Di
riforme si parla sempre ma non si fanno
Continuano invece critiche e polemiche.
Eppure sono necessarie per vincere la crisi e metterci alla pari degli altri
Stati Europei
“Le questioni che si
profilano in ogni campo all'inizio del nuovo anno richiedono un impegno di
più pacata e costruttiva riflessione, un maggior senso del limite e
della responsabilità. E' così che potranno essere superate molte
difficoltà”. Il 31 dicembre, il Capo dello Stato concluse con queste
parole il suo discorso nel quale, con toni pacati, invitava la classe politica
e giornalistica ad affrontare i problemi del momento, in particolare i temi
delle riforme, in “un clima più sereno e costruttivo”, il solo che
permette di realizzare veramente le innovazioni di cui il Paese ha bisogno.
Già a novembre aveva messo il dito nella piaga, Napolitano, esortando ad
una minore aggressività e rilevando l’eccesso di toni, spesso violenti,
a mo’ di “guerra civile con l’arma del gratuito insulto” che non giova al Paese
“che deve affrontare seri e complessi problemi di ordine economico e sociale”.
Che
non sono pochi e che fanno sì che l’Italia risulti mal messa nei sondaggi
mondiali: sull’esosità del fisco (circa il 45% contro una media europea
del 39,8) e relativa alta evasione fiscale; sul totale del debito pubblico (1.752,2 miliardi di euro); sulla lunghezza, dovuta al bicameralismo perfetto, delle
procedure parlamentari; sul numero eccessivo di deputati (630) e senatori
(315); sui tanti privilegi di cui godono; sul ridotto potere del Capo di Governo;
sulla scarsa istruzione scolastica ed universitaria; sulla proliferazione di
Enti pubblici (20 Regioni, 110 Province, 8100
Comuni!) e connessi ingenti costi; sull’arretrato giudiziario (5.5
milioni di cause civili, 3.2 milioni delle penali) e la lentezza dei processi
(in media, 10 anni!); sull’obbligatorietà dell’azione penale con
conseguente discrezionalità dei Magistrati.
Problemi che richiedono modifiche,
istituzionali, economiche e sociali, dalle quali
Immediate
le polemiche: Di Pietro ritiene che “in un Paese normale e in un momento di
profonda crisi economica come quella che sta attraversando l'Italia, le
priorità dovrebbero essere invertite”; ed afferma, con tono aggressivo:
“che anche in questa Legislatura ci sono troppi parlamentari in conflitto
d’interessi con la giustizia, direttamente o indirettamente. Affidare a questo
Parlamento, così composto, le riforme in materia di giustizia sarebbe
come affidare a Dracula la gestione del pronto soccorso”. Concorda Casini,
leader dell'Udc, sia pure in termini più garbati: “C'e' una questione
sociale che riguarda il lavoro e le famiglie che va affrontata, come il tema
degli ammortizzatori sociali”, e richiede, per il rinnovo della Costituzione,
“una sede legittimata dal Parlamento”. Il Pd promette una collaborazione
fattiva sulle modifiche del Parlamento, compresa l'elezione diretta del Capo
del Governo, ma a patto che “Berlusconi rinunci a presentare leggi ad personam”
(Processo breve, approvato in Senato il 20 scorso; modifica delle norme istitutive
del Consiglio Superiore della Magistratura; obbligo del giudice a riconoscere
ai Ministri l’impossibilità a partecipare alle udienze). Perfino
l’alleato Tremonti frena sulla riduzione del fisco che “non può
prescindere da una serie di vincoli, a partire dal debito pubblico, e dalla
necessità di combinarla con il federalismo fiscale”.
Per
inquinare vieppiù il clima, c’è anche chi prospetta di
ripristinare l’immunità parlamentare; di modificare la legge elettorale (abolizione delle liste
bloccate) e i referendum: alzando il numero delle firme (da
Impossibile
illustrare qui tutte le proposte di legge che, tra l’altro, spesso risultano
incomprensibili per i non addetti ai lavori; gli interessati possono trovarne i
testi su Internet. Legittimo condividere o meno le critiche, spesso dettate da
antiberlusconismo ad oltranza, e le prese di posizione della maggioranza o
dello stesso Berlusconi sottoposto, in 15 anni, ad oltre 100 processi. Ma che
Egidio
Todeschini
4.2.2010