Il tanto bene nascosto e i falsi miraggi
L’informazione mediatica punta di più sui fatti
cruenti tralasciando di sottolineare quanto di buono succede in Italia e nel
mondo
A seguire le cronache quotidiane, d’Italia e del resto del mondo, mi viene
spontaneo pensare al famoso detto del britannico Hobbes (1588-1679), esperto di storia,
geometria,
etica,
economia,
filosofia
ed autore del Leviatano
(1651).
E’ sua la definizione “homo homini
lupus (= l'uomo è un lupo per l'uomo), ripresa dal commediografo
latino Plauto (“lupus
est homo homini”). Hobbes era
convinto che l'individuo non era spinto ad avvicinarsi al suo simile in
virtù di un amore naturale, ma esclusivamente a causa della smania di
eliminare il “nemico”, se questi gli impediva di soddisfare i propri desideri.
Da qui quel perenne stato di conflittualità (“bellum omnium contra
omnes = guerra di tutti contro tutti) che ha dato origine anche al proverbio
mors tua vita mea
(= la tua morte è la mia vita). Eccessivamente negativa, l’opinione di
Plauto e di Hobbes che, ai loro tempi, non avevano modo di venire a conoscenza
dei tanti, immancabili casi di amore fraterno, di solidarietà e di benevolenza
che sicuramente non mancano e non mancavano, allora come oggi. Dei quali spesso
non siamo messi al corrente.
Ma, se prima non c’era
l’informazione mediatica, ora punta soprattutto sui fatti cruenti, tralasciando
spesso di sottolineare e divulgare ciò che di buono e di amorevole
succede in Italia e nel mondo. Basti pensare a tutti i volontari che agiscono a
favore dei poveri, dei malati, dei soggetti alla droga, degli anziani, perfino
degli animali abbandonati o maltrattati; ai vari don Gallo, alla Comunità di Sant’Egidio, alle suore missionarie
che si danno da fare in Africa e in Asia, e al milione e passa di bambini del
Congo vaccinati contro il morbillo ad opera di Medici Senza Frontiere e del
Ministero italiano della Sanità. E’ un elenco interminabile, quello
degli Enti che si adoperano per aiutare chi soffre ma che non sempre sono debitamente
conosciuti: pochi hanno saputo che, l’anno scorso, si sono festeggiati i 90
anni del Servizio Civile Internazionale (SCI) nato per iniziativa dello
svizzero Pierre Ceresole per riparare i danni della Prima Guerra mondiale ed
ora Associazione internazionale con più di 400 volontari italiani che
contribuiscono a creare stili di vita sostenibili e ridurre le situazioni di
disuguaglianza ed ingiustizia sociale. Il volontariato
è il contrario di un’idea e di una pratica di scontro, di diffidenza
verso l’altro fino alla violenza. E si accompagna alla sconosciuta
solidarietà di tante persone che, nel loro piccolo, si danno da fare per
aiutare il vicino di casa, per fare compagnia a chi è solo, per
occuparsi dei bimbi di chi lavora o per dare una mano ad una mamma troppo
impegnata.
Non sempre e non tutti
gli uomini si comportano da lupi verso i propri simili, come riteneva Hobbes.
Il quale, però, sottovalutava il fatto che quegli animali ammazzano per
sopravvivere, non per un piacere personale da soddisfare ad ogni costo, che
invece causa le tante violenze delle quali si viene ogni giorno a conoscenza,
dallo stupro all’omicidio, dalla pedofilia alla prostituzione forzata. Frutto
della perdita della moralità e del buon costume, nonché della convinzione
che tutto sia lecito. Da qui alla diffusione delle cosiddette coppie di fatto,
anche di omosessuali, con conseguente e frequente cambio del partner e magari
facile ricorso all’aborto, il passo è breve. Non a caso il Card. Bagnasco,
intervistato da Andrea Tornielli (il
Giornale, 27 febbraio), afferma di essere preoccupato del fatto “che una
visione edonista della vita abbia la meglio, mortifichi la dignità
personale e corrompa le energie migliori del nostro Paese”. Si riferisce
all’Italia, il Cardinale, ma le sue parole descrivono una realtà
presente ormai in tutti gli Stati occidentali nei quali “una certa cultura
della seduzione ha introdotto una mentalità ed… una pratica di vita” che
induce “a falsi miraggi”. E che, sopravvalutando l’Io, fa perdere il senso del tu.
Cioè, “la qualità morale delle persone”. E quel sentimento di
fratellanza che spinge ad aiutare il prossimo, non a prevaricarlo.
In effetti, si assiste
da decenni più alla tendenza a soddisfare ogni desiderio che non al
rispetto di vincoli morali, umani e legali. Certo, inquieta seguire le cronache
delle manifestazioni del Nord Africa, soprattutto in Libia, per le conseguenze
politiche e sociali che ne possono derivare, oltre che per il considerevole
numero di morti che vi si registrano. Ma guerre e rivoluzioni, purtroppo, ci
sono sempre state. Tipico dei nostri tempi, invece, è quel relativismo
che si accompagna alla scristianizzazione e che rende a volte disumani.
Sgomentano l’incremento dei divorzi e degli aborti; le aggressioni, spesso mortali
e molte volte per futili motivi, all’uscita di un bar o di un negozio; o le liti
tra coniugi o tra genitori e figli, spinte fino alla morte. Sconcerta appurare
di stupri continui e di omicidi, come quelli di Sarah e Yara, che purtroppo non
avvengono solo in Italia. Turba anche registrare l’indifferenza, in nome della
tanto decantata rivoluzione sessuale,
di fronte a spettacoli, televisivi o cinematografici, nei quali abbondano corpi
seminudi e rapporti erotici.
Se è vero che la
storia è maestra di vita, l’Occidente dovrebbe ripassare quella
dell’antica Roma che, per secoli, prosperò grazie alla disciplina, l’austerità
delle usanze e la costante osservanza delle regole della sua gente. I Romani
univano il sentimento religioso all’amore per
Egidio Todeschini
7.3.2011