Domande al Papa che tutti vorrebbero fare
Nel libro “Luce del mondo” Benedetto XVI parla della Chiesa nel mondo
d’oggi. Ma la stampa minimizza e riporta solo il “si” al preservativo
Ha sorpreso molti il libro, “Luce del mondo”, scritto da Peter Seewald che ha intervistato il
Papa. Che non ha voluto conoscere in precedenza le domande e ha apportato,
dopo, solo qualche correzione per precisare meglio il suo pensiero che rivela tutta
l’umanità e l’indole del pastore, “infallibile solo quando parla ex
Cathedra”. Il volume riporta la conversazione con lo scrittore tedesco, durante
la quale il Santo Padre risponde a domande che affrontano temi diversi: lo
scandalo della pedofilia, l'ecumenismo, il dialogo con l’Islam e con gli Ebrei,
il ruolo di Pio XII, il valore della fede cristiana, nonché l’uso del
preservativo in casi particolari. Un colloquio in cui Benedetto XVI confessa anche
quella fragilità che gli fa chiedere al Signore di aiutarlo. Fa propria
la frase di San Bernardo, “ricordati che non sei il successore dell’imperatore
Costantino, ma il successore di un pescatore”: come dire non un monarca
assoluto ma un Vicario di Cristo a Capo della Chiesa creata da Gesù. Ed
ammette i propri errori: al vescovo negazionista lefebvriano Williamson non
avrebbe tolto la scomunica, se avesse saputo che negava la Shoah.
“Castel Gandolfo, estate. La strada che porta alla residenza pontificia è
fatta di strade di campagna solitarie. Il grano nei campi ondeggia sotto il
soffio di un vento leggero...” Inizia così il libro-intervista, il primo
a Ratzinger Papa che completa quelli fatti all'allora cardinale, nel 1996 (“Il sale della terra. Cristianesimo e Chiesa
cattolica nel XXI secolo”) e nel 2000 (“Dio
e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio”). Un testo che invita ad
essere fedeli al messaggio cristiano che non è “un pacchetto di dogmi o
di formulazioni astratte … ma l’incontro possibile oggi con quel Gesù
che prima di giudicare, ha amato”. Che si è fatto Uomo ed è morto
sulla Croce per redimere dal peccato ogni essere umano, a dimostrazione della
sua “inconcepibile grandezza”.
Divisa nelle tre parti citate nel sottotitolo - Il Papa,
Con le sue risposte, Benedetto XVI vuole soprattutto
infondere speranza e fiducia ad una umanità che, a causa del
relativismo, del conformismo e della perdita della fede, rischia di scivolare
nel pessimismo e nell’indifferenza. Invito che, però, non è stato
colto e sottolineato dalla stampa, italiana ed internazionale. Che invece ha
puntato solo sull’apparente “liceità” del preservativo. Scandalizza e
sconvolge notare che, delle 284 pagine del libro, la maggior parte dei
giornalisti abbia citato solo quelle due nelle quali il Pontefice ne ammette
l’uso da parte di un “prostituto” (usato al maschile, non al femminile, come
erroneamente tradotto dal tedesco), suscitando così l’esultanza dell’Onu
e dei laicisti. Titoli su 9 colonne per rilevare che “la dottrina cattolica ha
cambiato posizione in merito” e che il Santo Padre ha fatto marcia indietro
circa l’affermazione fatta, durante il suo viaggio in Africa nel 2009, quando
disse che “il problema dell’Aids non si può risolvere con la sola
distribuzione di profilattici”, ma con l’educazione. Concetto ribadito nel
libro, anche citando l’enciclica Humanae
vitae con la quale Paolo VI nel 1968 definì illeciti gli
anticoncezionali.
Si è volutamente travisato il pensiero di
Benedetto XVI che non ha ammesso la liceità del condom, ma solo
giustificato l’uso da parte di omosessuali (si spiega così il termine
maschile “prostituto”) sieropositivi, in quanto ciò “può essere una
prima assunzione di responsabilità”, un “primo passo sulla strada verso
una sessualità più umana”, per non sommare al peccato dell’atto
impuro (violazione del 6° comandamento) anche quello eventuale dell’omicidio (5°
comandamento), tramite trasmissione della patologia. Una disinformazione,
peggio, una strumentalizzazione delle parole del Papa che il portavoce del
Vaticano, padre Lombardi, contesta: “il Papa non… cambia l’insegnamento della
Chiesa, ma riafferma il valore della sessualità e della dignità
umana come espressione di amore e responsabilità”. E che, come ha rilevato
Egidio Todeschini
6.1.2011