Al centro la famiglia e i valori morali
Il Congresso eucaristico
nazionale di Ancona e gli appelli del Papa. Non c’è pace senza Dio. La
violenza non risolve i problemi
L’indomani era già calato il silenzio sul XXV
Congresso eucaristico nazionale tenutosi ad Ancona, durato una settimana e
conclusosi l’11 settembre alla presenza del Papa. Certo, la crisi economica e
gli antagonismi tra maggioranza ed opposizione suscitano più interesse.
Ma, in un Occidente che sembra aver perso il senso della moralità, avrebbero
meritato più spazio gli argomenti trattati ad Ancona. Che vertevano sulla
sacralità del matrimonio e sulla relazione tra vita quotidiana ed Eucaristia. Si è avuta, invece, un’informazione alquanto limitata. La
maggior parte dei quotidiani e dei telegiornali ha dato piuttosto peso alla
richiesta, fatta da Benedetto XVI, di “restituire dignità al lavoro…e
superare l'incertezza del precariato e il problema della disoccupazione”,
perché “il potere e l'economia non sono sufficienti da sole ad organizzare le
società”. Frasi che per il presidente della Regione, Gian Mario Spacca
(del Pd), suonano come invito a “tutti coloro che hanno responsabilità
di Governo, credenti o non credenti” ad essere di “stimolo e orientamento verso
il bene comune, verso l'eticità dei comportamenti, verso una solidarietà
concreta”. Ma che giornalisti e politici dell’opposizione, di solito pronti a
criticare gli insegnamenti morali della Chiesa e a giudicare “ingerenza nello
Stato laico” gli inviti a legiferare in maniera conforme al Cristianesimo, questa
volta hanno interpretato come solenne rimprovero a Berlusconi, in quanto autore
della crisi ed incapace di risolverla.
Ben poco hanno riferito, invece, sul valore della
famiglia, “ricchezza per gli
sposi, bene insostituibile per i figli, fondamento indispensabile della società,
comunità vitale per il cammino della Chiesa”. Né è stato messo in evidenza l’invito a “contribuire a
cambiare il mondo”, rivolto dal Pontefice alla gioventù, oggi troppo spesso condizionata da una
cultura materialista e senza ideali. O sul compito dei sacerdoti che
devono essere “accoglienti e misericordiosi, anche con quanti fanno più
fatica ad adempiere gli impegni assunti con il vincolo matrimoniale e con
quanti, purtroppo, vi sono venuti meno”. Ribadendo l'importanza del matrimonio
e del suo valore
eucaristico, “patrimonio prezioso per l’intera società”, pilastri del quale sono la fedeltà,
l’indissolubilità e la trasmissione della vita, il Papa ha
implicitamente e di nuovo condannato quel relativismo, a torto ritenuto
espressione di libertà, ma che intacca i valori essenziali e rende
fragili anche le scelte basilari della vita, tra le quali l’unione coniugale trasformata,
da comunione caratterizzata dal “volere bene” all’altro e dal “volere il bene”
dell’altro, in “cultura priva del vino della festa” (chiaro riferimento alle Nozze
di Cana).
Per questo Benedetto XVI ha raccomandato ai giovani di
non perdere mai la speranza e li ha invitati a non scoraggiarsi “davanti alle
carenze che sembrano spegnere la gioia sulla mensa della vita”. Ma anche a
rifiutare la convivenza, perché il ridurre le tappe finisce per “bruciare”
l’amore, che invece ha bisogno di rispettare “i tempi e la gradualità
nelle espressioni”. Quella convivenza che, secondo Mons. Menichelli, arcivescovo
di Ancona-Osimo, è frutto di “pressioni esterne e fragilità
interiori che spingono i nostri giovani a orientarsi verso esperienze di prova,
limitate nel tempo o semplicemente ridotte a un fatto privato”.
Occorre quindi una seria preparazione al matrimonio che
non può fondarsi sul colpo di fulmine o su una breve e superficiale
conoscenza. Perché “la libertà non va confusa con l’assenza di vincoli. E
s’illude chi pensa di poter fare da solo, di poter mettere da parte Dio,
confinandolo nella sfera del privato”. Illusione molto diffusa ai nostri tempi tendenti
ad “organizzare la società con la forza del potere e dell’economia”. E
che il Papa contrasta, affermando
che “la storia dimostra, drammaticamente, come l’obiettivo di assicurare a
tutti sviluppo, benessere materiale e pace prescindendo da Dio e dalla sua
rivelazione, si sia risolto in un dare agli uomini pietre al posto del pane”. E
a far crescere in maniera esponenziale delitti di ogni sorta.
Il Pontefice – definito “lavoratore senza rischi di licenziamenti
o di precariato” dal responsabile dell’Ufficio Stampa del Comitato Regionale
del Lazio, Eduardo Lubrano - parla di
fronte a 150 vescovi e 100.000 persone, tra le quali gli operai di aziende in crisi
e loro famiglie, nella città
dove pesa la disoccupazione nei cantieri dell’aerea portuale, per
ribadire “il primato di Dio nel nostro mondo e nella nostra vita”. Non certo,
come invece interpreta l’esponente dell’IdV, Maurizio Zipponi, per denunciare
l’attuale “allarme rosso per ciò che riguarda le tensioni sociali.”
Ovviamente dovuto ad “un Governo, come il nostro, che…tarpa le ali a più
generazioni, bloccando così un’intera società”. Il Santo Padre -
che, in segno di attenzione e di
paternità, ha pranzato con 16 precari o cassintegrati di
Fincantieri e
Egidio Todeschini
17.9.2011