Raramente si sono registrati, a distanza di pochi giorni,
eventi definibili “storici”, quali il matrimonio del principe ereditario
d’Inghilterra e la beatificazione di Carol Wojtyla. Ai quali, a sorpresa, si
è aggiunta la notizia della uccisione del terrorista Bin Laden, al quale
si deve, tra l’altro, l’attentato alle Torri gemelle di New York, e cui da un
decennio si dava inutilmente la caccia. Quindi, non sorprende più di
tanto appurare che i primi due avvenimenti siano stati seguiti, in diretta
televisiva o sul posto, da milioni di persone e che la morte di Osama abbia
suscitato l’applauso pubblico e manifestazioni di gioia in strada da parte di
una notevole moltitudine di Statunitensi.
La stampa ha dedicato paginate sulla vita dei diretti
interessati, riportando dati statistici e pettegolezzi, nonché giudizi e
commenti sui protagonisti. E la televisione ha mandato in onda tutta la
cerimonia nuziale e dedicato alla memoria di Papa Wojtyla svariati programmi e
film che narrano la difficile giovinezza del giovane Karol, che deve far fronte
alla morte della madre, di una sorella e del fratello maggiore. Che soffre per le
ferocie dei nazisti e degli stalinisti e sopporta la fatica del lavoro come
operaio e degli studi da seminarista svolti di nascosto. Esperienze giovanili che
indubbiamente hanno influito sul suo carattere ed arricchito il senso di
fraternità, rendendolo, con gli anni, sostenitore delle classi
più deboli e ricco di quello spessore morale che lo spinse ad essere sempre
vicino alla gente; ad accettare, con fede, ferite e malattie, nonché nel
Ovvio, quindi, che ormai tutti sappiano che il matrimonio
del principe William, capitano della Raf e secondo erede al
trono, si sia svolto, alla presenza di molte teste reali, nell’Abbazia
di Westminster, la stessa nella quale sono stati incoronati i re britannici,
dove la regina Elisabetta ha sposato Filippo e in cui sono stati celebrati i
funerali della principessa Diana. Tutti sanno pure come si è svolta la
cerimonia della beatificazione di Giovanni Paolo II, alla quale hanno partecipato,
oltre alla moltitudine (un milione e mezzo, di cui circa 100.000 Polacchi) di
fedeli o di curiosi, un centinaio di cardinali, 500 vescovi, 800 sacerdoti, 87 Capi
di Stato o rappresentanti di Paesi stranieri e quasi 4.000 poliziotti. Inutile ripetersi
e più interessante rilevare le differenze, che hanno caratterizzato i
due avvenimenti.
Incominciamo dalle nozze inglesi. Londra è in
festa per il “sì” di William e Catherine Middleton, a dimostrazione che
certe celebrazioni hanno ancora un impatto sui cittadini, disposti a stare in
piedi per ore, pur di seguirne lo sviluppo fino alla fine. Un popolo ordinato,
oltre le transenne, formato da donne di ogni età, madri, minorenni o
studentesse e da ragazzi, bambini, uomini, vestiti per la festa. Quando il coro
ha intonato l’inno nazionale, tutti, sull’attenti, hanno cantato fuori e dentro
l’Abbazia dove non c’erano fiori ma solo rami verdi di alberi. È
l’Inghilterra, invidiabile per il suo forte sentimento di amor patrio. Certo,
non sono mancati, durante e dopo la cerimonia, i commenti, a volte negativi, sugli
abiti, sui cappellini, sulle uniformi, sugli invitati. E anche sugli sposi. Ma
senza sminuire l’attenzione e l’affetto nei confronti della famiglia reale. Del
resto, se 2 miliardi di persone hanno seguito il matrimonio alla Tv, ciò
significa che le folle sentono ancora il fascino della favola del principe che impalma
una Cenerentola, anche se lo sposo appartiene alla dinastia dei Windsor,
famiglia dalla vita spesso scapestrata. Non a caso, un recente sondaggio
(condotto per la rivista Prospect) rivela che, in Inghilterra, i repubblicani
sono diminuiti dal 19 al 13%. Ma nessuno ha rilevato, magari criticando, i
costi della cerimonia che ammontano, pare, a 23 milioni di euro.
Molto meno dei 3,5 milioni di euro, a carico dello Stato italiano e del Comune di Roma, previsti
per la beatificazione di Papa
Giovanni Paolo II, comprensivi anche
dei servizi di sicurezza, delle autoambulanze e della distribuzione di un
milione di bottiglie d’acqua. Superiore, invece, il numero dei partecipanti
alla cerimonia, un milione e mezzo circa, 100.000 dei quali Polacchi, oltre ai
membri di 5 case regnanti, ai 16 capi di Stato, compreso il presidente
Napolitano, e alle numerose personalità religiose. Tra queste, suor
Marie Simon Pierre, la miracolata per intercessione del
Papa, che ha dichiarato: “È con grande emozione che ho
accettato di dare la mia testimonianza. Sono rimasta colpita dal fatto di aver
beneficiato di questa grazia della guarigione e di sapere che essa ha contribuito
al processo di beatificazione di Giovanni Paolo II". Sì, qualcuno
ha tentato di approfittare della cerimonia per trasformarla in un motivo per
far soldi. Altri per sparare a zero contro la Santa Chiesa. Ma hanno prevalso i
tanti credenti e laici che hanno pianto di gioia, pregato e cantato, per
rendere omaggio ad un Pontefice amato, apprezzato e giustamente beatificato dopo
solo 6 anni dalla morte. A quel Papa che contribuì non solo alla caduta
del comunismo ma sostenne i valori cristiani, fu amico dei giovani, difese la
cultura dei popoli ed invitò la gente “a non avere paura”. Soprattutto richiamò
alle radici cristiane l’Europa già troppo dedita al relativismo etico.
Egidio Todeschini
7.5.2011