Una settimana di eventi straordinari

Le nozze reali, la beatificazione di Giovanni Paolo II, l’uccisione di Bin Laden. Avvenimenti che hanno suscitato curiosità ed interesse

 

 

Raramente si sono registrati, a distanza di pochi giorni, eventi definibili “storici”, quali il matrimonio del principe ereditario d’Inghilterra e la beatificazione di Carol Wojtyla. Ai quali, a sorpresa, si è aggiunta la notizia della uccisione del terrorista Bin Laden, al quale si deve, tra l’altro, l’attentato alle Torri gemelle di New York, e cui da un decennio si dava inutilmente la caccia. Quindi, non sorprende più di tanto appurare che i primi due avvenimenti siano stati seguiti, in diretta televisiva o sul posto, da milioni di persone e che la morte di Osama abbia suscitato l’applauso pubblico e manifestazioni di gioia in strada da parte di una notevole moltitudine di Statunitensi.

La stampa ha dedicato paginate sulla vita dei diretti interessati, riportando dati statistici e pettegolezzi, nonché giudizi e commenti sui protagonisti. E la televisione ha mandato in onda tutta la cerimonia nuziale e dedicato alla memoria di Papa Wojtyla svariati programmi e film che narrano la difficile giovinezza del giovane Karol, che deve far fronte alla morte della madre, di una sorella e del fratello maggiore. Che soffre per le ferocie dei nazisti e degli stalinisti e sopporta la fatica del lavoro come operaio e degli studi da seminarista svolti di nascosto. Esperienze giovanili che indubbiamente hanno influito sul suo carattere ed arricchito il senso di fraternità, rendendolo, con gli anni, sostenitore delle classi più deboli e ricco di quello spessore morale che lo spinse ad essere sempre vicino alla gente; ad accettare, con fede, ferite e malattie, nonché nel 2002, a chiedere perdono per le colpe antiche della Chiesa, quel “mea culpa”, lasciato su pergamena nelle fessure del Muro del Pianto a Gerusalemme. E che, divenuto Papa, lo spinse a presentarsi al mondo dicendo: “Vi imploro con umiltà e con fiducia, permettete a Cristo di parlare all’uomo”.

Ovvio, quindi, che ormai tutti sappiano che il matrimonio del principe William, capitano della Raf e secondo erede al trono, si sia svolto, alla presenza di molte teste reali, nell’Abbazia di Westminster, la stessa nella quale sono stati incoronati i re britannici, dove la regina Elisabetta ha sposato Filippo e in cui sono stati celebrati i funerali della principessa Diana. Tutti sanno pure come si è svolta la cerimonia della beatificazione di Giovanni Paolo II, alla quale hanno partecipato, oltre alla moltitudine (un milione e mezzo, di cui circa 100.000 Polacchi) di fedeli o di curiosi, un centinaio di cardinali, 500 vescovi, 800 sacerdoti, 87 Capi di Stato o rappresentanti di Paesi stranieri e quasi 4.000 poliziotti. Inutile ripetersi e più interessante rilevare le differenze, che hanno caratterizzato i due avvenimenti.  

Incominciamo dalle nozze inglesi. Londra è in festa per il “sì” di William e Catherine Middleton, a dimostrazione che certe celebrazioni hanno ancora un impatto sui cittadini, disposti a stare in piedi per ore, pur di seguirne lo sviluppo fino alla fine. Un popolo ordinato, oltre le transenne, formato da donne di ogni età, madri, minorenni o studentesse e da ragazzi, bambini, uomini, vestiti per la festa. Quando il coro ha intonato l’inno nazionale, tutti, sull’attenti, hanno cantato fuori e dentro l’Abbazia dove non c’erano fiori ma solo rami verdi di alberi. È l’Inghilterra, invidiabile per il suo forte sentimento di amor patrio. Certo, non sono mancati, durante e dopo la cerimonia, i commenti, a volte negativi, sugli abiti, sui cappellini, sulle uniformi, sugli invitati. E anche sugli sposi. Ma senza sminuire l’attenzione e l’affetto nei confronti della famiglia reale. Del resto, se 2 miliardi di persone hanno seguito il matrimonio alla Tv, ciò significa che le folle sentono ancora il fascino della favola del principe che impalma una Cenerentola, anche se lo sposo appartiene alla dinastia dei Windsor, famiglia dalla vita spesso scapestrata. Non a caso, un recente sondaggio (condotto per la rivista Prospect) rivela che, in Inghilterra, i repubblicani sono diminuiti dal 19 al 13%. Ma nessuno ha rilevato, magari criticando, i costi della cerimonia che ammontano, pare, a 23 milioni di euro.

Molto meno dei 3,5 milioni di euro, a carico dello Stato italiano e del Comune di Roma, previsti  VN:F [1.9.3_1094]

per la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, comprensivi anche dei servizi di sicurezza, delle autoambulanze e della distribuzione di un milione di bottiglie d’acqua. Superiore, invece, il numero dei partecipanti alla cerimonia, un milione e mezzo circa, 100.000 dei quali Polacchi, oltre ai membri di 5 case regnanti, ai 16 capi di Stato, compreso il presidente Napolitano, e alle numerose personalità religiose. Tra queste, suor Marie Simon Pierre, la miracolata per intercessione del Papa, che ha dichiarato: “È con grande emozione che ho accettato di dare la mia testimonianza. Sono rimasta colpita dal fatto di aver beneficiato di questa grazia della guarigione e di sapere che essa ha contribuito al processo di beatificazione di Giovanni Paolo II". Sì, qualcuno ha tentato di approfittare della cerimonia per trasformarla in un motivo per far soldi. Altri per sparare a zero contro la Santa Chiesa. Ma hanno prevalso i tanti credenti e laici che hanno pianto di gioia, pregato e cantato, per rendere omaggio ad un Pontefice amato, apprezzato e giustamente beatificato dopo solo 6 anni dalla morte. A quel Papa che contribuì non solo alla caduta del comunismo ma sostenne i valori cristiani, fu amico dei giovani, difese la cultura dei popoli ed invitò la gente “a non avere paura”. Soprattutto richiamò alle radici cristiane l’Europa già troppo dedita al relativismo etico. 

Egidio Todeschini
7.5.2011