Viva le mamme ma educhino di più i figli
Ottima la giornata
dedicata alle madri. Che però devono essere maestre di vita e di
saggezza, dispensatrici di affetto ma anche di regole
Come ogni anno, si è svolta l’8 maggio
scorso la tradizionale festa delle mamme. Che sarà anche, come molti
sostengono, una ricorrenza commerciale, ma è una festa antichissima che celebra la maternità e la
creazione. Mai come
oggi, però, dovrebbe far riflettere sul ruolo della madre. Che è
veramente “mamma” se non si limita a mettere al mondo, nutrire, vestire ed
accontentare in tutto il proprio pargolo, ma si impegna soprattutto a
trasmettergli regole e valori. Dei quali, a stare alle cronache quotidiane che
parlano di ragazzi morti di droga, di violenze ed abusi su compagni di scuola, nonché
di sesso libero, molti giovani sembrano essere carenti. Un compito, quello
dell’educazione, che ovviamente non spetta solo alle mamme, essendovi obbligati
anche padri ed insegnanti, ma che, per tradizione e cultura, compete principalmente
alle donne. Anche quelle che lavorano, per scelta personale o per contribuire
alle necessità economiche della famiglia.
Certo, la società si è evoluta
notevolmente, mandando finalmente a ramengo quella secolare concezione della
famiglia nella quale il papà incarnava l’autorità e la mamma svolgeva,
oltre al ruolo di casalinga ubbidiente e servile, anche quello di educatrice
dei figli, anche a costo, se necessario, di metterli in castigo o di mollar
loro una pacca. Una severità che serviva a trasformare i piccoli in
giovincelli e in adulti capaci di adattarsi alle regole della società. Che
non prescindeva dall’amore e dalla dedizione ma che esigeva dai figli ubbidienza,
rinuncia al superfluo e comportamenti adeguati.
Oggi non è più così. Per un
certo verso è un bene che la moglie non sia più succube del
marito e che ai figli, come a tutte le persone, si riconosca il diritto ad
essere rispettati, ascoltati ed anche accontentati, se le loro richieste sono
giuste ed idonee alla loro età e ai loro risultati scolastici. Ma non
è un buon sistema educativo, checché dicano gli psicologi moderni, concedere
loro troppa libertà, tollerare che facciano quello che vogliono e quando
vogliono, dare più denaro di quanto serva, permettere di uscire la sera
e rientrare a notte inoltrata o, addirittura, all’alba. Tanto meno il non
imporre gerarchie e il rispetto delle regole vigenti nella società. Perché
ciò contribuisce ad inculcare loro quel relativismo che è la causa
dei tanti mali odierni. Al quale si aggiunge lo sfascio della famiglia
tradizionale, con le inevitabili conseguenze sulla prole, derivanti dai
divorzi, dal concubinato, dalle convivenze con “fratellastri”, dal sempre
più frequente isolamento del figlio unico. E quel senso di colpa della
madre che lavora fuori casa e che pensa, quindi, di farsi poi perdonare
l’assenza concedendo tutto. Situazioni familiari, dovute alla perdita di tanti valori, sociali e culturali che influiscono
negativamente sull’animo infantile, alimentandone l’egocentrismo e rendendo
spesso i ragazzi incapaci di reagire positivamente ad una frustrazione. Ma
anche, sovente, impertinenti e maleducati, quando non violenti, nei confronti
dei genitori e degli insegnanti, e non solo.
Non a caso le
cronache quotidiane parlano di giovani che spaccano, che rubano, che picchiano,
che insultano. Di ventenni che si ubriacano e si drogano, a volte con miscugli
tossici che procurano la morte. O di bambine, anche tredicenni, che fanno
sesso, “per provare cosa si sente”. Dai dati diffusi da Save the Children alla vigilia dalla festa della mamma si
è appurato che, in Italia e in un anno, sono diecimila le ragazzine tra
i 14 e i 19 anni, l’82% delle quali Italiane, che partoriscono, qualcuna perché
violentata, molte per libera scelta. Numeri che, peraltro, non tengono conto
degli aborti, ai quali spesso ricorrono anche su suggerimento dei genitori. Con
le conseguenze, fisiche e psicologiche, che possono derivare da gravidanze in
età adolescenziale o dalla loro interruzione. Notizie sconvolgenti che
rivelano una notevole mancanza di regole e di etica, quella mancanza di cui
spesso hanno dato brutto esempio i genitori. Ed anche gli insegnanti. Per
conformismo o per quel relativismo comportamentale di cui, non a caso, il
Pontefice ha parlato più volte e che cerca di contrastare.
Certo, spesso
è dura la vita di una mamma, specialmente se lavora o se ha un neonato
che piange la notte: alla sveglia mattutina seguono i primi lavori domestici,
la preparazione della colazione e, a volte, il genitore anziano da accudire.
Hanno da controllare che i figli più grandicelli siano pronti; da lavare
e vestire i più piccoli per poi portarli all’asilo affrontando le
difficoltà del traffico. Poi il lavoro, la spesa, i figli da ritirare,
la cena da preparare. Ne consegue che, spesso, la sera siano così
stanche da non aver voglia di parlare, d’intavolare un discorso serio ed
educativo, di chiedere notizie sul resoconto della giornata scolastica. Tanto
meno trovano la forza di reagire ad un capriccio infantile, soprattutto se non
sono coadiuvate dal marito o compagno, come si usa dire oggi. Più
facile, meno faticoso accontentare il pupo o il ragazzino che strilla, che
chiede, che pretende. E non solo permettere al giovincello di uscire, per trovarsi
con gli amici in discoteca, ma assecondarlo anche nella richiesta di soldi,
usati, poi, per non essere da meno dei compagni, nell’acquisto di droghe ed
alcolici.
Forse una volta c’era troppa severità ma oggi ce
n’è troppo poca. E le conseguenze sono sotto gli occhi tutti.
Necessario, quindi, per genitori ed educatori,
non aver paura di fissare alcune regole e di osservarle loro per primi.
Egidio Todeschini
13.5.2011