Rispetta il creato per costruire la pace

Ciò che manca in molte nazioni, nelle famiglie, nella società. Spetta a noi impegnarsi per un 2010 più sereno e pacifico

 

Benedetto XVI per la XLIII Giornata Mondiale della Pace, che si è celebrata a Capodanno, ha intitolato il suo messaggio “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, mettendo in rapporto di causa ed effetto due aspetti apparentemente non legati tra loro. E colpisce, nel titolo, l’uso del “tu” con il quale ha inteso sottolineare la responsabilità di ciascuno di noi, funzionario pubblico o comune cittadino, alla cura dell’ambiente e allo sviluppo di quella serena convivenza che ancora manca nel mondo. Un invito esplicito derivante, tra l’altro, dalla constatazione che l’anno appena terminato ha registrato molte catastrofi naturali; ma soprattutto tanti eventi dolorosi dovuti alla “crudeltà dell’uomo sull’uomo: guerre, conflitti internazionali e regionali, atti terroristici e violazioni dei diritti umani”; e “non meno preoccupanti minacce originate dalla noncuranza - se non addirittura dall’abuso - nei confronti della terra e dei beni naturali che Dio ha elargito”.

Una connessione non nuova, quella del Papa, più volte espressa anche dai suoi predecessori. Tra i quali Paolo VI, secondo il quale, se l’uomo spadroneggia sulla natura, “rischia di distruggerla e di esserne a sua volta vittima”; e Giovanni Paolo II, il quale 20 anni fa rilevò “la crescente consapevolezza che la pace mondiale sia minacciata... anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la natura”. E’ Benedetto XVI a citarli, per chiarire un collegamento a prima vista poco evidente: i comportamenti collettivi o individuali mettono a rischio la salute del pianeta e creano un degrado ambientale dovuto alla mancanza di progetti politici lungimiranti o al perseguimento d’interessi economici che si trasformano in seria minaccia per alcune popolazioni.

L’ambiente - scrive il Papa - è specchio dell’Amore creatore di Dio”, quell’Amore che - qui cita Dante - “move il sole e l’altre stelle. E’ un Suo dono a tutti, il cui uso comporta una comune responsabilità verso l’umanità intera, in special modo verso i poveri e le generazioni future”.

E’ compito della Chiesa ricordare la relazione tra il Creatore, l’essere umano e il creato. Un appello oggi particolarmente necessario, stante la desertificazione operata dall’uomo, da cui dipendono il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, nonché il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali. Da qui la necessità di sconfiggere il “materialismo e nichilismo che diffondono un senso del nulla che tende ad intossicare l'umanità”, e che producono “il crescente fenomeno dei cosiddetti profughi ambientali, persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare… per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato”. Che danno origine ai “conflitti già in atto e a quelli potenziali legati all’accesso alle risorse naturali”. Ed anche a quei comportamenti che “hanno un profondo impatto sull’esercizio dei diritti alla vita, all’alimentazione, alla salute, allo sviluppo”. Donde l’appello “per un governo responsabile e condiviso dell’ambiente e delle sue risorse”.

A ragione il Pontefice afferma che “l’armonia tra il Creatore, l’umanità e il creato è stata infranta dall’egoismo, perdendo il senso del mandato di Dio. Tutto ciò che esiste appartiene a Dio che lo ha affidato agli uomini, ma non perché ne dispongano arbitrariamente. Il Creatore ha affidato all’uomo il ruolo di custode e amministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve certo abusare”. E rispettare il “creato” significa anche rifiutare la fecondazione artificiale, la clonazione, l’aborto e tutte quelle prassi oggi consentite dal progresso della scienza e della tecnologia. Logico quindi l’invito alla “adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità dell’essere umano”. Che comporta un “profondo rinnovamento culturale”. Occorre cioè vincere la crisi morale e culturale di cui soffre il mondo d’oggi; abbattere la presunzione di potersi equiparare a Dio, ripetendo così il peccato di Adamo ed Eva.

E’ evidente il riferimento ai diffusi comportamenti degli Occidentali, che incidono sul degrado ambientale; agli stili di vita e di consumo dominanti che rendono indispensabili e non rinviabili il cambiamento di mentalità e l’educazione a costruire la pace. A livello personale, familiare, comunitario e politico. Il Papa incoraggia a “ricercare le modalità più efficaci per sfruttare la grande potenzialità dell’energia solare”; a mettere in atto “appropriate strategie di sviluppo rurale incentrate sui piccoli coltivatori e sulle loro famiglie”; a predisporre “idonee politiche per la gestione delle foreste, per lo smaltimento dei rifiuti”; a risolvere la “questione ormai planetaria dell’acqua e del sistema idrogeologico globale, il cui ciclo riveste una primaria importanza per la vita sulla terra”; ad educare i giovani “a rispettare se stessi” e a convincerli della “inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione”; ad aver rispetto della dignità della persona e dell’insostituibile missione della famiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo” e alla difesa della natura; a rafforzare “i legami familiari”; a lottare “contro la povertà e la corruzione”. Perché il degrado dell’ambiente è connesso alla cultura che modella la convivenza umana.

Questo significa che la pace bisogna guadagnarsela, liberandosi da ogni forma di egoismo, consumismo, sfruttamento, offesa alla dignità dell’uomo e all’integrità della natura. C’è da sperare che l’invito del Papa faccia breccia nell’animo di tutti noi e che, di conseguenza, il 2010 sia meno funesto di quello appena concluso. E con questa speranza auguro ai miei lettori un sereno Anno Nuovo.

Egidio Todeschini

14.1.2010