Una
riflessione sulla festa della Liberazione
La
ricorrenza del 25 Aprile ancora segnata da incidenti e polemiche. Eppure, come ha ricordato il Capo dello
Stato, è sinonimo di libertà e democrazia
In
altra occasione, subito dopo la festa del 25 Aprile, ho fatto con i miei lettori
un ripasso di storia. Quella vera, non quella inventata e propagandata per
anni. A spingermi, allora come oggi, fu “la lettura - o l’ascolto - delle relative
cronache piene di polemiche e di contrasti che stridono con la memoria di una
ricorrenza che consacra - o dovrebbe consacrare - il concetto di unità
nazionale”. Citazione che, purtroppo, si rivela ancora valida, anche se,
quest’anno, si è soprattutto notato che l’antifascismo, più o
meno di maniera, si riveste ormai di antiberlusconismo. Sembra quasi che la
guerra civile, formalmente conclusasi nel 1945, sostanzialmente continui
tuttora, sia pure in maniera meno sanguinosa, ma pur sempre estremamente
incivile.
Tanto
da spingere Sergio Romano ad iniziare il suo editoriale sul Corriere della Sera di domenica scorsa
con una frase che non lascia adito a dubbi: “Mentre onoriamo il 25 Aprile dovremmo chiederci perché questa
giornata sia stata spesso faticosamente festeggiata e abbia diviso gli Italiani
piuttosto che unirli”. Spontaneo addebitare ciò agli eccidi, stragi, omicidi, torture, linciaggi messi
in atto, nei due anni successivi, dai partigiani comunisti; cioè alla
mattanza sanguinaria, narrata da Gianpaolo
Pansa nel suo discusso ma veritiero libro “Il sangue dei vinti”, che vide decine
di migliaia di Morti, bambini compresi, molti del quali tutt’altro che
fascisti. Crimini compiuti, dissero, in nome della “libertà
e democrazia”, benché, se avessero prevalso, avrebbero instaurato in Italia una
dittatura sanguinaria come quella sovietica.
Ancora
oggi gli amanti del pugno chiuso e della bandiera rossa pensano di poter ancora
contestare, per finalità politiche attuali, con urla, offese, lanci di
oggetti ed insulti, chi la pensa diversamente da loro: all’epoca, Mussolini e i
suoi seguaci, anche se è certo che molti degli aderenti alla Repubblica
Sociale Italiana fecero la loro scelta in buona fede; adesso Berlusconi e chi
lo sostiene. Uno spirito ben poco unitario ma non imputabile, come sostiene il
citato Sergio Romano nel suo editoriale, al sentimento antirisorgimentale che impera
oggi. E’ vero che, come l’opinionista scrive, il Risorgimento ha perso, “per
una parte crescente della società nazionale, il suo valore positivo”, diventando
“rivoluzione tradita per alcuni, conquista coloniale per altri, operazione
fallita per molti”. Ed è anche vero che ufficialmente “non esiste
più il Pci”. Ma i comunisti esistono ancora, sventolano ancora le loro
bandiere, si servono ancora di mezzi violenti, come il lancio di oggetti e di
uova, per impedire, agli avversari, di esprimersi.
C’è
ben poco di antirisorgimentale nell’urlo “Fascista, vergogna, farai la fine di
Mussolini” lanciato contro il sindaco di Bergamo, Franco Tentorio, membro di
una lista civica del centrodestra. O nei fischi e fumogeni con i quali è
stato accolto dai no global, a Torino, l’intervento di Michele Coppola,
assessore del Pdl della Regione oggi retta dal leghista Cota. Neppure nel
commento “è cosa buona e giusta” rilasciato in seguito da esponenti del
PdCI (Partito dei Comunisti Italiani), benché tra gli insulti risuonasse anche
un “assassini!” diretto ai militari. E neanche nelle bandiere rosse e nei pugni
chiusi a Milano ove il sindaco Moratti e il presidente della Provincia,
Podestà, sono stati zittiti; o nella Capitale ove il neo governatore del
Lazio, Renata Polverini, è stata definita “fascista ed ipocrita”, e
ferito il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, del Pd. Qualcuno
se l’è presa anche con il Capo dello Stato, probabilmente perché, nel
suo discorso commemorativo fatto il giorno prima, ha auspicato “un nuovo,
deciso impegno istituzionale, politico, culturale, educativo diretto a far
conoscere e meditare vicende collettive ed esempi personali, che danno senso e
dignità al nostro essere Italiani”, … senza però “chiudersi in
rappresentazioni idilliache e mitiche della Resistenza e in particolare del
movimento partigiano... e ricordando con rispetto tutti i Caduti”.
Deprimente constatare
che
Berlusconi
potrà piacere o non piacere. Ma strumentalizzare