Il messaggio del Papa alle famiglie cristiane

Nel mondo scristianizzato e relativista di oggi è necessario ripetere certe verità e contestare chi le viola 

 

Durante il viaggio in Croazia, il primo di quest’anno, Benedetto XVI ha colto l’occasione per ritornare sul “tema centrale” della coscienza, la sola che permette di fare non quel che si vuole e che piace, bensì ciò che si deve. Specialmente riguardo al sacramento del matrimonio e alla crescita dei figli, nonché alla loro educazione. Non è la prima volta che il Pontefice punta il dito contro l’attuale relativismo che spinge a seguire impulsi e passioni, piuttosto che il bene ed il dovere. Da sempre contesta una mentalità che influisce negativamente sui rapporti familiari e sociali, perfino su quelli politici. Una concezione libertaria che fa accettare, come leciti, aborti, divorzi, eutanasia, unioni di fatto o matrimoni degli omosessuali. Comportamenti che, secondo il Papa, riducono “l’amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e senza apertura alla vita”. Se la coscien­za, secondo il prevalente pen­siero moderno, viene ridotta all’ambito del soggettivo, la crisi dell’Occidente non ha ri­medio e l’Europa è destinata all’involuzione. Se invece la coscienza è ascolto del­la verità e del bene, allora c’è speranza per il futuro”.

Innegabile che, come afferma il Pontefice, ci sia oggi “una crescente disgregazione del­la famiglia… una mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparato­ria, o addirittura sostitutiva del matrimonio”. E che la politi­ca, mancando “di contenuti umani, con un forte spessore etico”, tenda spesso a negare “l’intangibilità della vita umana dal concepi­men­to fino al suo termine na­turale, nonché il valore unico e inso­stit­uibile della famiglia fonda­ta sul matrimonio”. Da qui l’auspicio papale “di provvedimenti legislati­vi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli”. Parla, durante la Messa, ai Croati, il Santo Padre, ma anche al mondo intero nel quale i valori non discuti­bili - vita, famiglia e libertà di educazione - oggi sono frequentemente in crisi.

Un messaggio, quello del Papa, rivolto pure al nostro Paese: non a caso, nel telegramma inviato, secondo prassi, a Napolitano prima della partenza, Benedetto XVI invoca sull’Italia “copiosi doni di luce e sapienza affinché continui a riconoscere l’istituto familiare cellula fondamentale della società, sostenendolo con adeguati interventi”. Ed atteso con ansia dagli ecclesiastici croati che ritengono “un dono speciale” la visita del Papa. Tanto da far dire al Card. Josip Bozani, arcivescovo di Zagabria, che il loro “cuore è aperto e desideroso di accogliere le sue parole e il suo messaggio”, tendenti a condannare “quella secolarizzazione che è sempre più presente nella nostra società e che mostra il suo influsso soprattutto sulle nuove generazioni”.

Benedetto XVI non è venuto meno alle aspettative. Ed infatti, durante la Messa di domenica 5 giugno, in occasione della prima Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate, ha invitato le circa 400.000 persone raccolte nell’ippodromo di Zagreb ad essere “coraggiose” ed a diventare “missionarie”, perché mai come oggi, in un mondo sempre più secolarizzato che emargina Dio, è “necessaria ed urgente la presenza di famiglie cristiane esemplari”, capaci di contestare con l’esempio quel concetto di libertà che spinge ad identificare il benessere individuale con il consumismo e con prassi contrarie ai valori umani più profondi, riducendo l’amore a momentanea soddisfazione personale. Una mentalità che “siamo chiamati a contrastare” con impegno e con una testimonianza concreta con la quale dimostrare “che è possibile amare, come Cristo, senza riserve; e che non bisogna aver timore di impegnarsi per un’altra persona”. Quindi di gioire “per la paternità e la maternità”. E’ evidente, nelle parole del Papa, il riferimento al divulgarsi di certi comportamenti che hanno ben poco di cristiano, dalla facilità con cui si ricorre all’aborto, alle coppie di fatto, ai divorzi e, perfino, all’unione coniugale tra omosessuali.

Non è la prima volta che il Santo Padre condanna quel relativismo che, in particolare, svilisce il sacro concetto del matrimonio. Ma, in un mondo come quello attuale nel quale i coniugi diventano semplicemente “compagni” o dove il professore universitario Odifreddi può asserire che “solo gli stupidi possono essere cristiani” (ed il giornalista Walter Peruzzi ritiene di poter scrivere sul quotidiano Cronache laiche, l’8 giugno scorso, che “fin dalla partenza, e poi per tutto il viaggio in Croazia, Benedetto XVI ha ripetuto come un disco rotto uno dei suoi mantra preferiti, quello sulla sacralità della “vera” famiglia, contrapposta alle diaboliche coppie di fatto”) diventa assolutamente necessario reiterare determinate verità. Perché, come dicevano i Latini, “repetita iuvant” (= le ripetizioni giovano). Solo così, infatti, si può sperare che influiscano positivamente sulla corrente mentalità anticristiana e relativista. 

10.6.2011

Egidio Todeschini