L’eccessiva
libertà che rovina l’infanzia
A stare alle statistiche c’è
da inorridire. L’effetto del relativismo e della cattiva educazione. E in tv
tanti programmi diseducanti
Continua l’emergenza,
in Italia e all’estero, della maleducazione giovanile. Argomento che ho
trattato più volte ma che merita una riflessione supplementare, visto
che ogni giorno la cronaca registra episodi di violenza contro coetanei,
professori, minorati, compiuti da ragazzini mossi dall'ansia di “apparire”. Diavolerie
di ogni genere, spesso registrate sul cellulare e trasmesse su Internet, di fanciulli
incapaci di distinguere il bene dal male, perché crescono in un mondo in cui domina
il protagonismo ed imperano il consumismo, la perdita dei valori etici e la
convinzione che l’abuso di libertà personali sia un diritto. Il che non
aiuta a trasmettere rispetto, amore del prossimo e senso della disciplina. Un
processo degenerativo che ha registrato un aumento, in un anno, del 5% dei
reati di teppismo giovanile: 8 studenti su 10 dichiara di avere in classe
“compagni bulli”; il 60% ammette di essere stati vittime di prepotenze,
vessazioni, pestaggi, insulti, furti; il 50% confessa di essere stati testimoni
di vandalismi vari.
A seguire la cronaca c’è da restare sconvolti.
Assistiamo ad un continuo susseguirsi, ovunque, di violenze e di scippi, a
danno di minorenni e ad opera di gang
nelle quali l’età media dei componenti va sempre più diminuendo.
Saranno casi eccezionali, come qualcuno afferma: si sa che l’umanità non
è morta, semplicemente non “fa notizia”. C’è da interrogarsi sul
perché, a commettere delinquenze siano anche i ragazzini. Indubbio che ci sia
una carenza educativa, familiare, scolastica e televisiva. Ma a volte anche
giudiziaria, a giudicare dalle sentenze che condannano il genitore “troppo
severo” o sanciscono, come ha fatto
Innegabile che l’evoluzione della società ha
stravolto anche la famiglia ove prevalgono, ormai, le infedeltà, il freno
alla natalità, il divorzio, gli aborti, le coppie di fatto. Il che non
aiuta ad educare gli adolescenti ed a trasmettere loro valori e regole. Non a
caso si apprende di giovani che uccidono, che rubano, che picchiano, che
insultano. O che si ubriacano e si drogano. E di bambine, anche tredicenni, che
fanno sesso, solo “per provare cosa si sente”, dicono. Degenerazioni alimentate,
spesso, dall'atteggiamento di padri e madri che contestano al docente il
diritto-dovere di sgridare o punire i propri figli. Notizie sconvolgenti che
rivelano una notevole mancanza di etica, anche da parte dei genitori. Per
conformismo o per relativismo comportamentale. Una esasperata secolarizzazione
che tende a considerare la fede come un fatto privato ma che contribuisce a far
ignorare ai giovani, che così si perdono sulla strada della delinquenza
e del teppismo, i valori morali.
Non ricade solo sulle famiglie la responsabilità
delle criminalità che caratterizzano la nostra gioventù odierna.
Certo, educare è compito dei genitori, ma non solo. A lasciare un segno,
un’impronta spesso indelebile, sul carattere e sulle attitudini dei ragazzi
concorrono anche la scuola, i programmi televisivi, e la violenza verbale che
spesso si riscontra nella politica. E’ fondamentale l’apporto educativo dei
genitori che devono comprendere che amare non significa affatto lasciar liberi
di fare quel che si vuole, quando si vuole, come si vuole: il bambino non
diventerà un ragazzo educato se è abituato a ricevere, fin dalla
prima età, tutto ciò che desidera e che gli piace. Soprattutto
non imparerà a far fronte all’imprevisto e alle difficoltà, se
ciò cui aspira è irraggiungibile; a vedere nel prossimo un
fratello; ad assumersi le responsabilità delle proprie azioni; a
comprendere la differenza tra bene e male. Asseconderà piuttosto, come
avvenuto in Italia, i sindacati scesi in piazza contro
Egidio Todeschini
12.10.2011