Sanremo
e oltre, strettamente personale
Troppi giudizi negativi e spesso volgari per l’autore
di “Italia amore mio”. Cantare l’amor di patria è forse un delitto?
Anche
il Festival di Sanremo ha dato il via al solito spettacolo di critiche e
polemiche. Soprattutto nei confronti di Emanuele Filiberto: prima escluso dal
voto degli orchestrali, poi recuperato dal pubblico, arrivato secondo nello
scrutinio finale. Ma francamente non ho capito se, a spingere a tali battibecchi,
abbia prevalso un sentimento antimonarchico, l’antipatia per il Principe di
Savoia, la valutazione, più o meno da intenditori, delle sue capacità
canore, oppure il rifiuto aprioristico del testo della canzone. Sta di fatto
che si è assistito perfino ad una rivolta dei musicisti che, contrariati
dal voto popolare, hanno protestato e gettato via gli spartiti: un gesto
inaccettabile perché dimostra disprezzo per le opinioni altrui.
Non
sono esperto di spettacoli, tanto meno di musica, in genere non seguo il
Festival e mi astengo dal dare un giudizio artistico in merito. Scrivo da inesperto,
quindi, sperando di non suscitare contestazioni nei miei lettori. Ma questa
volta, prescindendo da una valutazione tecnica su musica e abilità dei
cantanti, sento il bisogno di esprimere il mio parere, formatosi già
dalla prima puntata dello spettacolo e consolidatosi dopo aver letto i testi di
alcune delle canzoni presentate. “Italia amore mio” mi è piaciuta,
perché esprime il mio sentimento per
Mi era sembrato mirabile (indipendentemente
dal fatto che ad esprimere quell’affetto fosse un giovane Savoia condannato all’esilio
per decenni, senza colpe dirette) il manifestare un sentimento d’amor patrio in
una Nazione che sembra averlo perduto. Mi era dispiaciuto che la canzone fosse
stata eliminata, mi fece invece piacere che, grazie al voto del pubblico, fosse
andata in finale. Anche perché, ascoltando i testi di qualche altra, mi sono
reso conto dell’inconsistenza di alcuni (per esempio, da Meno male: “Carla Bruni, Carla Bruni, meno male che c’è
Carla Bruni. Siamo fatti così, Sarkonò, Sarkosì…che bella
Carla Bruni”); dell’insistenza su un amore che sa più di erotismo
passeggero che non di legami duraturi (come nella canzone vincente Per tutte le volte che: “Come se un
giorno freddo in pieno inverno, nudi non avessimo poi tanto freddo, perché noi
coperti sotto il mare a far l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi, in
tutti i laghi, in tutto il mondo”); del sentimentalismo di altri (da Aeroplani: “Amore mio stringimi forte le
mani e voleremo come aeroplani verso l’alto più su dove il cielo è
più blu oltre le nuvole”).
Una
melodia o un cantante possono piacere o non piacere. Come dicevano i nostri
padri latini: “Sui gusti non si discute”. Ma da qui a sparare insulti gratuiti
oppure ad ipotizzare punizioni assurde (“per aver cantato questa ciofeca,
dovrebbe essere condannato all'esilio a vita”), ce ne corre. E’ vergognoso
reagire con fischi insistenti od offendere con battute sarcastiche, tipo “quell’Emanuele
lì deve andarsene a casa”. Forse che cantare l’amor di Patria è un
delitto?
Stupisce
sentir definire “patriottismo d'avanspettacolo” quello del giovane Savoia, al
quale s’imputa un “amor patrio falso ed offensivo ed
un’esibizione che ci fa vergognare di essere Italiani” (Marcello Veneziani, su il Giornale); o sentenziare (Michele
Serra, su Repubblica) che “c'è
qualcosa di diverso, in Italia, da chi si riempie la bocca di patria,
religione, famiglia”, formulando così “una retorica patriottarda e vuota”;
o leggere, sul Corriere
della Sera, che Pier Luigi Bersani non apprezzi “granché il trio del
rampollo Savoia” e appoggi Filippo Rossi (direttore di Ffwebmagazine,
rivista online della fondazione di Gianfranco Fini, Farefuturo) che, dopo aver
sentenziato che la canzone è “un inno imbarazzante, nazional-trombonesco”,
minaccia “uno sciopero della fame in caso di vittoria”. O, peggio, appurare che
l’Unità dedica nientemeno che 9 pagine al Festival, per gridare
“indietro Savoia”; per esprimere il timore che “un plebiscito annulli
simbolicamente il referendum istituzionale del
Una presa di posizione nei confronti di
Emanuele Filiberto, e di quella parte degli Italiani cui il Principe piace, che
ha spinto l’erede dei Savoia a reagire con una battuta, “l’Italia è
fatta così” e con un mesto giudizio: “Per qualcuno, qualunque cosa io
faccia, sbaglio”. Certo che c'è da vergognarsi
ad ascoltare le parole della sua canzone: non perché siano false o
antirepubblicane, ma per il pregiudizio che ha ispirato le critiche; per la
volgarità degli insulti; soprattutto per lo scarso amore per l'Italia
che molti oggi dimostrano.
Egidio Todeschini
25.2.2010