Il “via” degli Svizzeri agli stranieri criminali

Passa il referendum che chiedeva l’espulsione degli immigrati colpevoli di gravi reati. Responso previsto, discusso e discutibile

 

L'Udc (Unione democratica di centro), partito di estrema destra di Cristoph Blocher, dopo la vittoria referendaria dello scorso anno sul divieto di costruire nuovi minareti in Svizzera, il 28 novembre scorso ha registrato quella che prevede l’espulsione automatica ed immediata - anche per non intasare il già affollato sistema carcerario - degli stranieri condannati per stupro, omicidio, traffico di droga, effrazioni e frode all'assistenza sociale, con conseguente divieto d’ingresso in Svizzera per alcuni anni (da 5 a 15). Passato con il 52,9% dei voti, benché osteggiato dal Governo, dalla maggioranza del Parlamento federale e dalle Chiese, il referendum ha visto favorevoli i cittadini del Ticino, del Vallese e della Svizzera tedesca (Basilea città esclusa), mentre è stata bocciata la controproposta che prevedeva di decidere in merito all'espulsione non automaticamente ma caso per caso, respinta in tutti i Cantoni dal 54,2% dei votanti. Amnesty International vede in tale risultato “una giornata nera per i diritti umani”, calpestati “facendo leva su argomenti xenofobi” ma che non “servirà a rafforzare la sicurezza pubblica”; anche l’Organizzazione Sos Racisme ha detto che “la Svizzera, dietro impulso del partito xenofobo Udc, mostra una volta di più il suo volto più odioso, ostinandosi a vedere nella figura dell'Altro la fonte di tutti i suoi mali reali e di tutti i suoi fantasmi”.

Anche l’Unione Europea è perplessa, tanto da far dire alla portavoce della Commissione Ue, Maja Kocijancic: “Verificheremo come questo risultato sarà applicato nei fatti”, facendo così intravedere l’eventualità di una condanna per una disposizione legislativa che contrasta con gli accordi euro-svizzeri sulla libertà di movimento. Anche perché tra gli stranieri residenti in Svizzera ci sono moltissimi comunitari, soprattutto Italiani. Ad emanare la sentenza  sarebbe il Tribunale di Strasburgo, lo stesso che, a suo tempo, impose all’Italia l’eliminazione dei Crocefissi dalle scuole e dagli uffici pubblici. E che potrebbe basarsi sul fatto che le nuove norme non rispettano gli accordi che la Svizzera ha concluso con l'Ue, dimenticando però che il referendum propositivo, in un Paese in cui è ammesso per Costituzione, come appunto nella Confederazione, è forma diretta di democrazia in quanto esprime la volontà popolare.  

Che il partito di Blocher sostenga spesso politiche dure contro gli immigrati, anche se dettate più da xenofobia, cioè “paura dello straniero”, che non da vero razzismo, è innegabile. Non a caso, tre anni fa suscitarono notevoli polemiche i cartelli elettorali nei quali si vedevano pecore bianche che cacciavano fuori dalla Svizzera una pecora nera: il gregge che espelle il diverso, l’intruso pericoloso. Immagine che ha contribuito al successo elettorale dell'Udc nelle elezioni federali del 2007, e recentemente riproposto un po’ ovunque, come un feticcio porta fortuna. Anche quest’anno sono stati criticati i manifesti esposti soprattutto nel Canton Ticino, dove i frontalieri italiani sono rappresentati come topi venuti a mangiare a sbafo il groviera locale. Altrettanto innegabile, tuttavia, la presenza di alcuni stranieri criminali, come del resto si registra  anche in Italia. Indubbio, molti trasgrediscono alle regole del vivere civile per sopravvivere, specialmente se sono clandestini.

Da qui l’iniziativa referendaria che ha notevoli analogie con la vigente (sia pure parzialmente modificata) legge italiana “Bossi-Fini” che prevede il rinvio in Patria degli extracomunitari artefici di reati contro la persona o di truffe sulle prestazioni sociali. Nella sola provincia di Como, per esempio, da dove è facile passare in Svizzera, se ne registra più di una al giorno (321 da gennaio a novembre 2010). Ciò spiega, forse, il “no” registrato nei Cantoni francofoni, in contrasto con il risultato registrato altrove. Ed anche il giudizio negativo che ne dà il quotidiano francofono Le Temps secondo il quale le paure degli Svizzeri sono “legittime”, ma sfruttate dall'Udc con un “populismo che stordisce la ragione”; che “impone il suo dogma nazionalista, a dispetto delle norme del diritto universale …, consistente “nel discriminare e punire sistematicamente lo straniero”.

Accuse e giudizi negativi ai quali reagisce Oskar Freysinger, esponente dell'Udc e promotore del referendum sui minareti, che rifiuta il termine “razzista”, sostenendo invece che il partito vuole “solo ristabilire lo Stato di diritto e mettere un freno alla criminalità importata”. Ed aggiunge che la xenofobia si può ridurre soltanto se si fa “una chiara distinzione tra gli stranieri che delinquono e quelli che rispettano la legge”. Concetto, quest’ultimo, sul quale si può essere d’accordo o meno ma che la società multiculturale, multietnica e multireligiosa dei nostri tempi in qualche modo giustifica; e che obbliga gli Stati a fare tutto il possibile per integrare gli stranieri. In Svizzera costituiscono il 22% della popolazione (record europeo!), a dimostrazione dell’indubbia apertura all’immigrazione del Paese che però esige un comportamento adeguato dell’immigrato. Secondo le statistiche attuali, una volta corretto dal punto di vista giuridico e ratificato dal Parlamento, il responso referendario comporterebbe l’espulsione di 1.500 di essi, se giudicati criminali. Un automatismo che rischia di offuscare l’immagine liberale della Confederazione che tuttavia, per Costituzione, non può non avallare il messaggio uscito dalle urne. Obbligo imposto dal significato di democrazia, “potere del popolo”.

Egidio Todeschini

22.12.2010