L’istruzione serve per affrontare la vita
E’ ricominciato l’anno scolastico con le solite
polemiche accompagnate da scioperi. La scuola attuale non mette al centro gli
studenti
In Italia, con data d'inizio diversa
da Regione a Regione, in settembre gli studenti tornano sui banchi di scuola. Quest’anno
il primo giorno di scuola è incominciato con proteste contro le riforme della Gelmini,
Ministro dell’Istruzione. A reclamare per i tagli agli organici sono stati, il 12
scorso, 4
mila (2.500 secondo la questura) precari che hanno creato disagi a Messina, bloccando i treni ed
invadendo uno degli imbarcaderi dei traghetti delle Ferrovie, mentre un altro gruppo,
arrivato da Puglia, Basilicata e Campania, contestava a Villa San Giovanni, affermando
che “la grande opera da compiere non è il ponte, ma un collegamento tra
la scuola e il Paese”. Non da meno gli studenti che hanno fatto un sit-in di
fronte al Ministero; poi hanno protestato, sempre a Roma e con il casco giallo
da operai, quasi a dire “la scuola la costruiamo noi”, davanti ai licei Tasso e
Montessori; in seguito, fino al 25 settembre, hanno contestato a Frosinone, Venezia,
Torino, Perugia, Grosseto, Bologna, Palermo, Caltanissetta e Lentini. Con loro,
spesso, esponenti della Cgil e dell’opposizione.
Nulla di nuovo sotto il sole: sono decenni che l’anno scolastico inizia con
manifestazioni, spesso strumentalizzate. Oggi, però, sarebbe giusto
reclamare non contro
Occorreva
senz’altro mettere un freno a tale scempio e le novità introdotte dalla
Gelmini - reperibili su Google.it, alla voce Testo integrale riforma Gelmini - sono piuttosto valide. Perché -
come scrissi nel 2008 -, “tra l’altro, restituisce valore al voto di condotta,
mettendo così un freno al bullismo; reintegra gli esami di riparazione,
per evitare i quali (forse) si studia di più; ripropone, alle
elementari, il maestro unico che
facilita il rapporto allievo/insegnante e comporta un notevole risparmio per lo
Stato; stabilisce, per facilitarne l’integrazione, un massimo del 30% di
stranieri nelle classi; riabilita i voti ed impone il grembiule, facendo capire
ai ragazzi che si va a scuola per imparare, non per sfoggiare abiti alla moda;
consente di assolvere l’ultimo anno di obbligo scolastico anche in percorsi di
apprendistato, come già avviene in Svizzera”. Migliorie apportate, dice ora il
Ministro, per dare agli scolari “una scuola di qualità,
indipendentemente dal loro ceto sociale e dalla Regione di appartenenza”, anche
se con ciò si contrastano gli interessi corporativi; per cui tocca
soprattutto agli insegnanti, specialmente quelli dei corsi liceali “raccogliere
la sfida e collaborare per rendere la scuola un'istituzione eccellente”.
Cui contribuisce la novità di quest’anno, la bocciatura, a prescindere
dai voti, di chi fa più di 50 assenze nel corso dell’anno. Oltre alla
proposta di leggere in classe
Certo,
rimane il problema - al quale però si contrappone la possibilità,
per i professori di ruolo, di ottenere
la qualifica supplementare di “docente esperto e/o di eccellenza”, con
conseguente incremento retributivo - di non facile soluzione, dei tanti
precari che ora perdono lavoro e stipendio. Incerte le cifre su quanti siano in
realtà: Sergio Rizzo, sul Corriere
della Sera di qualche giorno fa, cita una stima di Francesco Scrima,
segretario generale della Cisl scuola, secondo il quale “sarebbero più di mezzo
milione”, e che, quindi, “per assumerli tutti servono 30 anni”; secondo
il ministro, invece, sono 220.000; a 150 mila dei quali è possibile
ridare la cattedra, entro il 2018, grazie ai pensionamenti e all’immissione in
ruolo; per gli altri subentreranno contratti a tempo determinato. Il che, in
tre anni, può far risparmiare alle casse dello Stato 7,8 miliardi di
euro, come lo stesso Capo dello Stato ritiene necessario, tanto da affermare,
durante la cerimonia d’inaugurazione, che “nessuna parte sociale e politica
può sfuggire a questo imperativo”, perché “per avere un’Italia migliore
abbiamo bisogno di una scuola migliore”, con maestri preparati e consci del fatto
che insegnare non significa solo far imparare a leggere e scrivere (istruzione peraltro
non sempre impartita, se nell’ultimo rapporto Ocse-Pisa del 2006, i quindicenni
italiani risultano al 33° posto per capacità di lettura). Importante,
invece, come sostiene il sociologo Alberoni, aiutare “a diventare adulti e maturi,
senza opprimere, ma con un rapporto personale, quel rapporto, anche tra fra
genitori e figli, ormai molto indebolito. Una relazione fra giovani e il mondo
maturo che dia un senso alla vita”.
Ben
venga, dunque, la riforma, studiata e voluta per accrescere istruzione ed
educazione dei giovani. Per decenni, la scuola italiana è stata
manomessa dalla cattiva politica e dal cattivo sindacato a danno dei ragazzi, sulla
pelle dei quali, come rileva Davide Rondoni su Avvenire, si è fatta spesso carriera.
Dimenticando che istruzione ed educazione servono per affrontare le difficoltà
della vita. Ed affermarsi nel mondo del lavoro.
Egidio
Todeschini
26.9.2010