Il “via” degli
Svizzeri agli stranieri criminali
Passa il referendum che chiedeva l’espulsione degli
immigrati colpevoli di gravi reati. Responso previsto, discusso e discutibile
L'Udc (Unione
democratica di centro), partito di estrema destra di Cristoph Blocher, dopo la
vittoria referendaria dello scorso anno sul divieto di costruire nuovi minareti
in Svizzera, il 28 novembre scorso ha registrato quella che prevede
l’espulsione automatica ed immediata - anche per non intasare il già affollato
sistema carcerario - degli stranieri condannati per stupro, omicidio, traffico
di droga, effrazioni e frode all'assistenza sociale, con conseguente divieto d’ingresso
in Svizzera per alcuni anni (da
Anche l’Unione Europea è perplessa, tanto da far dire alla portavoce
della Commissione Ue, Maja Kocijancic:
“Verificheremo come questo risultato sarà applicato nei fatti”,
facendo così intravedere l’eventualità di una condanna per una disposizione
legislativa che contrasta con gli accordi euro-svizzeri sulla libertà di
movimento. Anche perché tra gli stranieri residenti in Svizzera ci sono moltissimi
comunitari, soprattutto Italiani. Ad emanare la sentenza sarebbe il Tribunale di Strasburgo, lo stesso
che, a suo tempo, impose all’Italia l’eliminazione dei Crocefissi dalle scuole
e dagli uffici pubblici. E che potrebbe basarsi sul fatto che le nuove norme
non rispettano gli accordi che
Che il partito di Blocher sostenga spesso politiche dure contro gli immigrati,
anche se dettate più da xenofobia, cioè “paura dello straniero”,
che non da vero razzismo, è innegabile. Non a caso, tre anni fa suscitarono
notevoli polemiche i cartelli elettorali nei quali si vedevano pecore bianche
che cacciavano fuori dalla Svizzera una pecora nera: il gregge che espelle il
diverso, l’intruso pericoloso. Immagine che ha contribuito al successo
elettorale dell'Udc nelle elezioni federali del 2007, e recentemente riproposto
un po’ ovunque, come un feticcio porta fortuna. Anche quest’anno sono stati
criticati i manifesti esposti soprattutto nel Canton Ticino, dove i frontalieri
italiani sono rappresentati come topi venuti a mangiare a sbafo il groviera
locale. Altrettanto innegabile, tuttavia, la presenza di alcuni stranieri
criminali, come del resto si registra anche
in Italia. Indubbio, molti trasgrediscono alle regole del vivere civile per
sopravvivere, specialmente se sono clandestini.
Da qui l’iniziativa referendaria che ha notevoli analogie con la vigente (sia
pure parzialmente modificata) legge italiana “Bossi-Fini” che prevede il rinvio
in Patria degli extracomunitari artefici di reati contro la persona o di truffe
sulle prestazioni sociali. Nella sola provincia di Como, per esempio, da dove
è facile passare in Svizzera, se ne registra più di una al giorno
(321 da gennaio a novembre 2010). Ciò spiega, forse, il “no” registrato
nei Cantoni francofoni, in contrasto con il risultato registrato altrove. Ed
anche il giudizio negativo che ne dà il quotidiano francofono Le Temps secondo il quale le paure degli
Svizzeri sono “legittime”, ma sfruttate dall'Udc con un “populismo che
stordisce la ragione”; che “impone il suo dogma nazionalista, a dispetto delle
norme del diritto universale …, consistente “nel discriminare e punire sistematicamente
lo straniero”.
Accuse e giudizi negativi ai quali reagisce Oskar
Freysinger, esponente dell'Udc e promotore del referendum sui minareti, che
rifiuta il termine “razzista”, sostenendo invece che il partito vuole “solo ristabilire
lo Stato di diritto e mettere un freno alla criminalità importata”. Ed
aggiunge che la xenofobia si può ridurre soltanto se si fa “una chiara
distinzione tra gli stranieri che delinquono e quelli che rispettano la legge”.
Concetto, quest’ultimo, sul quale si può essere d’accordo o meno ma che
la società multiculturale, multietnica e multireligiosa dei nostri tempi
in qualche modo giustifica; e che obbliga gli Stati a fare tutto il possibile per integrare gli stranieri. In Svizzera costituiscono il 22% della popolazione
(record europeo!), a dimostrazione dell’indubbia apertura all’immigrazione
del Paese che però esige un
comportamento adeguato dell’immigrato. Secondo le statistiche attuali, una
volta corretto dal punto di vista giuridico e ratificato dal Parlamento, il
responso referendario comporterebbe l’espulsione di 1.500 di essi, se giudicati criminali. Un automatismo che rischia di
offuscare l’immagine liberale della Confederazione che tuttavia, per
Costituzione, non può non avallare il messaggio uscito dalle urne. Obbligo
imposto dal significato di democrazia, “potere del popolo”.
Egidio
Todeschini
22.12.2010