La manovra scatena odio ed assurdità

L’UE chiede all’Italia di ridurre il debito pubblico. Come dire, abolire spese superflue e privilegi. Tutti d’accordo, purché a costo degli altri

 

A seguire le polemiche, che da settimane infuriano nella nostra Penisola,  sulle quattro versioni della manovra elaborata dal Ministro Tremonti ed esponenti del Governo, mi viene in mente quel “l’un contro l’altro armato” da Manzoni riferito al popolo italiano nella poesia “5 maggio”. In effetti, in perenne guerra reciproca sembrano ministri, parlamentari, giornalisti, leader di partito, caste politiche, calciatori, evasori e classi sociali. Che sparano insulti e critiche dettati solo dall’odio. Qualcuno avrà anche ragione a protestare ma contestare scivolando nelle contraddizioni, nelle dimenticanze, nello scaricabarile, nelle ingiurie e nelle menzogne decisamente non serve, anzi peggiora la situazione e dà la sensazione netta di una Nazione che manca ancora di spirito patriottico. E dove non si fa altro che combattere. Sia pure solo a parole.

Non sono un economista, quindi mi guardo bene dal giudicare positivamente o negativamente le diverse soluzioni via via proposte per ridurre, come impostoci dall’Unione Europea, il pesante debito pubblico nazionale che ammonta ormai a 1.901,9 miliardi. E per evitare di crearne in seguito un altro. Mentre scrivo, non si sa ancora se sarà approvato anche alla Camera (lunedì 12) il quarto testo presentato dal Governo (che, per ridurre i tempi, ha posto la fiducia) e già passato (mercoledì scorso) al Senato. Mi limito dunque a commentare le tante insensatezze registrate in merito. Certo, la crisi mondiale allarma tutti i regimi democratici dove chi è al potere e vuole rimanerci deve avere più voti degli avversari. E, per ottenere il consenso democratico, molte volte serve elargire benefici e diritti vari. Che poi di fatto diventano irrevocabili. Ed è quanto successo da decenni in Italia.

Ma è un meccanismo non più sostenibile. Al quale si aggiungono i tanti privilegi che i politici si sono nel tempo riservati: basti pensare agli stipendi dei parlamentari, dei Governatori regionali o dei Presidenti di Provincia, superiori a quelli degli altri Paesi occidentali; retribuzioni notevoli che si addizionano alla gratuità di cellulari, spese viaggi, piscine e palestre; al trattamento pensionistico, se non rieletti; alla possibilità di intascare, oltre allo stipendio parlamentare, più pensioni, anche dopo pochi anni di servizio in altri settori (Di Pietro, per esempio, gode di due pensioni e dello stipendio da deputato!); alle consulenze spesso milionarie e sovente inutili, affidate con il solo scopo di ottenere voti; all’abuso di “auto blu” con autista. O all’assistenza sanitaria dei deputati, in ospedali privati, finanziata da Montecitorio, che assicura un rimborso non solo ai 630 onorevoli, ma anche a 1109 loro familiari (per decisione dell'ex presidente, Pier Ferdinando Casini), conviventi compresi. Senza contare l’incidenza nefasta sui conti pubblici delle tante corruzioni tutt’ora in atto.

Purtroppo si è perso, in Italia, il valore ed il senso della politica, che dovrebbe essere diretta all’interesse del Paese e dei suoi cittadini, non solo a chi la effettua: dice niente, in merito, che, alla prima presentazione in Senato del testo della manovra (il 17 agosto), erano presenti solo 11 senatori - 7 dell'opposizione e 4 della maggioranza - su 315? Sarà anche “schizofrenica” la politica del centrodestra, come qualcuno asserisce. Ma l’opposizione non propone soluzioni alternative. E rifiuta riforme ed interventi a suo tempo sostenuti ed approvati dal centrosinistra. Come scrive Piero Ostellino sul Corriere della Sera del 5/9, siamo “di fronte ad un caso di regressione e di degrado civile, oltre che culturale e politico”. Cui si aggiungono le tante incoerenze e contraddizioni. Come quella di Bossi, denigratore di “Roma ladrona”, che fa trasferire alcuni Ministeri al Nord e si oppone all’eliminazione delle costosissime Province – provvedimento che, comunque necessita una modifica costituzionale - nonché all’aumento dell’età della pensione, ora previsto nel testo finale. Che vede gli ex democristiani - evidentemente dimentichi di aver approvato, nel 1980, una legge che prevedeva la galera degli evasori - oggi contrari. Che alla Presidente della Cgil, Susanna Camusso, impegnata, dice, a tutelare i lavoratori già in difficoltà per la crisi in atto, ispira solo l’idea di uno sciopero generale, con relativa ed ulteriore perdita di guadagno. Che a chiedere la riduzione dei parlamentari vede ora quel Pd che, insieme all’UdC, nel 2006 spinse ad affossare con il referendum confermativo la modifica in tal senso della Costituzione.

Incoerenze e contraddizioni alle quali si aggiungono le proteste ai tagli da parte dei Governatori e Presidenti di Provincia che stimano che “così ci sarà meno sanità, meno sicurezza, meno servizi”. Sarà anche vero che i costi delle Regioni e Province incidano relativamente poco sul debito pubblico; ma scandalizza sapere che i consiglieri regionali sono 1183, più dei nostri 1032 parlamentari, in Italia e nell’Europarlamento; e che costano, allo Stato ed ai contribuenti, 1,2 miliardi di euro (dati del sindacato UIL) annui. Senza contare le migliaia di soldi spesi per “studi” inutili, come quello effettuato in Campania da Bassolino sul tema “team di animatrici di pari opportunità” e costato ben 192 mila euro! Studi che hanno fatto aumentare le spese amministrative, fra il 2001 e il 2008, del 47,7 per cento.

Potrei continuare, con la lista delle reazioni negative alle singole voci della manovra, espresse un po’ da tutti, esponenti della maggioranza compresi, soprattutto dalle opposizioni. Dettate, quest’ultime, da odio verso un “nemico” da abbattere. E tanto incoerenti e contraddittorie da deludere, secondo la recente indagine svolta da Mannheimer, l’83% degli elettori, mentre solo il 79% di essi dichiara di essere insoddisfatto dell’operato governativo.

Egidio Todeschini, 9.9.2011

 

 

 

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