Il mondo senza Dio cade nella violenza

Omicidi, suicidi, sessualità precoce, aborti. Una quotidianità di misfatti imputabili a follia da scristianizzazione

 

 

E’ passata quasi sotto silenzio la notizia della decisione del Santo Pa-dre d’istituire un nuovo dicastero della Curia romana, presieduto dall’ar-civescovo e teologo Rino Fisichella e dedicato alla “neo evangelizzazio-ne” dell’Occidente (Europa, Stati Uniti e America del Sud), dove sembra essersi oggi smarrito l’insegnamento del Cristianesimo, pur diffuso da secoli. Un’iniziativa di rilievo suggerita tempo fa, sembra, dal cardinale patriarca di Venezia, Angelo Scola, che avrebbe meritato più diffusione. Perché l’intenzione pontificia è dettata dalla consapevolezza che l’umanità occidentale, con il suo modo di vivere, di concepire le libertà personali, d’inficiare i rapporti umani, di comportarsi verso il prossimo, parenti, amici o sconosciuti che siano, dimostra di aver perso gran parte dei valori etici.

E’ allucinante seguire le cronache quotidiane che raccontano di mam-me che affogano, bruciano o lanciano dalla finestra i propri neonati; di figli che uccidono i genitori; di coniugi o compagni che si scannano a vicenda; d’imprenditori che schiavizzano gli immigrati o di Forze dell’Or-dine che li picchiano senza motivo; di stupri, spesso conclusi con l’as-sassinio della vittima; di violenze gratuite dettate da bullismo, smania di potere, razzismo o, semplicemente, divertimento; di politici corrotti o facilmente corruttibili; di suicidi ed aborti in aumento. Comportamenti dettati da voglia di successo, di piaceri e di ricchezza, che spinge ad atti criminali.

L’elenco, interminabile, certamente non è nuovo: già nella Bibbia e nella Storia si parla di Caino ed Abele o di Romolo e Remo; di uxoricidi, di tradimenti vendicati con la morte, di sanguinarie lotte intestine, di barbarie infinite delle quali lo sfruttamento degli schiavi era solo un esempio. Ma è insensato concluderne che è sempre stato così; che si deve solo alla maggiore diffusione, mediatica e televisiva, delle notizie se abbiamo la sensazione che le nostre società siano impazzite; che le aberrazioni di cui leggiamo rientrano nella natura umana e nel libero arbitrio riconosciutoci da Dio. In cosa consisterebbe il nostro progresso, se esso non portasse anche a moderare e controllare gli impulsi? 

E’ follia quella che rovina le comunità e spinge a soddisfare ogni desi-derio, anche se perverso: secoli di primato della ragione e della fiducia reciproca andati in fumo, annientati da deliri di potere e di voluttà. Una follia cui contribuiscono spesso i programmi televisivi che regolarmente proiettano atti di violenza, di prepotenza, di sesso sfrenato, di corruzione. Non è da meno la stampa ove alcuni “esperti” (o, almeno, così dicono di essere) diffondono opinioni che rasentano il delirio, invitando perfino i giovanissimi a sperimentare tutte le emozioni. Come la Federica Fede-rico, la quale scrive che “fortunatamente il sesso ha da tempo smesso di essere un tabù ed i ragazzi lo approcciano con la massima serenità. Amarsi è un diritto di tutti, anche dei giovanissimi; purché la scelta di aprirsi al sesso sia libera, cosciente e slegata da ogni condizionamento. Ai giovani l’amore insegna ad aprirsi all’altro, a confrontarsi, a mettersi in gioco; in pratica amare serve a diventare adulti”. 

Sarà, ma ciò significa sottovalutare il fatto che, per diventare adulti, occorre ben altro, il controllo di se stessi, l’osservanza delle regole e il rispetto dei valori morali. Porta a credere che tutto ciò che piace sia lecito e irrinunciabile; magari anche a pensare che si provi più piacere con una buona dose di droga: non a caso, secondo lo studio realizzato in vari Paesi Europei, Italia compresa, e pubblicato su BMC Health, la maggioranza dei giovani è convinta che, con la cocaina, il rapporto sessuale diventa più intenso. Se poi si aggiungono fiumi di alcool sparisce ogni forma di paura e d’inibizione, con l’inevitabile effetto devastante sulla persona. Droga ed alcool ormai diffusi ovunque, perfino nelle scuole. Il che, certo, non aiuta a controllare impulsi ed annebbiamenti della mente, con ciò che ne consegue: depressioni che magari spingono al suicidio e a violenze di ogni tipo. Sta di fatto che, nella maggioranza dei casi, il suicida o l’assassino sia soggetto, a detta dei medici, a labilità psicofisica. Duratura o momentanea che sia.

Non intendo generalizzare; pur essendo frequenti ed in aumento, sono casi che non coinvolgono tutta la popolazione occidentale. Ma che si spiegano solo con la scristianizzazione che fa dimenticare che il prossimo va amato e rispettato. Sbaglia chi è convinto che il non credere in un Essere superiore rappresenti un progresso della nostra società: il risultato è sotto i nostri occhi: ricerca continua di emozioni, perdita del concetto del sacro e della vita anche in chi non scivola nella violenza fisica. Senza Dio non ci può essere umanità, tanto meno saggezza, perché “c’è nesso tra la crescita della follia e la perdita del Lume divino”. E a dirlo non sono io, bensì il laico Marcello Veneziani (il Giornale, 29/4).

Egidio Todeschini