Giustizia ed
equità per ottenere la pace
In Terra Santa ed
altrove. E’ quanto ha auspicato il Pontefice a Cipro. Ma occorre anche rimuovere
i falsi pacifismi e l’antisemitismo
E’ triste, Benedetto XVI, quando arriva a Cipro. A togliergli il suo
abituale sorriso e buon umore sono arrivati, a sorpresa e a distanza di pochi
giorni, i 9 morti per l’attacco israeliano alla nave Marmara, davanti a Gaza, e l’assassinio, a Iskenderun, di Mons. Padovese, vicario
dell'Anatolia. Afflitto ma sempre deciso
ad incoraggiare il dialogo, la reciproca comprensione e l’accettazione del
diverso: fattori che, insieme ad un più incisivo intervento delle
Comunità internazionali, rappresentano l’unico rimedio alle tensioni che
travolgono il Medio Oriente ove, ad aver la peggio, sono spesso i civili. Non
si fa illusioni, il Papa: sa che gli attuali conflitti tra Arabi ed Ebrei
sono “di carattere politico e dunque estranei ad ogni discorso ecclesiale”; è
cosciente del fatto che “le relazioni tra Cristiani e Musulmani sono spesso difficili”,
gli Islamici negando la libertà religiosa ed i diritti umani; non ignora
che il conflitto israelo-palestinese è il “focolaio principale” dei vari
scontri mediorientali che cesseranno solo quando quei due popoli potranno “vivere
in pace in una patria che sia la loro, all’interno di confini sicuri ed
internazionalmente riconosciuti”.
Ma,
forte della sua fede in Cristo e
convinto che i Cristiani possono concorrere a “portare uno spirito di
riconciliazione basata su giustizia ed equità per le due parti”, Benedetto
XVI insiste sulla necessità del dialogo interreligioso tra ebraismo ed
Islam, “benché non facile”; esorta i Cristiani del Medio Oriente, soprattutto i
religiosi, a non emigrare perché “la loro sola presenza è un'espressione
eloquente del Vangelo della pace”; invita a superare le differenze ed alimentare
la solidarietà; a portare “riconciliazione dove ci sono i conflitti” ed
offrire “al mondo un messaggio di speranza”. Non omette neppure di criticare l'occupazione
israeliana della Palestina, asserendo che trattasi di “un'ingiustizia politica”
non giustificabile con pretese teologiche; giudizio, questo, presente anche nel
documento Instrumentum Laboris, consegnato ai rappresentanti
dell'episcopato del Medio Oriente in vista del Sinodo che si terrà a
ottobre in Vaticano, ove, tra l’altro, si legge: “Da decenni, la mancata risoluzione
del conflitto israelo-palestinese, il non rispetto del diritto internazionale e
dei diritti umani, e l'egoismo delle grandi potenze hanno destabilizzato l'equilibrio
della regione e imposto alle popolazioni una violenza che rischia di gettarle
nella disperazione”.
Concetti che
il Papa ripete anche alle autorità politiche e
diplomatiche di Cipro alle quali ricorda che solo con una “chiara visione
morale e di coraggio” si ottiene il bene comune e la pace, si promuove “una
genuina riconciliazione”, si sconfiggono “le ideologie politiche”. In effetti l’isola,
tuttora abitata al Nord dai Musulmani turchi che la invasero nel 1974, al Sud
da Ortodossi indigeni, registra da tempo continue turbolenze politiche e
religiose. Non a caso, quindi, il Santo Padre invita tutti gli abitanti di
Cipro a trovare, “con l'aiuto di Dio la saggezza e la forza di lavorare insieme
per una giusta soluzione dei problemi che ancora sono da risolvere”, onde
offrire alle “generazioni future una società che si distingua per il
rispetto dei diritti di tutti, inclusi i diritti inalienabili alla
libertà di coscienza e alla libertà di culto”.
Un’esortazione
saggia e doverosa, alla quale dovrebbero attenersi anche tutti i cosiddetti
“pacifisti” filopalestinesi che, in sostanza, dimostrano di essere soprattutto
antisemiti e ben poco Cristiani, se arrivano perfino a minacciare gli Ebrei dell’ex
ghetto di Roma; ad alterare le foto del conflitto sulla Marmara per dare la
responsabilità dell’eccidio ai soli Israeliani; a scrivere su Facebook offese agli Ebrei,
applausi ad Ahmadinejad, inni all’Olocausto e benedizioni a Hitler. Questa gente
non si rende conto che, stando dalla parte di chi vuole eliminare Israele ed
islamizzare l’Occidente, si rischia di perdere la democrazia e la
libertà di opinione e di religione. E pure la vita, come è successo a tanti Cristiani residenti nel mondo
arabo (dal 2000, solo fra vescovi, preti, suore, seminaristi e catechisti ne sono
stati uccisi 263); anche nella “moderata” Turchia ove Mons. Padovese è l’ultimo della serie, dopo don Andrea
Santoro (2006) e padre Adriano Franchini (2007); l’aggressione ai padri Martin
Kmetec e Pierre Brunissen; le minacce ai Francescani di Mersin, l’omicidio di
tre Protestanti a Malata; o la bomba molotov nella cattedrale di San Policarpo
a Smirne e l’assassinio di sei Cristiani copti nel villaggio egiziano di Nag
Hammadi. Tutte aggressioni, si dice per minimizzare, fatte da pazzi o instabili,
come l’omicida musulmano di Mons. Padovese,
che non è affatto malato di mente, essendosi sottoposto ad accertamenti
presso l’ambulatorio di psichiatria solo per precostituirsi un alibi.
Certo,
la politica israeliana non sempre è umana e giusta; ma i Palestinesi
sono soprattutto prigionieri dei mercanti d’armi (Hamas) che si arricchiscono
speculando su aiuti internazionali, borsa nera, traffico d'armi e di droga; si diffonde
la falsa idea (anche dal premier turco, Erdogan!) che Israele rappresenti “la
principale minaccia per la pace” in Medio Oriente; l’iraniano Ahmadinejad ripete
sempre di volerne la distruzione ed annunzia che nuovi convogli diretti a Gaza
“porteranno libertà alla nazione palestinese, dopo aver annientato i
sionisti”. Pure l’Onu (che ha già condannato Israele 27 volte!) è favorevole ad un’indagine sul blitz israeliano, benché un video mostri che i soldati sbarcati sulla Marmara sono stati accolti a
mazzate, coltellate e spari. E si sa che oggi
Egidio
Todeschini