Due premi Nobel che fanno discutere
Approvati e contestati quello per la pace al dissidente Liu Xiaobo e quello
per la medicina a Robert Geoffrey Edwards
Immancabili gli encomi e
le critiche che, annualmente, accompagnano i premi Nobel assegnati ad Oslo, voluti
da Alfred Nobel nel 1895 ed attribuiti per
la prima volta nel 1901 a chi si è più
distinto negli ambiti della fisica, chimica, medicina, letteratura, pace ed
economia. Nel 2009 quello per la pace al Presidente statunitense Obama non
convinse tutti, neppure il diretto interessato che asserì di essere “sorpreso, onorato e profondamente commosso, ma non sicuro
di meritare il premio”. Più violente quest’anno le reazioni ai
Nobel per la medicina, riconosciuto a Robert Geoffrey Edwards, e per la pace, dato
a Liu Xiaobo: due decisioni della Giuria che rivelano, da una parte, la
sottomissione al relativismo imperante e la carenza di profondi principi
morali; dall’altra, l’atto di coraggio di chi, premiando il Cinese per la “sua
lunga battaglia non violenta a favore della democrazia e della pace”, ne ha onorato
la “campagna per il rispetto e l'applicazione dei diritti umani fondamentali”.
Scelta, quest’ultima, approvata
dall’UE, nonché da molti Capi di Stato occidentali e dal Dalai Lama che hanno
chiesto la liberazione immediata del premiato; ma giudicata negativamente da Fidel Castro e che le
autorità della Cina, insensibili ai bisogni del loro Paese dove le
rivolte diventano sempre più frequenti e cruciali, hanno definita
“un’oscenità che viola i
principi stessi del Nobel”, in quanto “Xiaobo è un criminale condannato dalla giustizia”. Del
resto, non è la prima volta che un Nobel infastidisce il regime di
Pechino. E’ avvenuto nel 2000 con il premio per la letteratura assegnato a Gao
Xinjian, scrittore in esilio dal 1987, naturalizzato francese, le cui opere
erano vietate in Patria. Ed anche nel
E’
invece lodevole, dopo il lungo silenzio dovuto soprattutto a motivi economici,
l’aver fatto cadere la “grande muraglia dell’omertà” - così
definita da Gerolamo Fazzini, direttore della rivista mensile Mondo e Missione del Pontificio Istituto
Missioni Estere - conferendo il premio a chi, per due decenni, ha combattuto a sostegno dei diritti civili (non
rispettati in Cina benché garantiti dall’articolo 35 della Costituzione),
prendendo parte alla protesta di Tienanmen nell’89 e firmando il manifesto per
i diritti umani, definito Carta 08.
“Reati” per i quali è stato interdetto dall’insegnamento universitario, imprigionato
più volte e condannato, nel 2009, ad 11 anni di galera. Inevitabile,
quindi, che il premio suscitasse reazioni negative: la notizia trasmessa in
televisione è stata subito interrotta; chi ha espresso soddisfazione
è stato bloccato dagli agenti di polizia; si è proibito alla
moglie di Liu Xiaobo, ora agli arresti domiciliari a Pechino, di rilasciare
dichiarazioni alla stampa; e, con nota ufficiale a firma del Ministero degli Esteri,
si è dichiarato che tale assegnazione nuoce “alle relazioni tra
Molto discussa anche la seconda decisione, che
premia “il papà della
provetta”, da qualcuno definito “alchimista che ha giocato a fare Dio” ma al
quale sono arrivati molti messaggi di felicitazioni, anche da Louise Joy Brown,
la prima bimba generata in vitro 32 anni fa. Polemiche registrate soprattutto
in Italia, dove con la fecondazione artificiale nascono più di 10 mila bambini
all'anno. E’ stata apprezzata dai laici ma contestata dalla Chiesa cattolica
che considera inaccettabili sul piano etico tale tecnica. Ne ha esultato Rita
Levi Montalcini, premio Nobel
per la medicina nel 1986 e senatrice
a vita; ha fatto esprimere a Severino Antinori, Presidente
dell'Associazione mondiale della medicina della riproduzione, il
rammarico per i 32 anni di ritardo della premiazione “che sporca la storia del
Nobel”; nonché l’auspicio che il Parlamento italiano modifichi la legge 40, ora
per la seconda volta all’esame della Corte Costituzionale,
che impedisce la fecondazione in vitro
con spermatozoi o embrioni di un
donatore esterno alla coppia. Invito cui si sono associati i radicali secondo i quali il Nobel rappresenta “la vittoria della
scienza su tutti i fondamentalismi religiosi”, come affermato dalla deputata Antonietta Farina Concioni.
Una
scienza che, però, utilizza gli embrioni, cioè esseri umani
già formati, mettendoli spesso a morte. Il che fa indignare, giustamente,
il Vaticano, a nome del quale il
Presidente della Pontificia Accademia della Vita, Mons. Ignaco Carrasco de Paula, rileva che la
fecondazione artificiale “è la causa del mercato di milioni di ovociti,
degli embrioni abbandonati che finiranno per morire e dello stato confusionale
sulla procreazione assistita con figli nati da nonne o mamme in affitto”. In
quanto tutto ciò rappresenta “goffi e tragici tentativi di scimmiottare
il Padre Eterno con le conseguenze che tutti sappiamo”; e che “verità,
logica, buon senso e onestà intellettuale avrebbero dovuto consigliare
tutt’altro”. Anche perché Edwards è sì il “padre” di quattro (qualcuno
parla di cinque) milioni di bambini nati grazie alla sua tecnica fecondativa,
ma, come sottolineato dal Centro di Bioetica dell'Università Cattolica
di Milano, non ha risolto le cause della sterilità. E ha tolto a molti orfani la speranza
ed il sogno di avere, finalmente, un padre ed una madre.
Sarà,
la fecondazione in vitro, “un tassello del grande mosaico delle possibilità
che ognuno di noi…sembra avere a portata di mano”, come Simona Sala scrive sul
settimanale svizzero Azione; sarà
anche un atto tecnicamente fattibile. Ma è moralmente inaccettabile.
Egidio
Todeschini
15.10.2010