Rispetta il creato per costruire la pace
Ciò
che manca in molte nazioni, nelle famiglie, nella società. Spetta a noi impegnarsi
per un 2010 più sereno e pacifico
Benedetto XVI per
Una connessione non
nuova, quella del Papa, più volte espressa anche dai suoi predecessori.
Tra i quali Paolo VI, secondo il quale, se l’uomo spadroneggia
sulla natura, “rischia di distruggerla e di esserne a sua volta vittima”; e
Giovanni Paolo II, il quale 20 anni fa rilevò “la crescente consapevolezza che la pace
mondiale sia minacciata... anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la
natura”. E’ Benedetto XVI a citarli, per chiarire un collegamento a
prima vista poco evidente: i comportamenti collettivi o individuali mettono a
rischio la salute del pianeta e creano un degrado ambientale dovuto alla
mancanza di progetti politici lungimiranti o al perseguimento d’interessi
economici che si trasformano in seria minaccia per alcune popolazioni.
“L’ambiente
- scrive il Papa - è specchio dell’Amore creatore di Dio”, quell’Amore
che - qui cita Dante - “move il sole e l’altre stelle. E’ un Suo dono a tutti,
il cui uso comporta una comune responsabilità verso l’umanità
intera, in special modo verso i poveri e le generazioni future”.
E’ compito della Chiesa ricordare
la relazione tra il Creatore, l’essere umano e il creato. Un appello oggi particolarmente
necessario, stante la desertificazione operata dall’uomo, da cui dipendono il
degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole,
l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, nonché il disboscamento delle
aree equatoriali e tropicali. Da qui la necessità di sconfiggere il
“materialismo e nichilismo che diffondono un senso del nulla che tende ad
intossicare l'umanità”, e che producono “il crescente fenomeno dei
cosiddetti profughi ambientali,
persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono
lasciare… per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato”.
Che danno origine ai “conflitti già in atto e a quelli potenziali legati
all’accesso alle risorse naturali”. Ed anche a quei comportamenti che “hanno un
profondo impatto sull’esercizio dei diritti alla vita, all’alimentazione, alla
salute, allo sviluppo”. Donde l’appello “per un governo responsabile e
condiviso dell’ambiente e delle sue risorse”.
A ragione il Pontefice
afferma che “l’armonia tra il Creatore, l’umanità e il creato è
stata infranta dall’egoismo, perdendo il senso del mandato di Dio. Tutto
ciò che esiste appartiene a Dio che lo ha affidato agli uomini, ma non
perché ne dispongano arbitrariamente. Il Creatore ha affidato all’uomo il ruolo
di custode e amministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve
certo abusare”. E rispettare il “creato” significa anche rifiutare la
fecondazione artificiale, la clonazione, l’aborto e tutte quelle prassi oggi
consentite dal progresso della scienza e della tecnologia. Logico quindi l’invito
alla “adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità
dell’essere umano”. Che comporta un “profondo
rinnovamento culturale”. Occorre cioè vincere la crisi morale e
culturale di cui soffre il mondo d’oggi; abbattere la presunzione di potersi
equiparare a Dio, ripetendo così il peccato di Adamo ed Eva.
E’ evidente il riferimento
ai diffusi comportamenti degli Occidentali, che incidono sul degrado ambientale;
agli stili di vita e di consumo dominanti che rendono indispensabili e non
rinviabili il cambiamento di mentalità e l’educazione a costruire
Questo significa che la pace bisogna
guadagnarsela, liberandosi da ogni forma di egoismo, consumismo, sfruttamento,
offesa alla dignità dell’uomo e all’integrità della natura.
C’è da sperare che l’invito del Papa faccia breccia nell’animo di tutti
noi e che, di conseguenza, il 2010 sia meno funesto di quello appena concluso.
E con questa speranza auguro ai miei lettori un sereno Anno Nuovo.
Egidio
Todeschini
14.1.2010