Non è stato
edificante vedere Gheddafi morto dopo essere stato picchiato, linciato e
mostrato agonizzante alla folla che godeva ad assistere all’oltraggio del dittatore.
Grida, risate, balli intorno al suo cadavere che mettono in evidenza la scarsa differenza
morale che c’è tra vittima e quei carnefici che intingono
voluttuosamente le mani nel sangue del tiranno. Che ne espongono il cadavere,
insanguinato ed adagiato su un materasso, in una cella frigorifera del Mercato africano di Misurata, e
collocano quello del figlio Mutassim
nel frigorifero di campo Abad, a
circa 5 chilometri di distanza, onde evitare che ci sia “troppa confusione tra
i visitatori”. Che urlano felici: “Venite a vedere i resti del criminale. Dite
al mondo che abbiamo vinto” alle centinaia
di persone, bambini compresi, che aspettano solo di godersi lo
spettacolo. Scene di giubilo, durate quattro giorni alle quali ha partecipato
anche il Ministro del petrolio, Ali Tarhouni, convinto che “importa poco se
Gheddafi se ne resterà ancora in frigorifero per qualche giorno,
l'importante è che tutti lo possano vedere”. Ed anche un notabile di
Misurata che, a dispetto della legge coranica che impone di seppellire un defunto
entro le 24 ore dal decesso, afferma: “per
Gheddafi e i suoi figli siamo pronti a fare un'eccezione. Occorre che la
gente li veda morti. E' giusto che
Dal 25 ottobre
scorso la salma è stata seppellita. Non nel cimitero di Sirte, ove il
defunto aveva chiesto di essere tumulato “con rito islamico”, bensì in
una località sconosciuta nel
Sahara, onde evitare che la tomba diventi luogo di pellegrinaggio o oggetto di
vandalismi. Certo, Gheddafi, nonostante chiamasse lo Stato libico “Jamahiriya”,
cioè Governo delle masse, per 42 anni ha preteso - ed ottenuto - che
capi di Stato e di Governo, s’inchinassero davanti a lui; ha sperperato denaro
per crearsi un arsenale di armi. Ha depositato in banche estere milioni di dollari,
rubandoli ai suoi concittadini. Ha finanziato il terrorismo internazionale e
sferrato guerre in Ciad, Sudan e Tunisia. Ha ordito crimini contro
l’umanità, tra i quali l’attentato all’aereo a Lockerbie (dicembre 1988,
270 morti) e nel Niger (settembre 1989, 170 morti). Senza contare le atrocità
commesse nei confronti della sua stessa gente, come sembra appurarsi dalle
fosse comuni con migliaia di morti ammazzati, recentemente scoperte. Ma le immagini
che mostrano un uomo con una pistola puntata alla tempia, trascinato per i
capelli e con il sangue che scorre sul viso dimostrano che il piacere della
violenza e del potere ha animato chi sparava in aria per la gioia o scattava
foto ricordo. In particolare, Mohammed al-Bibi, il ventenne che, avendogli inferto
il colpo finale, si sente un eroe mentre è solo un assassino che sembra
non rendersi conto di aver ridotto il dittatore in vittima. Una barbarie che
ricorda quella di Piazzale Loreto, con Mussolini appeso a testa in giù;
o quella di Ceausescu e dell’iracheno Saddam.
Un’atrocità,
quella registrata a Sirte e continuata a Misurata, che lascia incerti sul
destino di un Paese che, dopo decenni di dittatura, durante i quali alle giovani
generazioni non è stata riconosciuta la libertà di pensiero e di
espressione, forse non sarà in grado di trasformarsi in Stato
democratico. Musulmano, certo, ma moderato. Ad alimentare i dubbi concorre
anche il presidente del Cnt, Mahmoud Jibril, quando
annuncia che “come nazione musulmana la sharia è alla base della
legislazione: tutte le leggi che contraddicono i principi dell’Islam sono
annullate”, anche se promette di voler realizzare un “Paese democratico,
moderno, aperto e rispettoso della dichiarazione universale dei diritti umani”.
Non è un caso se è il mondo di Al Qaeda ad esultare già
sul web per tale decisione. Il che fa temere un possibile integralismo islamico
sul Mediterraneo, a pochi passi dall’Italia. Nessuno rimpiangerà
Gheddafi la cui morte, benché avvenuta in maniera estremamente crudele, non ne
cancella le colpe. Tanto meno se ne dorranno i personaggi politici occidentali,
Sarkozy compreso, che prima lo hanno accolto ed osannato come un padreterno,
poi gli hanno fatto la guerra, sostenendo i ribelli. Per quei “motivi
umanitari”, hanno detto, che però non li fa reagire davanti alle
nequizie della Siria dove le forze di Bashar al-Assad reprimono violentemente chi
chiede riforme. Dove le
ambulanze sono prese di mira; e negli ospedali - a
stare alla denuncia di Amnesty International - gli operatori sanitari, anziché
curare, torturano i pazienti o compiono abusi su di loro,
alla faccia del Giuramento di Ippocrate.
Né va meglio nell’Arabia
Saudita ove la famiglia reale, detiene il 90% del PIL e lascia le briciole ai
22 milioni di cittadini. O in Egitto che rischia di cadere sotto le grinfie
degli estremisti. E neppure in Tunisia che ha visto vincere, nelle recenti elezioni,
il partito degli oltranzisti islamici. Il che fa pensare che la guerra in Libia
sia stata fatta per pura convenienza economica, non per umanità, da chi
ha finto d’ignorare che quel Paese rischiava di cadere dalla tirannia nel caos,
qualora non ci fosse stata una vera riappacificazione del suo popolo. Il che
rende il suo futuro tutt'altro che certo. E fa temere che i terroristi musulmani
prendano in mano il potere. In nome di Allah il Grande, ovvio!
Egidio Todeschini
28.10.2011