia. Che sarà stata realizzata “con una feroce guerra di occupazione del Sud da parte dell'esercito sabaudo con un milione di morti e
milioni di emigranti”, come rileva Beppe Grillo. Ma che comunque ha trasformato
il nostro Paese da “espressione geografica”, come la definì
Metternich nel 1847, in
Stato.
La secessione, referendaria o meno che sia, porterebbe l’Italia
fuori dalla storia e dalla concreta realtà del mondo d'oggi. E fa temere
uno scenario da guerra civile, come avvenuto nei Balcani. O come sta accadendo
in Libia. Sarebbe dunque un evento traumatico, proprio perché il distacco
è voluto da una minoranza. Senza contare che l'autodeterminazione
presuppone l'esistenza di un popolo che ha in comune l’etnia, la lingua, la religione,
la storia e la cultura, mentre il territorio non è elemento
indispensabile: dice niente che i Rom, non legati ad un luogo geografico
specifico, mantengano e custodiscano abitudini e culture che li fanno qualificare
come popolo? Diversamente dalle due popolazioni del Belgio ove vivono circa 10
milioni di abitanti divisi culturalmente in Fiamminghi (il 58%) e Valloni (32%);
che parlano lingue diverse (un dialetto olandese i primi, il francese i
secondi), mentre il restante 10% è costituito da persone bilingui che risiedono
nella zona metropolitana di Bruxelles. Le Fiandre sono più popolose e
più ricche ed hanno un tasso di disoccupazione più basso: per
questo, anche là, molti sono stufi di portare sulle spalle il fardello
di una Vallonia economicamente più debole e destinataria di fondi
provenienti dalla regione benestante. Tuttavia, se due terzi dei Belgi pensano
che lo Stato non sopravvivrà, l’87% di essi si manifesta contrario ad
una divisione del Paese.
Si sono mai chiesti, i leghisti, cosa ha il popolo “padano”
che lo distingua dagli Italiani? Non certo la lingua, le vicende storiche, le
tradizioni religiose, la cultura, artistica o letteraria che sia. La loro è
una rivendicazione che assomiglia molto ad una assurdità. Ma che, oltre
che un andar contro le norme del diritto internazionale, può diventare
minaccia per la sicurezza e la pace dell’Italia se si prospetta, come fa Bossi,
il ricorso alle armi. E’ questo ciò che vuole il Senatur?
Egidio Todeschini
10.10.2011