Problema da risolvere con saggezza e umanità

Continuano gli sbarchi a Lampedusa, creando gravi disagi e alti costi. L’UE tace ed in Italia crescono le polemiche

 

Continua l’ondata d’immigrati nell’isola che paga lo scotto della sua posizione nel Mediterraneo, rappresentando per gli Africani il primo passo verso la libertà. Il trattato con la Libia, firmato dal Governo Berlusconi, aveva limitato, se non bloccato del tutto, gli sbarchi dei clandestini, ora ripresi a ritmo serrato dopo la rivolta contro Gheddafi. In pochi giorni, sono arrivate 7.000 persone (2.000 in più dei residenti!), in maggioranza Tunisini di 25-35 anni. Ai quali hanno fatto seguito, poi, Eritrei, Somali, Etiopi e Libici, gente di­sperata, sporca, malvestita ed affamata. Numeri impressionanti che comportano, tra l’altro, problemi sanitari per conseguente mancanza d’igiene e di acqua potabile. Il che non sarà, come ha sottolineato il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, un’emergenza, ma è comunque preoccupante. E che spiega l’atteggiamento ostile degli abitanti i quali, vedendo in pericolo la loro stagione turistica, scendono in piazza per protestare insieme al sindaco De Rubeis, contrario all’idea di una tendopoli sul territorio. Rivolta comprensibile alla quale fa da contrappeso l’adozione, da parte di tutte le mamme isolane, del neonato (in mare) Yeab Saba, ribattezzato Angelo, cui hanno dato borse con tutine, coperte, bavaglini ed altro.

 In effetti, lo sbarco continuo di stranieri crea problemi non indifferenti, ai quali le Istituzioni nazionali e regionali tentano in qualche modo di reagire. C’è da far fronte alla fuga che alcuni immigrati tentano, a volte riuscendo a far perdere le loro tracce, perché, sapendo che non riusciranno ad ottenere l’asilo politico, temono il rimpatrio forzato. Il Ministro Maroni prevede infatti che solo ad un 30% di essi può essere riconosciuto lo status di rifugiato. C’è l’onere non indifferente di circa 250 milioni di euro l’anno a carico del sistema sanitario nazionale. C’è il costo - circa 7mila euro - del mantenimento di ogni clandestino nei centri, durante i 150 giorni necessari per l’identificazione, oltre alle spese per il volo di rientro, la scorta degli agenti e per le pratiche legali. Nonché quelle del trasferimento degli immigrati nei centri di raccolta e nelle tendopoli improvvisate in Sicilia e a Manduria (TA). Che comunque non bastano.

 Da qui la richiesta governativa rivolta a tutte le Regioni (Abruzzo escluso), alcune delle quali non sono d’accordo, perché hanno già una marea di stranieri da gestire (Lombardia e Lazio), o per motivi deologici (Veneto). Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, invece, ritiene necessario riconoscere agli immigrati giunti a Manduria il permesso di soggiorno temporaneo previsto dal testo sull’immigrazione (articolo 20), in quanto convinto che stiano “scappando dal pericolo della fame, della violenza, della vendetta politica, della guerra” e che la maggior parte dei Tunisini non siano “qui per delinquere” ma solo per cercare “un transito per le loro famiglie”. Un’opinione non diversa da quella espressa da Giorgio Napolitano che, da New York, rileva: “In Italia ci sono ogni tanto delle posizioni, delle reazioni un po' sbrigative a livello di opinione pubblica”, alle quali non bisogna indulgere, ricordando “il nostro passato di Paese numero uno in Europa per numero di emigranti”. Vero, ma senza sottovalutare che, dopo 20 anni di immigrazione, gli stranieri rappresentano ora il 7% della popolazione nazionale.

Certo, non è facile gestire l’attuale ondata migratoria, anche perché, come sempre riluttante, l’Unione Europea non aiuta, nonostante Maroni auspichi che le “drammatiche immagini di Lampedusa” possano spingerla “a un sussulto di dignità”. E perché la Francia blocca alle frontiere i Tunisini, in maggioranza uomini di giovane età, che non emigrano per fame o per fuggire da guerre e rivoluzioni. Ovvia, quindi, la proposta del Ministro degli Esteri, Frattini, di dare, con fondi dell'Ue che l'Italia si limita ad anticipare, 1700 euro a chi è disposto al ritorno in Patria ove “sarà aiutato a crearsi un’attività”. Idea che, però, divide il mondo della politica e fa scoppiare la polemica tra favorevoli e contrari. Alcuni sostengono che “così verranno tutti da noi” o, come scrive Paolo Granzotto su il Giornale, è dare soldi “ai ladri perché rinuncino a rubare”; altri, e tra questi D’Alema, ritengono che l’Italia “abbia bisogno di 30 milioni di emigrati”. Un battibecco deso­lante cui si aggiunge il giudizio ingiurioso di due Tunisini che, intervistati da Santoro, accusano gli Italiani di essere “tutti razzisti e fascisti”. Al quale fa eco l’opposizione che rimprovera al Governo la colpa di non agire come si deve. Esecutivo che invece ha preso accordi con la Tunisia, attualmente in situazione di stallo economico, alla quale offre, in cambio del blocco all’emigrazione, una serie consistente di aiuti. E dove, intanto, dovrebbero rimpatriare 1000 Tunisini.  

E’ vero che, come rileva don Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, “gli immigrati, che arrivano per trovare lavoro e condizioni di vita dignitose, trovano crescenti difficoltà e burocratizzazione in merito al loro percorso di regolarizzazione”. Ma l’Italia non può accoglierli tutti; soprattutto perché ciò equivarrebbe ad incentivare le immigrazioni, con quel che ne consegue. Una situazione insostenibile, l’attuale, da affrontare con saggezza e con umanità, distinguendo tra migranti e profughi ai quali è doveroso dare un aiuto. Ma rimandando a casa loro i clandestini che approfittano del caos. Essendo rischioso accoglierli tutti, oltre che costoso, non si capisce perché l'assistenza ai rifugiati debba essere solo di competenza italiana. C’è da augurarsi che l’Unione Europea finalmente si muova.

Egidio Todeschini

2.4.2011