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L’acqua è un bene da garantire a tutti Non esistono solo relativismo, terrorismo e corruzione politica. C’è un problema “risorse idriche” al quale occorre prestare più attenzione
A sfogliare i giornali sembra che in Italia e nel mondo esistano solo dispute dipendenti dalla mentalità moderna e dalla politica in corso. Si polemizza sui “Dico”, sulle intercettazioni telefoniche, sulla “libertà d’informazione”; ci si attarda sulle divisioni interne nelle coalizioni di centrosinistra e centrodestra; ci si dilunga sulle stragi del sabato sera, sulla diffusione della droga, sul bullismo giovanile, sulla micro e macro criminalità; si dedicano pagine intere al terrorismo musulmano, al “dialogo” per la pace, alle colpe degli Americani, ai pacifisti a senso unico, alla democrazia da esportare, alle guerre civili nel Medio Oriente, alla vicenda di Daniele Mastrogiacomo. Anch’io, negli ultimi articoli, ho indugiato su alcuni di tali aspetti della politica e della cultura corrente. Una scelta, la mia, dovuta alla convinzione che certi modi di essere e di pensare sono inequivocabilmente frutto del degrado della società occidentale, oggi troppo imbevuta di relativismo, protagonismo e materialismo. Un degrado, il nostro, al quale dovremmo saper porre rimedio, ridando vigore e valore al buon senso, al rispetto del prossimo, alla sacralità della persona umana, alla morale cristiana. Aspetti politici e culturali da non trascurare, certo, perché il benessere, perfino le gioie della vita, sociale e familiare, sono collegati, e non poco, anche ad essi. Ma non dimentichiamo, però, che esistono altri problemi (come la carenza di acqua potabile, alla quale in parte concorriamo noi stessi, sprecandola) dalla tempestiva soluzione dei quali, tuttavia, dipende il futuro del nostro pianeta. Problemi sui quali spesso l’informazione è carente. A stare al Quarto Rapporto dell’Onu sui prossimi cambiamenti climatici, c’è invece da preoccuparsi: nei prossimi decenni, avremo “carestie, siccità, epidemie, inondazioni ed estinzioni di massa”, con la conseguenza di rendere “inabitabili immense aree del Terzo mondo. Già entro 20 anni si prevedono centinaia di milioni di Africani e decine di milioni di Sudamericani in fuga o falciati dalle sete”; con un peggioramento della situazione che fa prevedere, dal 2080, un’ecatombe nella maggior parte del globo, fino “a 3,2 miliardi di persone” (NdR: i virgolettati sono tratti dal citato Rapporto Onu). Sarà anche troppo pessimista e catastrofico, tale studio, ed infatti è stato accusato di eccedere in “congetture” non dimostrabili e di essere costato miliardi di euro, spendibili in interventi più concreti. Resta il fatto, però, che oggi si contano ancora 5 milioni di esseri umani, in particolare bambini, che ogni anno muoiono per aver bevuto acqua non potabile; che 31 Paesi, nei quali vive più di un miliardo di persone, non hanno accesso ad acqua pulita; che, mentre “un cittadino nordamericano utilizza 1.700 metri cubi l'anno, la media in Africa è di 250 metri cubi. I cittadini dei paesi industrializzati consumano in media 40 litri per fare una doccia, per i due terzi dell'umanità questi 40 litri rappresentano la disponibilità di intere settimane”. Anche il rapporto del WWF, rilasciato giorni fa a Ginevra, parla di futura crisi idrica che coinvolgerà i Paesi poveri, ma pure “il Nord prospero e sprecone”. Dallo studio si appura che, a rendere problema mondiale la scarsità d’acqua, concorrono più fattori: “il riscaldamento globale, la scomparsa di aree paludose, l’inquinamento atmosferico e la gestione approssimativa di bacini idrici ed acquedotti”. E lo spreco delle popolazioni occidentali. Il problema esiste e va affrontato con tempestività, sia per educare a ridurre gli sprechi, sia per garantire l’acqua potabile a chi non ne ha. In Italia, per fare un esempio, da decenni non si riparano i tubi, ormai consunti, dell’acquedotto del Sele che porta l’acqua alla sitibonda Puglia. Il risultato è che se ne perde più della metà: cosa si aspetta per intervenire? Un’incuria non solo italiana, comunque: si stima che a Londra le perdite per tubature inadeguate basterebbero a riempire, quotidianamente, 300 piscine olimpioniche. Ad Houston e Sidney si consuma più acqua di quanta la natura riesca a reintegrare. Altri Paesi del Mediterraneo dilapidano le proprie riserve a causa del turismo e dell’agricoltura intensiva. L’aumento delle temperature fa il resto: hanno già portata ridotta il fiume Giallo (Cina) e l’Indo (India), il Colorado (Arizona) e il Nilo (Egitto). In Italia il Po, l’Adige, l’Arno, il Tevere. Noi sprechiamo. Nel Terzo Mondo, specialmente africano, invece, l’acqua manca. Anche perché, spesso, in questi Stati, chi arriva al potere si trasforma, da combattente per la libertà, in dittatore corrotto che non spende denaro ed energie per migliorare la situazione idrica del proprio territorio. Dice niente che solo l´1% dei fondi stanziati dalla Banca Mondiale per le risorse idriche è servito ad estendere a tutti il diritto di accesso all’acqua? Non stupiamoci se in alcuni Paesi la situazione idrica peggiori. Se, per esempio, in Etiopia (che rientra nei 10 Stati più poveri d´acqua, insieme con Haiti, Niger, Eritrea, Malawi, Gibuti, Ciad, Benin, Ruanda e Burundi) nulla è stato finora previsto per far fronte alla sua cronica siccità. Non va meglio in Nigeria, Paese che galleggia sul petrolio ma ha una disastrosa distribuzione delle risorse idriche: il 70% della popolazione vive in totale indigenza e in molte aree manca l’acqua potabile, per cui si registra un elevato numero di malattie quali tifo, diarrea ed epatite. Se la Nigeria piange, altrove non si ride: le ultime statistiche dicono che, sulla Terra, tre miliardi di persone abitano in case senza sistema fognario. Che oltre 1 miliardo beve acqua "non sicura". Che un altro miliardo non ha acqua potabile a sufficienza. Che 3,4 milioni di persone ogni anno (5 mila bambini al giorno!) muoiono a causa di malattie trasmesse dall’acqua. E c’è da chiedersi perché mai la stampa dia rilievo ad un problema così importante solo una volta all’anno, il 22 marzo, proclamato dall’Onu giornata dell’acqua. Certo, alcuni risultati positivi si sono già ottenuti, anche grazie ad iniziative private: è aumentata di due anni l’aspettativa di vita delle popolazioni povere ed è diminuita di 3 milioni l’anno la mortalità infantile dovuta a carenza di cibo o di acqua. Ma non basta. Si deve fare di più: il cittadino sprecando meno per mantenere in vita le falde acquifere, i Governi spendendo meglio i soldi dello Stato. Egidio Todeschini 22 |