Il Papa esalta i valori dell’Africa
Durante la visita in Benin ha
definito il continente “terra di speranza”. E ha invitato gli
africani a risollevare la testa
Prima di parlare
della seconda visita del Papa in Africa, un breve ripasso socio-politico s&=
#8217;impone:
il Benin è una Repubblica =
presidenziale,
precedentemente conosciuta con il nome di Dahomey. La capitale è =
Porto-Novo, ma il Governo ha sede a Cotonou, la città più
popolosa. E’ uno Stato relativamente piccolo, tra i più poveri=
del
pianeta, ma democratico, a tutela dello “spirito di libertà e
responsabilità” e del senso “del lavoro per il bene
comune”. Definendolo “Paese in pace” proprio perché=
; le
numerose religioni vi “convivono nel rispetto reciproco”, il Sa=
nto
Padre vi è andato per rendere omaggio alla tomba del cardinale Berna=
rdin
Gantin (cui è intitolato l’aeroporto), suo amico e “cora=
ggioso
Vescovo”, primo sacerdote africano che ha coperto incarichi di rilievo
nella Curia Vaticana. E anche per festeggiare i 150 anni dell'arrivo dei pr=
imi
missionari ai quali si deve la fondazione di scuole, la nascita dello svilu=
ppo
economico, nonché l’aumento progressivo dei Cattolici: prima p=
ochi
e schiavizzati, oggi ammontano a 3,2 milioni su una popolazione di 8 milion=
i.
Per l’Africa che patisce “grandi
difficoltà” ma ove vige pure un clima di “freschezza del=
la vita”
presente soprattutto nei giovani pieni “di entusiasmo e di speranza ma
anche di umorismo e di allegria”, Benedetto XVI auspica, quindi, l=
217;emancipazione
da ciò che la paralizza e la forza per rilanciare la sua vita e la s=
ua
storia. Tenendo conto, però, che la modernità non può
prescindere dal rispetto della dignità della persona e della famigli=
a.
Per questo chiede “difesa e protezione” dei nuclei familiari; i=
nvoca
una maggiore tutela delle donne (“gli atti di violenza contro di loro
siano combattuti”) e dei bambini “spesso al centro di casi
intollerabili come i bambini-soldati, i prigionieri, quelli costretti a
lavorare, i maltrattati a causa delle loro malattie, quelli considerati
stregoni, i discriminati perché albini, quelli venduti come schiavi =
sessuali”.
Si riferisce ai recenti dati Unicef, il Papa, dai quali si appura che ogni =
anno
in Africa decine di migliaia di ragazzini sono torturati o uccisi dal dramma sociale della stregoneria. A
rimetterci sono sempre i più deboli, vittime di omicidi rituali e di=
sanguinose
pratiche tribali. Dalle quali non sono risparmiati neppure i Cristiani.
Da qui l’invito ad un’Africa che deve
risorgere, incominciando con il rispettare l’infanzia. Non a caso Ben=
edetto
XVI ha chiesto d’incontrare i bambini. Un appuntamento inedito e
commovente ma doveroso nelle terre dello spiritismo voodoo e dei bimbi-serpenti massacrati per
stregoneria. Continente che il Papa affida “alla Vergine Maria, Nostra
Signora d'Africa… che ha accolto gioiosamente l'invito del Signore a
diventare la Madre
di Gesù”. Del Figlio di Dio che “ha voluto prendere il v=
olto
di quanti hanno fame e sete, degli stranieri, di quanti sono nudi, malati o
prigionieri, insomma di tutte le persone che soffrono”. Non ultimi i =
malati
di Aids ai quali “occorre rendere accessibili i trattamenti e le medi=
cine”.
Di conseguenza ai 180 Vescovi, 1500 preti e 36 rappresentanti delle Confere=
nze
episcopali d'Africa ed ai circa 80mila Cristiani venuti per ascoltarlo,
festeggiarlo e partecipare alla M=
essa
solenne, celebrata nello “Stade de l’Amitié”=
;,
ricorda, commentando il Vangelo s=
ul Giudizio
universale, che “saranno giudicati per come si comporteranno n=
ei
confronti degli stranieri e di tutti coloro che sono emarginati... Il
comportamento che noi abbiamo nei loro confronti sarà dunque conside=
rato
come il comportamento che abbiamo nei confronti di Gesù stesso”=
;. Riflessione cui aggiunge la condanna, es=
pressa
con toni forti, della brama di “ricchezza”; delle
“mentalità, abitudini e modi di vivere” che alimentano
“la ricerca… del guadagno facile o del potere”, concepita
come “scopo ultimo della vita”. Ed il secco “No alla viol=
enza
in nome di Dio”.
La novità=
; nelle
parole papali sta nell'esaltazione dei valori positivi dell'Africa. Il Pont=
efice,
infatti, punta soprattutto sulla responsabilità e le possibilit&agra=
ve; degli
Africani di sperare, di credere in sé stessi e di dare il loro
contributo. Li invita, quindi, ad “alzarsi”, ad avere coraggio,=
“a
vivere insieme da fratelli, nonostante le legittime differenze”. A
mettere a frutto l’energia che posseggono ed “essere polmone
spirituale di un mondo talvolta in crisi di senso e di spiritualità&=
#8221;.
“La buona volontà e=
il
rispetto reciproco - ha aggiunto - aiutano non solamente il dialogo, ma sono
essenziali per costruire l’unità tra le persone, le etnie e i
popoli”. Punta sulla gioventù, il Pontefice, ricordando
però che il futuro dell'Africa dipende dall'impegno educativo,
quindi dalla sconfitta dell'analfabetismo, dalla quale deriva “la dif=
esa
della vita”. Per questo, nell'Esortazione apostolica Africae munus - L'impegno dell'Africa consegnata ai Vescovi loc=
ali,
rammenta ai sacerdoti che, per e=
ssere
credibili, devono mostrarsi “umili, equilibrati, saggi e magnanimi”. E fa loro soprattutto
presente che “i giovani costituiscono in Africa la maggioranza
della popolazione: un dono e un tesoro di Dio. Occorre amare questa
gioventù, stimarla e rispettarla, perché esprime un anelito
profondo, nonostante possibili ambiguità, verso quei valori autentici
che hanno in Cristo la loro pienezza”. Un impegno a ricreare l’amore e l’unità fra i popol=
i; a
lavorare per la riconciliazione, la pace e la giustizia. C’è s=
olo
da sperare che sia compreso e tradotto in realtà. Anche nel nostro m=
ondo
occidentale
Egidio Todeschini
25.11.2011
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