Occorre svelenire il clima politico italiano

Viziato dal doppiopesismo di chi elogia la Chiesa, sempre accusata d’ingerenza, se condanna il Cavaliere. E da iniqui abusi giudiziari

 

E’ purtroppo vero che l’attuale situazione nazionale presenti, come ha detto ad Ancona in occasione dell’assemblea della CEI (il 24 gennaio scorso) il Card. Angelo Bagnasco, “una fibrillazione politica ed istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni”. In effetti, da tempo in Italia si registra una reciproca delegittimazione dei poteri giudiziario e governativo, con vagonate di fango ed insulti, che influiscono negativamente sulla democrazia e sulla collettività. Tanto da spingere il Capo dello Stato ad invocare più concordia tra maggioranza ed opposizione, onde svelenire il clima politico vigente nella Penisola. E’ indubbio che al nostro Paese serva, oggi più che mai, più “etica e sobrietà”, come auspica il Presidente della CEI il quale invita chi ha un mandato politico ad “essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda”. Evidente, in queste parole, il richiamo ai recenti e presunti scandali sessuali di Berlusconi, benché non esternati direttamente. Cui tuttavia aggiunge un’esplicita critica ai magistrati ai quali chiede “a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine”, impiegati per incriminarlo.

Indiscutibile, però, che il Cardinale, nel suo discorso, abbia fatto soprattutto riferimento alla caduta del livello etico della società moderna, specialmente quella europea che ha abbandonato la fede in Dio (ormai, a stare alle statistiche correnti, in Europa solo il 17% è veramente Cristiano). E’ sorprendente, quindi, che ad applaudire Bagnasco, il Card Bertone (il quale, il giorno prima, aveva invitato ad “assumere l'impegno di una più robusta moralità, di un senso di giustizia e di legalità”) ed il Papa, che ha rinnovato subito dopo l’invito ad una maggiore religiosità e moralità, siano proprio quelli che, quando il Vaticano si esprime contro leggi che favoriscono l’aborto, l’eutanasia, il divorzio, le manipolazioni genetiche, le coppie di fatto ed i matrimoni gay, l’accusano d’ingerenza negli affari dello Stato, benché la Chiesa non cerchi il potere ma tenti di rimediare, come spiegò lo stesso Card. Bagnasco nel 2008, “alla crisi interiore che è in parte causa e radice della stessa crisi pubblica”. Oggi, invece, a lodare sono proprio i “laici” e gli anticlericali, nonché quelle signore che ieri proclamavano “il corpo è mio e lo gestisco io”, ed oggi addebitano a Berlusconi la colpa d’infangare la loro dignità.

Un doppiopesismo che imperversa soprattutto nei giornali sempre in prima fila nel bacchettare le gerarchie ecclesiali e nel rivendicare un’assoluta, ed ormai dominante, libertà dei costumi in materia sessuale. Spicca, tra questi, la Repubblica ove, il 25 gennaio scorso, Vito Mancuso afferma che finalmente il porporato “ha disposto le artiglierie, ha caricato i proiettili, ha puntato nella direzione giusta. E ha iniziato a colpire con parole infuocate i comportamenti del capo del Governo, andando ad affiancare le sue critiche a quelle espresse in precedenza dal presidente della Repubblica e dal presidente degli industriali”. Un’ondata di falso moralismo, tardivo ed ipocrita, che sembra funzionare ad intermittenza, solo quando fa comodo. E che, il 10 febbraio, Antonio Polito sul Corriere della Sera commenta così: “francamente non si può fare una battaglia sulla morale dopo aver esaltato l’indifferentismo morale di chi ripete che «ognuno sotto le lenzuola fa quello che vuole» ... Qualcuno avrebbe dovuto dire prima … che quello che vedeva non era libertà ma licenza, non liberalismo ma libertinaggio, non società aperta ma casa chiusa”.

E’ vero, il mondo occidentale ha perso il senso del pudore e della moralità, purtroppo. Ma in Italia si constata anche una notevole ipocrisia che spinge, quando servono, a slanci perbenisti e all’uso improprio della giustizia. Non stupisce ma sgomenta, quindi, la decisione della Procura di Milano, approvata dal Gip Cristina di Censo, di sottoporre, il 6 aprile prossimo, il Premier a giudizio con rito abbreviato per i due reati contestati - concussione e prostituzione minorile -. E di fissare per l’11 marzo l’udienza per il processo Mills, finora sospeso a causa della legge sul “legittimo impedimento”, parzialmente rivista dalla Corte Costituzionale. Provvedimenti che suscitano gli applausi di chi desidera far fuori Berlusconi, magari con una sentenza di condanna, non riuscendo a farlo con programmi politici alternativi. Di chi ora lo invita, solo per questo, a dimettersi, dimenticando che ogni indagato è da ritenere innocente fino a prova contraria e a sentenza definitiva. Ed ignorando - o fingendo di ignorare - che i magistrati milanesi violano la decisione parlamentare che, per la concussione, ritiene competente il Tribunale dei Ministri; per la prostituzione minorile, quello di Monza. Che infrangono il Codice penale il quale non prevede il rito abbreviato per questo reato. E perfino la Costituzione che impone ai magistrati di attenersi alle leggi, non di manipolarle come vogliono.  

C’era da aspettarsi che il caso Ruby suscitasse manifestazioni contro Berlusconi. Soprattutto di donne che si sentono offese nella loro dignità dai comportamenti per i quali è rinviato a giudizio. Riprovevoli, certo, ma ancora tutti da confermare e che non giustificano il tentativo della Magistratura di far cadere un Governo, solo perché il suo Capo non piace. Napolitano afferma che “da un conflitto politico-istituzionale di questa asprezza non si salva nessuno”, perché genera un “muro contro muro che … sconcerta gli Italiani”. Che soprattutto divide il Paese, come e più della stessa festività dell’Unità d’Italia, sulla quale non si risparmiano contrasti e critiche. A dimostrazione di quanto sia ancora carente, nei nostri connazionali, l’amor di Patria.

Egidio Todeschini

3.3.2011