Ci risiamo con l’immondizia a Napoli

Strade impraticabili, puzza, fumo, aria inquinata. Colpa dei politici, della camorra o della popolazione? Un po’ tutti responsabili

 

Incredibile! A dispetto della pulizia operata, poco tempo fa, dalla Protezione civile retta da Bertolaso, il capoluogo della Campania è di nuovo sommerso dalla monnezza che rende l’aria irrespirabile per il cattivo odore che emana e per l’emergenza diossina che mette a rischio la salute di chi soffre di patologie alle vie respiratorie. Solo nell'ultimo mese, da quando la situazione si è aggravata, a detta degli specialisti c’è stato un aumento del 10-20% di asma, tosse, faringite e bronchite asmatica nei bambini, specialmente gli allergici. A causa anche del caldo estivo e dei sempre più frequenti incendi (notevolmente tossici) di  immondizia con i quali la gente, esasperata, crede di ridurne la puzza. Un danno per la salute che ha spinto la Procura di Napoli (la stessa che ha speso, a carico dei contribuenti, un miliardo di euro per intercettare ministri, imprenditori, parlamentari, attori e compagnia bella coinvolti - dice - nella P4) ad aprire un'indagine per epidemia colposa e a mandare un avviso di garanzia al Governatore campano di centrodestra, Stefano Caldoro, eletto un anno fa, come se il problema spazzatura fosse recente.

Certo, duemila tonnellate di rifiuti inquinano, bloccano il traffico ed assediano cortili e abitazioni, obbligando a chiudere le saracinesche di bar, negozi e ristoranti, con riduzione al minimo del turismo e conseguente incidenza negativa sull’economia locale. Una situazione tragica che ha dato origine ad inevitabili accuse, a scarichi di responsabilità, a polemiche e al “no” di Bossi al trasferimento al Nord della spazzatura. Il neo sindaco Luigi de Magistris durante la recente campagna elettorale aveva detto “in 4 o 5 giorni pulirò Napoli”. Non l’ha fatto ed ora incolpa il Governo, poi la camorra e la mentalità della gente che spinge o ad approfittarne o a star zitti per paura. “È evidente che c’è una strategia dietro ai roghi e ai blocchi stradali”, dice, rilevando che “i rifiuti incendiati diventano speciali e occorrono giorni per rimuoverli”. Il che lo porta a ritenere positiva l’iniziativa giudiziaria della Procura napoletana contro Caldoro. Ma dimentica che, da eurodeputato, aveva fatto bloccare i 145 milioni di euro previsti dall’Ue per l’emergenza rifiuti. E non cita Bassolino o la Jervolino che hanno fatto ben poco in merito, anzi hanno speso milioni di euro in cavolate, grazie alle quali i debiti della Regione sono quasi decuplicati, facendo mancare i soldi per pagare i netturbini. Che, anche se retribuiti, non possono fare granché, non sapendo dove mettere l'immondizia, dopo averla raccolta. Perché non è differenziata. Perché in Campania scarseggiano le discariche e i termovalorizzatori o gli inceneritori essendo insufficienti, anche per il rifiuto a crearli da parte di alcuni sindaci della zona. E spedirla altrove costa.

Certo, grazie all'ordinanza firmata adesso dal sindaco, è iniziata, a cura dell’azienda Asia, la raccolta straordinaria, 24 ore su 24. Ma restano ancora da recuperare tonnellate di rifiuti, giacenti soprattutto nelle periferie. E decidere dove stoccarli. Forse, per 72 ore, nei capannoni dismessi di Gianturco, in zona orientale, e nell’ex mercato dei fiori di San Pietro a Patierno. O a San Giovanni a Peduccio, zona in cui dovrebbe nascere l’inceneritore della discordia. Ma sono ipotesi che il Comune non conferma. Una volta trascorsi i 3 giorni, dove saranno trasferiti? Non si sa. Sull'ipotesi di una delibera ministeriale in merito il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, non ha dubbi: “o potranno essere portati solo nelle regioni confinanti alla Campania, in modo che restino lì, oppure quel decreto non passerà”.

La solita presa di posizione antimeridionale della Lega? In parte sì. Ma è fuori discussione che le Ammini­strazioni locali debbano provvedere da sé a smaltire l’immondizia, senza puntare sempre su ­l’aiuto del Governo, dello Stato, di altre Regioni. Che possono essere invocati quando c’è un’emergenza, cioè quel “fatto eccezionale” che impone ai compatrioti di dare una mano. Ma è da molti anni che in Campania, ed a Napoli in particolare, le strade sono bloccate dalla monnezza, a dimostrazione che sinda­ci, giunte e cittadinanza non sono stati capaci di reprimere il fenome­no; o forse hanno preferito non farlo, contando sulla collaborazione statale o di altre Amministrazioni. Che hanno già sborsato 8 miliardi di euro, mentre spetta a ciascun Ente territoriale smaltire i propri rifiuti, come in effetti avviene dalle Alpi alla Sicilia, e specialmente nel Veneto che ha ottenuto l’oscar di Legambiente per la sua politica di riciclo. Promettere, come fa de Magistris, d’imporre la raccolta differenziata, senza però prevedere altri inceneritori “perché danneggiano la salute e sono inutili”, significa non essere in grado di affrontare il problema. O di non volere. Tanto, poi, è la collettività che paga! 

Hanno ragione il Capo dello Stato e la Conferenza episcopale a definire “questione nazionale” il problema rifiuti di Napoli e dintorni, auspicando di conseguenza “la solidarietà dell’Italia settentrionale”. Che però, come giustamente rileva il Governatore del Friuli - Venezia Giulia, Renzo Tondo, non può “essere messa periodicamente di fronte a questa emergenza”. Da qui l’auspicio che la Campania dia “la certezza di aver avviato un percorso che porti a risolvere i problemi in tempi brevi”. In effetti, è importante affrontare con decisione tale rogna, affinché Napoli, che oggi è un inferno, ritorni ad essere la bella ed artistica città di una volta. Ma, per combattere questa battaglia e vincerla, occorre impegno e volontà delle Amministrazioni locali. E, soprattutto, onestà e coerenza.   

                                                                                                                                                               1.7. 2011,  Egidio Todeschini