Ci risiamo con l’immondizia a Napoli
Strade impraticabili,
puzza, fumo, aria inquinata. Colpa dei politici, della camorra o della
popolazione? Un po’ tutti responsabili
Incredibile! A dispetto della pulizia operata, poco tempo
fa, dalla Protezione civile retta da Bertolaso, il capoluogo della Campania
è di nuovo sommerso dalla monnezza
che rende l’aria irrespirabile per il cattivo odore che emana e per l’emergenza
diossina che mette a rischio la salute di chi soffre di patologie alle vie
respiratorie. Solo nell'ultimo mese, da quando la situazione si è
aggravata, a detta degli specialisti c’è stato un aumento del 10-20% di
asma, tosse, faringite e bronchite asmatica nei bambini, specialmente gli
allergici. A causa anche del caldo estivo e dei sempre più frequenti incendi
(notevolmente tossici) di immondizia con
i quali la gente, esasperata, crede di ridurne la puzza. Un danno per la salute
che ha spinto
Certo, duemila tonnellate di rifiuti inquinano, bloccano
il traffico ed assediano cortili e abitazioni, obbligando a chiudere le
saracinesche di bar, negozi e ristoranti, con riduzione al minimo del turismo e
conseguente incidenza negativa sull’economia locale. Una situazione tragica che
ha dato origine ad inevitabili accuse, a scarichi di responsabilità, a polemiche
e al “no” di Bossi al trasferimento al Nord della spazzatura. Il neo sindaco Luigi
de Magistris durante la recente campagna elettorale aveva detto “in 4 o 5
giorni pulirò Napoli”. Non l’ha fatto ed ora incolpa il Governo, poi la
camorra e la mentalità della gente che spinge o ad approfittarne o a
star zitti per paura. “È evidente che c’è una strategia dietro ai
roghi e ai blocchi stradali”, dice, rilevando che “i rifiuti incendiati diventano
speciali e occorrono giorni per rimuoverli”. Il che lo porta a ritenere
positiva l’iniziativa giudiziaria della Procura napoletana contro Caldoro. Ma dimentica
che, da eurodeputato, aveva fatto bloccare i 145 milioni di euro previsti
dall’Ue per l’emergenza rifiuti. E non cita Bassolino o
Certo, grazie all'ordinanza firmata adesso dal sindaco, è
iniziata, a cura dell’azienda Asia, la raccolta straordinaria, 24 ore su 24. Ma
restano ancora da recuperare tonnellate di rifiuti, giacenti soprattutto nelle
periferie. E decidere dove stoccarli. Forse, per 72 ore, nei capannoni dismessi
di Gianturco, in zona orientale, e nell’ex mercato dei fiori di San Pietro a
Patierno. O a San Giovanni a Peduccio, zona in cui dovrebbe nascere
l’inceneritore della discordia. Ma sono ipotesi che il Comune non conferma. Una
volta trascorsi i 3 giorni, dove saranno trasferiti? Non si sa. Sull'ipotesi di
una delibera ministeriale in merito il ministro per
La solita presa di posizione antimeridionale della Lega?
In parte sì. Ma è fuori discussione che le Amministrazioni
locali debbano provvedere da sé a smaltire l’immondizia, senza puntare sempre su
l’aiuto del Governo, dello Stato, di altre Regioni. Che possono essere invocati
quando c’è un’emergenza, cioè quel “fatto eccezionale” che impone
ai compatrioti di dare una mano. Ma è da molti anni che in Campania, ed
a Napoli in particolare, le strade sono bloccate dalla monnezza, a dimostrazione che sindaci, giunte e cittadinanza non
sono stati capaci di reprimere il fenomeno; o forse hanno preferito non farlo,
contando sulla collaborazione statale o di altre Amministrazioni. Che hanno già
sborsato 8 miliardi di euro, mentre spetta a ciascun Ente territoriale smaltire
i propri rifiuti, come in effetti avviene dalle Alpi alla Sicilia, e
specialmente nel Veneto che ha ottenuto l’oscar di Legambiente per la sua
politica di riciclo. Promettere, come fa de Magistris, d’imporre la raccolta
differenziata, senza però prevedere altri inceneritori “perché
danneggiano la salute e sono inutili”, significa non essere in grado di affrontare
il problema. O di non volere. Tanto, poi, è la collettività che
paga!
Hanno ragione il
Capo dello Stato e
1.7. 2011, Egidio Todeschini