Difficile la soluzione della
tragedia libica
Continuano le stragi e le minacce di Gheddafi. Gravi i rischi
anche per l’Italia e l’Europa. Che tuttavia si limita ad invitare il rais ad
andarsene
Non cessa, in Libia, la guerra civile che causa
morti e distruzioni. Le
notizie che arrivano sono drammatiche, anche se spesso confutate: tra queste, quella
sul numero delle vittime che oscilla, a seconda della fonte, tra il centinaio e
qualche migliaia. All’inizio, il focolaio della ribellione era circoscritto alla
Cirenaica (regione orientale), ora la rivolta ha raggiunto Tripoli, la capitale,
anche perché una parte dell'esercito e dei politici ha abbandonato il leader
per schierarsi con la popolazione. Una situazione ben diversa da quella registrata
durante le manifestazioni in Egitto ed in Tunisia, benché questi 3 Stati avessero
in comune il fatto di essere retti da leader autoritari, screditati e che pensavano
di passare il potere a figli o fedelissimi. Ma Mubarak e Ben Ali hanno ceduto, mentre Gheddafi, a dispetto delle voci circa
una sua possibile fuga in un Paese amico, ripete di non avere alcuna intenzione di rinunciare al suo ruolo. Per
mantenere il quale infierisce contro i manifestanti: prima a Bengasi,
ora in tutto il Paese, si assiste infatti alla violenza di un regime pronto ad
utilizzare tutti gli strumenti di morte per piegare le legittime domande di un
popolo che, dopo oltre 40 anni di dittatura, ha deciso di alzare la testa e di
far sentire la sua voce. Ma che, almeno per ora, sembra non vincere: Ben Jawad
è stata presa, Misurata è circondata da carri armati, Zawiyah è
stata bombardata dall’aria e il pozzo petrolifero di Ras Lanuf è preso
di mira dai Mig del rais. E i poliziotti fedeli al rais mantengono un
minaccioso controllo di Tripoli.
Non molla, il Colonnello, anzi minaccia
pure l’Occidente, soprattutto l’Italia che, nel 1970, si era vista
espellere dalla Libia 70 mila connazionali, tra l’altro privati dei loro beni; e che ora ne subisce le conseguenze sul
piano economico, per l’impennata dei prezzi del petrolio, e per i rimpatri di circa 1.100 Italiani; e su quello socio-demografico, per i continui sbarchi di chi fugge da una
situazione sempre più cruenta e difficile. Con gli effetti non facili da
gestire che ne derivano, sui quali il dittatore libico punta per tenere
Intimidazioni di fronte alle quali l’Occidente non sa ancora come reagire.
Parla di intervento armato che l’esperienza somala e le guerre in Irak e in Afghanistan
però rendono incerto; è indeciso sul ripristino delle sanzioni che,
a suo tempo, non invalidarono il potere di Saddam Hussein, Slobodan Milosevic,
Fidel Castro e dello stesso Gheddafi (1991 dopo l’attentato di Lockerbie);
discute sulla creazione di una no fly
zone per imporre la quale, tuttavia, si dovrebbe abbattere l’aereo libico
in movimento, quindi intervenire militarmente. Per questo l’Unione Europea,
La nostra Penisola, data la sua vicinanza ai territori libici, probabilmente
subirebbe le conseguenze peggiori, se il Colonnello mantenesse il controllo
della Libia. C’è da sperare, quindi, che ad un Gheddafi sconfitto
subentri una classe dirigente capace di trasmettere principi di libertà
e democrazia ad una società che deve crearsi una mentalità nuova,
sradicare la rete di controllo sociale che il Colonnello ha tessuto in 42 anni
di potere e superare lo stato di arretratezza, culturale e sociale, in cui
è stata finora tenuta. Dunque, un’evoluzione, necessaria ma non facile,
che porti a costumi, se non identici, almeno vicini a quelli dell'Occidente; da
effettuare in tempi relativamente brevi anche, direi soprattutto, con l’aiuto degli
Stati occidentali. Il rais si vanta di aver dato “dal 1977 il potere al popolo
che gestisce il petrolio e i suoi proventi”. Ma mente. Ha sempre negato ogni
diritto ai propri cittadini; ha amministrato il suo Paese come un bene
personale, impadronendosi del denaro ricavato dalle risorse naturali della Libia.
Per questo, alcune tribù libiche, come altri popoli arabi sottoposti a
dittature più o meno feroci, si ribellano, dimostrando così di
aspirare ad una vita diversa, di optare per una vera democrazia. Ed è
dovere delle Autorità occidentali dar loro man forte perché l’ottengano.
Egidio
Todeschini
12.3.2011