La più grande forza a favore dell’umanità
La
Giornata internazionale della nonviolenza. Un invito alla pace e ad amare il
prossimo ripetuto da Gandhi e prima di lui da Cristo
Mi viene spontaneo chiedermi quanti, in Svizzera e nel
mondo intero, sappiano perché, nel 2007, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite scelse il 2
ottobre per
L’idea di dedicare
una giornata alla divulgazione di una maggiore fratellanza tra i popoli fu del Ministro
degli Esteri indiano, Anand Sharma, convinto
dell’opportunità e necessità di dare maggior rilievo alla
filosofia di Gandhi, che rifiuta l'uso della violenza fisica e verbale. Il che
non significa inattività o mancata reazione ma, come spiega il filosofo Gene Sharp,
è una tecnica che insegna “come agire efficacemente in politica … come
esercitare il potere”. E a controllare l’odio che spinge ad uccidere. Solo una
cultura di pace e di rispetto permette di ottenere tolleranze politiche tra gli
Stati e maggiore sicurezza sociale, nonché di ridurre i delitti. Solo la nonviolenza
aiuta a superare il pregiudizio, a coltivare la comprensione tra i popoli. E
tra chi, per dispetto, invidia, gelosia o altro, litiga ed ammazza.
Lo scorso anno,
inaugurando le celebrazioni della giornata, il Segretario Generale dell’Onu,
Ban Ki-Moon disse che “l’ispirazione che ci viene dal Mahatma Gandhi è
oggi necessaria più che mai”. Indispensabile, infatti, a dispetto di
quanto scritto, nel 1945, nella Carta delle Nazioni Unite che invita a “praticare
la tolleranza e vivere insieme in pace come buoni vicini”, ad “assicurare… che
non venga impiegata la forza armata, salvo che nell’interesse comune”. Finalità
che si possono raggiungere solo promovendo i diritti umani e cercando di
risolvere i conflitti con il dialogo; eliminando la violenza contro il prossimo
e contrastando ovunque l’odio e l’estremismo; e costruendo ponti tra le diverse
popolazioni. Acquisendo, cioè, la cultura della pace ed agendo tutti per
garantirla. Un cambiamento di modi di agire che, invece, è mancato. La nonviolenza
spinge, come c’insegnò Gesù, ad amare il prossimo come noi
stessi. Ma richiede educazione e - come disse il Mahatma - azione, un minimo della
quale “ha più valore di tonnellate di predicazione”. Solo l’amore e
l’azione possono impedire che il male prevalga sul bene.
La Giornata della nonviolenza è una
buona occasione per condannare verbalmente le tante brutalità del nostro
tempo, dagli attentati terroristici alle aggressioni alle comunità cristiane;
dalle guerre ai tanti episodi di stupri, omicidi, aggressioni, rapine e
criminalità varie che si registrano ogni giorno in Italia e all’estero.
Ma non basta biasimare o limitarsi a citare le parole di Cristo, quel “Beati i
miti, perché erediteranno la terra”. Occorre agire, essendo questa l'unica via
per la sopravvivenza del genere umano. Ed “agire” significa soprattutto educare
e promuovere con impegno appassionato pensieri ed opere di pace. Convinti che la
violenza preoccupa a livello familiare, scolastico, mediatico, partitico e
sfocia poi nelle lotte e nelle guerre che mietono tante vittime innocenti, la
Giornata è anche un invito ai genitori ed educatori ad insegnare ai
figli cosa significa rispettare gli altri, collaborare con il prossimo ed appianare
i problemi mediante il dialogo. Cioè ascoltare, spiegare, invogliarli ad
amare, a condividere, senza spingerli all’odio o all’aggressività con
litigi fra coniugi, minacce o divorzi. Appello che rivolge anche alla scuola che
deve “educare” a vincere l’egoismo, ad essere solidale con chi ha bisogno di conforto
o di aiuto, a conoscere le diverse culture e tradizioni, anche religiose, ed
accettarle, senza cadere nella presunzione di credere di essere superiori.
E questo vale per
ogni Paese, per ogni famiglia. Sarà anche vero che in Svizzera convivono
pacificamente persone provenienti da tutti i Paesi del mondo. E che la sua
secolare neutralità le eviti di provocare morti in guerra. Ma è
indubbio che anche
Egidio Todeschini
21.9.2011